Verso il nuovo Millennio di Giorgio Gaber: la perdita di valori della nostra società. Analisi e spiegazione


"Verso il nuovo millennio" di Giorgio Gaber è una canzone che ha più di 20 anni, come si può intuire facilmente dal titolo, ma la prima osservazione, banale, è che il testo sia ancora di grande attualità, come tutti quelli dei grandi cantautori, compreso il signor G., che hanno lasciato un'impronta non solo nella musica, ma anche nella cultura italiana. 

Quelle di "Verso il nuovo millennio" sono parole di dolore, di preoccupazione, ma anche di consapevolezza che il buio ha fatto sempre parte della storia dell'uomo e che i tempi passati non siano stati affatto migliori. C'è un po' di speranza, in fondo: nei momenti di buio c'è sempre chi ha acceso la luce, uomini di genio che hanno nobilitato tutta l'umanità con la loro presenza e con le loro azioni.

Ma andiamo con ordine. Gaber, fortemente disilluso, parla praticamente con se stesso. Il mondo, atteso dal passaggio dal 1999 al 2000, sembra al capolinea. L'uomo non ha un futuro verso il quale guardare, ma solo un presente breve, illusorio, che può portare anche momenti di gioia effimeri. Un presente caratterizzato da una perdita di valori: la scienza ha concesso grandi cambiamenti e miglioramenti della vita dell'individuo, ma nel contempo lo ha allontanato da quell'infinito che ci circonda e del quale abbiamo testimonianza nella natura. L'uomo è sempre stato attratto dal trascendente, da questo infinito a cui ha spesso dato nomi diversi (Dio in primis) e dal quale ha spesso tratto risposte alle sue domande, in particolare quella sul senso della vita: "Che cosa c'è di vero, nell'arco di una vita, tra la culla e il cimitero?". Non a tutte le domande infatti può dare risposta la scienza. 

Ad ogni modo l'uomo ha conquistato benessere, diventando però sempre più preda di nevrosi. Dentro di sé cova male e violenza, che spesso esplode "nella folla dove anche i più normali" possono diventare "bestiali", ma non solo. La calma, come rileva Gaber, è solo un'apparenza nella nostra società. Oggi possiamo dire che la violenza è pronta a esplodere individualmente e sembra davvero non ci sia più salvezza: siamo travolti dalla violenza delle guerre, ma anche dalla violenza della nostra società, una violenza fisica, ma spesso anche verbale.

Una violenza che nasce per le storture di una società consumistica e capitalistica, che impone uno status symbol da raggiungere, fatto di tanti obiettivi intermedi, per i quali entriamo spesso in competizione con il prossimo. Così proviamo invidia, un sentimento che se rimane nei limiti è paradossalmente anche positivo, ma se questi limiti li supera, finisce per alimentare il male. La vita viene vista erroneamente come una corsa dove ci sono tempi da rispettare, obiettivi da raggiungere, come se fosse un videogioco. Ma non è così. 

Nell'imporre regole, definendo questo status symbol, la società ci rende inoltre tutti uguali. La società moderna da una parte è terribilmente individualistica ("devi raggiungere il tuo obiettivo!"), dall'altra rende il singolo come parte di una massa indistinta e omologata. Anche la solidarietà spesso diventa mezzo con cui si esprime questo conformismo: non è più gesto spontaneo di amore e di pietà.

Sembra davvero non esserci più salvezza, "il mondo sta sprofondando". Ma alla fine Gaber, pur essendo fortemente disilluso, trova un motivo di speranza:

Ma io ti voglio dire

Che non è mai finita

Che tutto quel che accade fa parte della vita

 

Come detto, l'umanità ha attraversato i secoli, vivendo momenti di buio in cui il terrore e la violenza hanno dominato, ma la vita è sempre andata avanti. 

C'è la consapevolezza che l'uomo sia comunque una creatura finita: ogni singola esistenza è destinata a finire, mentre la natura è infinita, tenderà sempre a rinascere. Ma non solo.

L'uomo stesso può trovare un'ancora di salvezza. E mi piace pensare che quell'ancora di salvezza sia l'amore. 

L'amore puro, incondizionato, non solo quello familiare o quello di coppia, frutto di sentimenti positivi che coltiviamo nel nostro cuore e che esprimiamo, verso le persone amate, con gesti di premura e affetto, con piccole e grandi attenzioni. 


E tu mi vieni a dire

Che l'uomo muore

Lontano dalla vita

Lontano dal dolore

E in questa quasi indifferenza

Non è più capace

Di ritrovare il suo pianeta

Fatto di aria e luce

E tu mi vieni a dire

Che il mio presente

È come un breve amore

Del tutto inconsistente

Che preso dai miei sogni

Io non mi sto accorgendo

Che siamo al capolinea

Al temine del mondo

E tu mi vieni a dire

Che tutto è osceno

Che non c'è più nessuno

Che sceglie il suo destino

Non ci rendiamo conto

Che siamo tutti in preda

Di un grande smarrimento

Di una follia suicida

E sento che hai ragione se mi vieni a dire

Che l'uomo sta correndo

E coi progressi della scienza

Ha già stravolto il mondo

Però non sa capire

Che cosa c'è di vero

Nell'arco di una vita

Tra la culla e il cimitero

E tu mi vieni a dire

C'è solo odio

Ci sarà sempre qualche guerra

Qualche altro genocidio

E anche in certi gesti

Che sembran solidali

Non c'è più un individuo

Siamo ormai tutti uguali

E sento che hai ragione se mi vieni a dire

Che anche i più normali

In mezzo ad una folla

Diventano bestiali

E questa specie di calma

Del nostro mondo civile

È solo un'apparenza

Solo un velo sottile

E tu mi vieni a dire

Quasi gridando

Che non c'è più salvezza

Sta sprofondando il mondo

Ma io ti voglio dire

Che non è mai finita

Che tutto quel che accade

Fa parte della vita

Ma io ti voglio dire

Che non è mai finita

Che tutto quel che accade

Fa parte della vita


Commenti

  1. "E tu mi vieni a dire..." cose brutte che fanno male, e ce ne sono e ce ne saranno "Ma io ti voglio dire" che in serbo ho sempre un sorriso, un perdono, un riuscire a comprendere, una voglia pazzesca di bellezza..

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    1. Proprio per questo, caro Franco, "tutto quello che accade fa parte della vita". L'uomo è portatore di bene e male...e purtroppo spesso il male finisce in copertina. Ma anche quando tutto sembra buio, c'è sempre una luce di speranza. E il bello ci circonda, dobbiamo solamente coglierlo!

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  2. Qualcuno scriveva... "O tempora, o mores"...
    Ci si è sempre lamentati della perdita di valori. Ma a ben leggere, evidentemente non ci sono mai stati.
    Ognuno ha i suoi, che non sono necessariamente quelli di tutti gli altri. Ed è giusto così. Baci.

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    1. Infatti..pensa che questa canzone di Gaber è di fine millennnio..e già nel 1970 denunciava la perdita di valori.

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