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Foto dal Guerin Sportivo |
Oggi si celebrano i 40 anni della vittoria dell'Italia al mondiale di calcio del 1982. Una vittoria che unì il Belpaese nella gioia dei festeggiamenti: gli italiani si ritrovarono uniti in piazza, dopo anni in cui salire su un treno o radunarsi a un evento poteva significare morire.
L'Italia era infatti reduce dagli "Anni di piombo", degli scontri di piazza e degli attentati. Anni in cui il Potere, citando il grande Pasolini, mise in atto una strategia della tensione in due fasi, una prima anticomunista e poi una successiva antifascista. La strage della stazione di Bologna del 1980 viene oggi idealmente considerata l'epilogo di questo periodo di tensione e fermento.
Il Potere si sbarazzava di uomini non più utili a se stesso, sostituendoli con altri, al fine di conservare la propria posizione. Nel contempo la società italiana stava radicalmente cambiando. La rivoluzione antropologica analizzata da Pasolini (mi scuserete la seconda citazione) si era oramai compiuta. La lotta di classe, tra proletari e padroni "sfruttatori", tra operai e borghesi, doveva porre le basi per una nuova e diversa società, più giusta. Invece mutò in un tentativo di rovesciare chi era in alto e prenderne il posto. Il proletario voleva essere un borghese: nella società italiana prese sempre più piede il pensiero egemone della società consumistica. In una società sempre più industrializzata, l’uomo si era slegato dai valori tradizionali della società contadina e da quelli religiosi: a prevalere l’ideologia edonistica del consumo, importata direttamente dagli Stati Uniti. Veniva inseguito un benessere che presto avrebbe trasformato il superfluo in indispensabile.
L'11 luglio del 1982 la nazionale italiana di calcio alzò la Coppa del Mondo: quella vittoria fu vista come il riscatto dell'intero popolo italiano e come un'iniezione di fiducia. In fondo l'Italia pallonara era partita tra dubbi, perplessità, critiche. I primi risultati erano stati insoddisfacenti, poi arrivarono le vittorie. L'Italia, che pure nel 1982 dovette affrontare una grave crisi inflattiva, visse negli anni a seguire momenti di apparente benessere. Gli attentati e le bombe erano un ricordo, così le domeniche a piedi per la crisi del petrolio. In una situazione di maggior benessere, i bambini della mia generazione crescevano in maniera diversa dai coetanei delle generazioni precedenti, cullati dalla televisione e da tanti giocattoli. Ma fin da giovani vennero educati alla competizione, perché la lotta di classe non esisteva più, ma a prenderne il posto era stata quella tra borghese e borghese. Un'infinita competizione che partiva dalla culla. Ma il peggio, per quei bambini, sarebbe venuto successivamente: i bambini di allora, gli uomini di oggi, sono stati "cavie" di tante, troppe riforme infruttuose dell'università e del mondo del lavoro.
Oggi, quarantenario della vittoria dell'Italia nei mondiali del 1982, si celebra in fondo la vittoria del nostalgismo più puro. Chi c'era, ricorda quei giorni con una stretta al cuore, perché era un giovane senza responsabilità o era un adulto che aveva ancora un futuro davanti; e perché c'erano ancora persone successivamente scomparse. E chi non c'era, in fondo, vorrebbe vivere quei tempi, pensando all'oggi, ai propri fallimenti affettivi, al precariato del mondo del lavoro, a una fase storica caratterizzata da costanti emergenze e da relativi provvedimenti restrittivi. Ci sembra meglio essere stati borghesi negli anni '80 e '90, che esserlo oggi. Questa è la realtà, sotto quella coppa alzata al cielo.
Certe vittorie che non hanno idee politiche di schieramento hanno un peso enorme e aiutano a farci sentire tutti amici.
RispondiEliminaVero, il calcio unisce quando si tifa tutti la stessa bandiera. E in quel periodo gli italiani avevano bisogno di unità.
Eliminaper fortuna l'anno del mio diploma è stato quello del 4^ trionfo mondiale in quel di Berlino, con l'orale sostenuto l'indomani mattina della semifinale contro la Germania!
RispondiEliminaEd un anno fa il sacco di Wembley, effimero per quanto successo pochi mesi dopo...
Eh già: ma tra quarant'anni celebreremo quei successi? Chissà...
EliminaCi ritrovammo in strada, tutti a piedi ad invadere consolari destinate al traffico, tutti ebbri di felicità incredibile.. indimenticabile davvero.. ci sono stati altri mondiali.. alte partite.. ma alcuni eventi rimangono indelebili per chi li ha vissuti.. ancor di più, però, Italia Germania 4 a 3. Anche perché il mio milanismo più passionale si cementa tutto attorno ad un personaggio mitico.
RispondiEliminaEra bello ritrovarsi in strada...dopo anni in cui andare in strada poteva anche mettere a rischio la propria vita. Capisco benissimo per Italia Germania 4-3..e per il Giannirivierismo :)
Eliminasegnalo questo pezzo che condivido per larghi tratti, soprattutto alla luce di quanto invece l'Europeo 2020 (+1) o addirittura il Mondiale 2006 sono stati immediatamente derubricati a "incidenti di percorso" se non proprio "congiunture astrali" in stile Danimarca se non proprio Grecia... Non parliamo poi dell'Europeo '68, che, come ha giustamente fatto notare Buffa "Ma perché ancora ce la meniamo con i Mondiali del '70 dove siamo arrivati secondi e NESSUNO ricorda mai l'Europeo che pure abbiamo vinto 2 anni prima?"
RispondiEliminahttps://www.rivistaundici.com/2022/07/11/mondiale-82-italia/
L’82 è rimasto l’82 perché è stato anche l’abbrivio di qualcosa di più ampio: il nuovo decennio della spensieratezza dopo la cupezza degli anni di Piombo. Perché gli anni Ottanta dell’Italia sono cominciati l’11 luglio ‘82 fuori dai nostri confini, a Madrid appunto.
EliminaQuello che infatti penso anche io!
Comunque gran bell'articolo, condivido anche il caustico finale!
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