Un po' thriller e un po' poliziottesco, con "pennellate" voyeuristiche, e con una spruzzata di Dario Argento. È questo, in sintesi, il film "Enigma Rosso" (1978) sceneggiato da Massimo Dallamano e diretto da Alberto Negrin. Dallamano fu l'autore di "Che cosa avete fatto Solange?", di cui "Enigma Rosso" è in sostanza un epigono, non solo per la presenza dello stesso protagonista, Fabio Testi, qui l'ispettore Di Salvo.
L'inizio di "Enigma Rosso" è indubbiamente d'impatto: il corpo di una ragazza nuda è ritrovato avvolto in un sacco di plastica, proprio come la Laura Palmer del Twin Peaks di David Lynch. La ragazza è Angela, una 16enne di buona famiglia che frequenta un collegio cittadino (c'è anche la sorellina minore). L'assassino potrebbe dunque tornare a colpire e nel mirino ci sono Paola, Virginia e Franca. Nel contempo, l'ispettore Di Salvo scopre che Angela è morta a causa delle lesioni provocate da un pene di legno, si tratta quindi di un gioco erotico finito in tragedia. Viene così apparecchiato, per lo spettatore, un thriller morboso che però solo a tratti crea tensione e interesse. Negrin strizza l'occhio al Bava di "5 Bambole per la luna d'agosto" nella scena delle biglie (che rotolano sulla scalinata principale del collegio), ma soprattutto coglie a piene mani dalla lezione "argentiana", con zoom sugli occhi del colpevole e la celebre soggettiva in prima persona, nella scena in cui il killer si nasconde al piano superiore di una palazzina, osservando il sottoposto di Di Salvo entrare nell'appartamento dove si è consumato uno degli omicidi. Probabilmente la miglior scena di questa pellicola.
Il finale effettivamente non è affatto scontato (merito quindi allo sceneggiatore), anche se la carrellata di personaggi è così ampia che tutti, in fondo, possono assumere il ruolo del colpevole. L'investigazione in effetti è altalenante, vive di momenti di stanca e si ravviva per uno spettacolare e inconsueto interrogatorio sulle montagne russe. Negrin non pigia il pedale sull'acceleratore dello splatter e questo è, probabilmente e paradossalmente, un difetto; invece, avremmo evitato una scena collettiva di doccia tra le ragazze del collegio, tipica di una commedia sexy più che di un thriller. Fabio Testi mette vigore nell'interpretare l'ispettore Di Salvo, ma lo ritengo più adatto a ruoli di pura azione, che al ruolo di investigatore. Sottotono il resto del cast: un paio di caratteristi in più avrebbero giovato.
Voto: 6.



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