"Sfrattato cerca casa equo canone" (1983), film diretto da Pier Francesco Pingitore, è una satira in materia sfratti, tema di forte attualità anche quarant'anni dopo. Il protagonista Marino Stroppaghetti (Pippo Franco), cassintegrato, si vede notificare il provvedimento di sfratto e si metterà disperatamente alla ricerca di un alloggio, assieme alla moglie Angelica (Anna Mazzamauro), al padre Spartaco (Oreste Lionello) e ai tre figli. Tale soggetto era già stato sviluppato dai "giganti" Totò, Monicelli e Steno in "Totò cerca casa"; ma quella di "Sfrattato cerca casa equo canone" non è proprio paragonabile alla feroce satira della grande commedia all'italiana.
Pingitore si ispira piuttosto a Fantozzi, peraltro guardando più al Fantozzi di Parenti che a quello di Salce. La satira passa da situazioni volutamente caricaturali fino a essere surreali, come la piccola comunità che vive sugli autobus dell'Atac, con i mezzi addobbati con tendine e gerani, oppure le case popolari modello carcere, che la famiglia Stroppaghetti dovrà dividere con altre due famiglie (ma solo per qualche ora). Non mancano, appunto, le scene "slapstick" alla Fantozzi (c'è anche la versione "pippofranchesca" del dito martellato) in un film senza grandi pretese che può anche essere divertente, benché qualche scena oggi non faccia più ridere, come quella dello scherzo telefonico (all'epoca in fondo aveva senso). Il difetto maggiore di "Sfrattato cerca casa equo canone" è che si inceppa nella seconda parte, per poi "crollare" sul finale: una scena da metateatro - molto sullo stile "Bagaglino" - che ho trovato piuttosto "forzata" e poco incisiva come gag.
Pier Francesco Pingitore, che ha curato la sceneggiatura, avrebbe potuto lavorare meglio sulla parte che ruota attorno alla figura del custode del cimitero (Enzo Cannavale) e interrompere prima il film (non anticipo la scena per non fare spoiler), perché le idee scarseggiavano e il meglio era già passato: l'intreccio tra la famiglia Stroppaghetti (irritante il tormentone..."famiglia Stroppaghetti" ripetuto per tutto il film da Pippo Franco) e il (ricco) macellaio Maciste interpretato da un divertente Bombolo.
Ecco, a livello di cast c'è un certo impegno grazie ai caratteristi che fungono da comprimari: un po' sottotono Cannavale, inquietante ed efficace Salvatore Baccaro, benissimo Bombolo e Gigi Reder, nei panni del Pellecchia, l'uomo che si propone di risolvere il problema casa di Stroppaghetti.
Divertente anche nonno Spartaco (ho l'impressione che Maccio Capatonda abbia tratto ispirazione, per il personaggio dell'anziano, proprio da questa performance di Lionello), in particolar modo nella scena con le due suore, sull'autobus che per una notte dà alloggio a Stroppaghetti e famiglia. Un cast corale che ovviamente è ben capitanato da Pippo Franco, ai livelli alti di "Una gatta da pelare", sempre brillante nell'alternare facce da cane bastonato a finti sorrisi di circostanza nelle diverse situazioni sfortunate che è costretto suo malgrado ad affrontare. Tormentone a parte (il già citato..famiglia Stroppaghetti) Pippo Franco dà sostanza a un film che altrimenti rischierebbe di passare inosservato, come una barzelletta che regala una breve e fugace risata.




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