Una delle poche canzoni moderne, italiane, che ha attirato la mia attenzione, nei suoi passaggi radiofonici, è Maledetto me di Fulminacci. Il brano, nella sua musicalità, ha quel sapore anni '80 che lo rende accattivante già al primo ascolto. Ma anche il testo è decisamente interessante.
Il cantautore romano si immagina che cosa faremmo se incontrassimo la nostra ex. Ci parleremmo, ma a fatica. Il verso più geniale di Maledetto me è quel "Centomila dediche e ora frasi d'ascensore". Prima l'amore che si manifestava anche con parole romantiche, che ora hanno lasciato spazio a frasi di circostanza, che pronunciamo generalmente quando incrociamo uno sconosciuto o un conoscente con cui non abbiamo un rapporto particolarmente stretto. Il "come stai" di rito, magari qualche frase sul tempo e sulle sensazioni che proviamo (caldo, freddo). L'incontro fatidico, nella canzone, avviene a un semaforo: il protagonista riconosce l'auto della sua ex compagna da un adesivo. I due si parlano, lei seduta alla guida, con il finestrino giù, lui in sella al suo motorino. Poche parole, poi le riparte, concludendo con altre frasi di circostanza: "Ti chiamo, un'altra volta ci vediamo". Non sarà così e non può esserlo, perché il protagonista non ha superato la delicata fase della separazione.
Il rapporto si è interrotto per ragioni di gelosia (credo quella provata da lui): lui vive oscillando tra l'attesa e la speranza, nel senso che in cuor suo spera in un passo indietro di lei (o meglio, avanti, per riprendere la relazione), ma è appunto una speranza, nell'attesa che forse cambi qualcosa (ma è più facile immaginare che lei inizi una relazione con un altro uomo). E mentre il testo ci restituisce pensieri ironici, come quello sulla frizione della vettura, forse per la partenza non proprio pulita, assaporiamo tutta l'amarezza del cantautore, espressa perfettamente dall'espressione che dà il titolo alla canzone, "Maledetto me". Perché lui ci spera ancora, anche se sa che quella speranza è ridotta al lumicino, e razionalmente capisce che quell' "un'altra volta ci vediamo" è solamente una frase di circostanza detta appunto per educazione, prima di congedarsi da lui e da quel brevissimo incontro.
Maledetto me, il testo della canzone di Fulminacci
Lungotevere Flaminio
Cinquantenni fanno sport
Ho affittato un motorino
Per capire come sto
Soffia il freddo sulle dita
Prendo fiato ad uno stop
Riconosco un adesivo
Su una Micra, oh
Guarda te che caso strano
Quindi non sei più partita
Sai che un po’ me l’aspettavo
Mi chiedevo come stai
Cambio discorso
Parlo a fatica
Da quanto tempo
È una vita, oh
Eri pazza di me
Poi cos’è successo, amore?
Centomila dediche
E ora frasi da ascensore, uh
Forse c’hai ragione tu
Gelosia con gli occhi blu
Vedi quello che non c’è
Maledetto me
Maledetto me
Non ti sento ma sorrido
Alla radio un pezzo pop
Hai richiuso il finestrino
Sei sparita nello smog
È arrivato l’arrotino
Che si strilla non lo so
Sto di nuovo come prima
Più di prima, oh
Quel fanale posteriore
Meglio farlo controllare
E il problema alla frizione
Forse è stata colpa mia
Vado di corsa
Però ti chiamo
Un’altra volta
Ci vediamo, oh
Eri pazza di me
Poi cos’è successo, amore?
Centomila dediche
E ora frasi da ascensore, uh
Forse c’hai ragione tu
Gelosia con gli occhi blu
Vedi quello che non c’è
Maledetto me
Maledetta timidezza
Maledetta educazione
Non so più la differenza
Tra bugia e formalità
Tra il lavoro e la vacanza
Tra l’attesa e la speranza
Ho finito la pazienza
È una vita, oh
Eri pazza di me
Poi cos’è successo, amore?
Centomila dediche
E ora frasi da ascensore, uh
Forse c’hai ragione tu
Gelosia con gli occhi blu
Vedi quello che non c’è
Maledetto me
Maledetto me
Maledetto
Maledetto
Maledetto me

Sai che le prime volte che ho ascoltato questa canzone mi sembrava Ultimo? trovo delle sonorità e dei temi simili e io non amo molto le sovrapposizioni.
RispondiEliminaMi è piaciuta un sacco perché mi ricordava certe canzoni anni '90 delle vecchie estati..belle sensazioni. Poi il testo, ascoltato bene, mi ha dato delle belle sensazioni
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