Nostalgia riflessiva

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Le mie riflessioni, negli spazi web, nelle chiacchierate davanti a una pizza o in una conversazione su Whatsapp, hanno spesso un filo conduttore. 

È il tema della nostalgia.

È vero che proiettarsi verso il passato spesso può essere controproducente: quando la nostalgia diventa così forte, da farci rimpiangere quel passato e di preferirlo al presente e al futuro. È sbagliato perché ci togliamo erroneamente delle possibilità: la felicità, che provavamo nel vivere determinate esperienze di vita nel passato, possiamo riviverla (in forma diversa) anche nel presente, perché siamo NOI i protagonisti di quelle esperienze.

Questa forma di nostalgia "sbagliata" la chiamo, con un neologismo, "nostalgismo:  in realtà è la nostalgia restaurativa, quando si è ossessionati a tal punto, dal passato, da volere una vera e propria "restaurazione" nel presente.

Anche io provo un po' di stretta al cuore quando penso all'estate della mia adolescenza, alle mattinate sul dondolo in giardino a leggere il Guerin Sportivo. Ma anche se oggi il Guerin fosse ancora settimanale, non sarebbe la stessa cosa. Perché provvedo io stesso, nel mio Bazar del Calcio, ad aggiornarmi in tempo (quasi) reale su formazioni e rose della squadre di Serie A e B. 

Ed è questo il punto.

Mi piace pensare al passato, analizzarlo, interpretarlo. Sono sempre stato consapevole della fallacità della formula "si stava meglio prima", ma con il tempo ho acquisito piena consapevolezza che il passato sia irrecuperabile e impossibile da ricostruire. Ma quelle sensazioni piacevoli sono ricostruibili, eccome: e spesso siamo così "disattenti" da non vedere e da non accorgercene. 

Inoltre è vero che nel pensare al passato c'è il rischio di idealizzarlo; ma nel contempo, non lo si cancella, si accetta che sia passato e si fonda il suo valore nei ricordi. Processo naturalmente più complicato quando il passato si lega a persone che non ci sono più (specie quando, purtroppo, sono defunte). Ma è fondamentale farlo. Tenere sempre gli occhi aperti ed esser consapevoli della necessità di doversi adattare a quei cambiamenti esterni che "subiamo" senza poter far nulla. Essi, infatti, non ci precludono la felicità. 

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