No Other Choice: la black comedy feroce sul neoliberismo (di Bonigol)


di Bonigol

Inutile negarlo, chiunque faccia parte del ceto medio di una società e si trovi a dover far tornare i conti a fine mese, inconsciamente sa quanto sia fragile ed effimero l'equilibrio che rende la sua vita così com'è. Quale scossone subirebbe la nostra dignità nel dover imporre rinunce ai familiari che abbiamo sempre coccolato (o viziato) con costose lezioni di tennis e violoncello, corsi di danza e l'immancabile Netflix? Come reagirebbe l'autostima laddove ci trovassimo a chiudere i "rubinetti" e privare chi amiamo di ogni extra (e non solo)?

È proprio ciò che accade nel nuovo film di Park Chan-wook, dal titolo "No Other Choice", al protagonista Man-Soo (dipendente modello da 25 anni di una grande industria produttrice di carta) quando viene improvvisamente licenziato in tronco in seguito a una manovra di riduzione del personale. Forte delle sue invidiabili competenze e convinto di trovare a breve un nuovo impiego nel settore che ama, si scontra con la realtà ultracompetitiva del mercato del lavoro in Corea del Sud, un paese sempre più avanzato nelle tecnologie dell'automazione e dell'Intelligenza Artificiale chiudendo sempre più porte alle risorse umane. Pian piano Man-Soo vedrà la vita dei suoi sogni sgretolarglisi da sotto i piedi e cadrà in una spirale di disperazione che lo porterà a considerare soluzioni estreme per condurre sé e la propria famiglia fuori dalla crisi.

Il film è basato sul romanzo The Ax di Donald E. Westlake, già trasposto in passato da Costa-Gavras col suo Cacciatore di Teste (2005), ma in questo caso proiettato nel contesto sociale sudcoreano.

La narrazione viene resa ansiogena da un montaggio serrato (i mesi coperti dalla liquidazione sono riassunti in una breve sequenza) cosicché la tensione non deriva solo dai folli propositi pianificati da Man-Soo ma anche dall'alta pressione sociale e dallo scorrere inesorabile del tempo che erode ogni privilegio di cui l'uomo si è circondato.

In sostanza  "No Other Choice" è una black comedy feroce, che riesce a farti ridere di situazioni grottesche per poi, un attimo dopo, colpirti con la crudezza della lotta tra "disperati". L'aspetto più incisivo dell'opera è proprio la critica sociale, percorsa da una vena di humor nero. Viene a crearsi una paradossale situazione di guerra fratricida dove il nemico non è il "capitale" o il "capo cattivo" (che restano una sorta di entità astratta e distante), ma l'ennesimo disoccupato o l'altro padre di famiglia che sta solo cercando di sopravvivere. È una rappresentazione spietata del neoliberismo, dove la competizione estrema annulla ogni forma di solidarietà umana. La regia sottolinea questo isolamento con inquadrature che spesso "imprigionano" il personaggio principale in spazi sgradevoli o situazioni poco confortevoli, come ad esempio la piccola serra della villetta, la solitudine dell'auto dove consumare frettolosamente cibi da fast-food o colloqui di lavoro affrontati col sole negli occhi. Perla delle perle, un costante dolore a un molare cariato (divenuto per Man-Soo incurabile a causa dei costi) che quasi si propaga allo spettatore divenendo un fastidio "empatico" persistente.

Il tono dell'opera, dunque, al netto delle grottesche risate, si mantiene decisamente cupo e alcune scene possono risultare troppo "suggestive" per un pubblico sensibile. 

Del resto è lecito prendersi qualche licenza di eccedere, quando si cerca di creare un film che sia non solo un thriller ma uno specchio deformante della nostra società.

In questo contesto anche le performance risultano eccellenti e catturano ottimamente quel mix di "follia dell'uomo qualunque" che caratterizza gran parte del cinema coreano moderno, basti pensare a Parasite (per citare un esempio) ma anche all'ultimo film dello stesso Park Chan-wook, Decision to Leave. Persone pacate, quasi timide, che spinte dal bisogno sanno passare dall'espressione fragile e smarrita a quella glaciale del predatore.

Certo, per apprezzare tutto questo bisogna sapersi calare in quella particolare atmosfera che questo cinema sa costruire: una quotidianità apparentemente banale che, sotto il peso di una pressione sociale insostenibile, porta l'uomo all'instabilità. Una battaglia senza eroi.

Alla fine dei giochi però, mentre scorrono i titoli di coda, aleggia ancora sul profondo senso d'inquietudine della sala, il dilemma esistenziale veicolato dal titolo. "No Other Choice". "Non c'è altra scelta" è una frase assoluta, senza punto interrogativo. È proprio così o più semplicemente è l'egoismo delle persone, sebbene faccia leva sull'amore per la famiglia, a stabilire i limiti oltre i quali spingersi? Il film non dà questa risposta e io, affascinato dalla visione e dalle riflessioni che suscita, sono ancora qua che ci penso.

Commenti

  1. Credo di volerlo vedere, ma inizio a sentire da più parti che col truculento si esagera un attimo..

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    1. Se il truculento è giustificato e ben dosato, direi che non ci siano ostacoli alla visione :)

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