Capolavoro di Roberto Vecchioni, "Per amore mio" è uno splendido inno alla fantasia.
Il parallelismo con il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes non necessita di spiegazioni. L'Hidalgo Alonso si immagina cavaliere e accompagnato da un contadino, Sancho Panza, diventato scudiero, vive folli avventure immaginarie, nelle quali i mulini a vento assumono le sembianze di giganti.
L'opera di Cervantes naturalmente era una forte critica alla nobiltà del seicento, mentre "Per amore mio" celebra idealmente la figura di Don Chisciotte: tutti noi lo diventiamo quando entriamo in una dimensione onirica, quando ci fermiamo e immaginiamo.
Creiamo con la nostra immaginazioni mondi inesistenti, ma piacevoli: Sancho Panza è la nostra parte razionale, come lo era nella coppia con Don Chisciotte, e come Sancho Panza alla fine si immergeva in quelle stravaganti "imprese", come scudiero di un indomito cavaliere.
E il sogno più grande è l'amore: tutti noi abbiamo avuto la nostra "Dulcinea", una donna che ci ha fatto battere il cuore, e che chiudendo gli occhi abbiamo sognato di avere al nostro fianco.
Ci è capitato, specie da giovani, di provare quella strana "sindrome" che ci fa immaginare di essere eroi, impegnati in una serie di "imprese" fatte per scalare le posizioni nel cuore di una ragazza, come se un relazione d'amore potesse essere il premio di una raccolta punti, o l'epilogo felice di un videogioco in cui collezionare bonus e salti di livello.
Oggi penso spesso a quanto fossi ingenuo, ma nel contempo sorrido pensando alle volte in cui anche io sono in salito al mio Ronzinante.

Siamo tutti Don Chisciotte e nutriamo mulini a forma di giganti.
RispondiEliminaE probabilmente non smettiamo mai.
Esattamente. Non perdiamo mai l'animo da sognatori
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