Masters of the universe: il film di Travis Knigh è un divertente omaggio alla saga

"Due implacabili nemici sono Skeletor e He-Man, che si dan la caccia per l'eternità". Così cantava Giampi Daldello nella sigla italiana di "Le nuove avventure di He-Man", serie del 1990 che fallì l'obiettivo di rilancio del brand Mattel dei "Dominatori dell'universo", dopo il boom nella prima parte degli anni '80. Allo stesso modo il mondo del cinema ha spesso accarezzato l'idea di riportare sul grande schermo l'eroe di Grayskull, dopo l'operazione flop del 1987. Ma quest'anno il sogno di tanti vecchi fan della saga è diventato finalmente realtà, grazie al  film "Masters of the Universe", con la regia di Travis Knight. Così He-Man ha ripreso il suo duello infinito con il malvagio Skeletor: un He-Man, interpretato da un convincente Nicholas Galitzine, tutto sommato rispettoso della tradizione, benché meno "pompato" a livello di muscoli e soprattutto più vulnerabile, dal punto di vista emotivo, anche quando abbandona i panni del principe Adam. La stessa maga di Grayskull, nel momento più intenso della pellicola, sottolinea la diversità del suo He-Man dai suoi "predecessori" (anche quello "storico" della linea di giocattoli, praticamente): empatia e sensibilità fanno parte delle doti dell'eroe, che invece, nella sua mitologia, nelle prime apparizioni era praticamente un barbaro.  

"Masters of the Universe" del 2026 non eccede nel politicamente corretto tanto di moda ad Hollywood, benché la rilettura della figura di He-Man non sia avulsa da queste logiche. Teela ha il giusto spazio e un'ottima caratterizzazione grazie a Camila Mendes. Evil-Lyn, figura centrale nella serie femminista di Netflix a firma Kevin Smith, è invece più sacrificata nella trama (peccato per la brava Alison Brie). C'è il "black washing" di Duncan, interpretato da Idris Elba (curioso che nella mitologia dei Masters, l'erede di Duncan nei panni di Man-at-Arms sia Clamp Champ, personaggio di colore): ma a stonare non è questa scelta, quanto certi comportamenti sopra le righe che sono inconsueti per la figura del mentore di Teela e di He-Man. Ma "Masters of the Universe" è inevitabilmente - vista la natura della saga - un film che mescola azione e commedia, momenti di comicità alternati ad altri di tensione. I combattimenti d'altra parte talvolta strizzano l'occhio alla mitica serie animata vintage (una scena invece è un involontario omaggio...a Bud Spencer), in alcuni passaggi volutamente caricaturali; talvolta rispettano i topos dei moderni film d'azione, garantendo più tensione (si veda il duello tra Trap-Jaw, un villain ben riuscito, e Duncan). Skeletor, interpretato da Jared Leto, rappresenta perfettamente l'anima di questa pellicola: quel "Che palle" alla seconda trasformazione di He-Man è un "dissacrare" certi cliché e meccanismi narrativi proprio del cartoon Filmation, idem dicasi il finale, con i guerrieri di Eternia che prendono in giro il vizio di Adam di "nascondersi" per trasformarsi (nel cartone lo faceva per salvare la propria identità segreta). "Masters of the Universe" non si prende troppo sul serio e regala due momenti epici, il cameo di un attore "vintage" con una battuta che calza decisamente a pennello, e l'omaggio a uno dei primi meme della storia di Internet, l'Adam che canta "What's up" della Four No Blondes. 


Ed è curioso notare che i look dei personaggi siano rispettosi della tradizione, cosa che non avveniva nella pellicola del 1987, ma proprio nel finale sono particolarmente identici. E in effetti i fan della saga, al termine della visione, non possono essere delusi: il film porta in scena personaggi e (soprattutto) gli storici mezzi senza snaturare e cambiare. La "comfort-zone" porta a una prima scena post credit in cui spunta fuori un altro personaggio, intento a regalare una morale agli spettatori più piccoli (come nel cartoon), mentre le altre due inevitabilmente creano hype per un sequel non così certo. Al botteghino infatti "Masters of the Universe" ha deluso le attese, a mio modo di vedere perché privo delle giuste caratteristiche per far breccia nel pubblico generalista, avendo sostanzialmente come target la fascia d'età 40-50 anni: gli adulti un tempo bambini innamorati dei Masters e soprattutto dei loro giocattoli. 

Voto: 6+. 

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