The Home: un discreto film nel filone delle case di riposo horror



Max, un giovane artista di graffiti, sorpreso a dipingere il muro di una proprietà privata, senza alcuna autorizzazione, viene mandato a svolgere i servizi sociali in una casa di risposo, che però nasconde un mistero nel suo quarto piano. Le premesse di "The Home" (2025) non sono certamente le più originali, ma il film di Jack Demonaco riesce ad avvolgere in una situazione di tensione, giocando anche sulla dimensione onirica. 

Certamente "The Home" presenta tanti, forse troppi cliché: un direttore della casa di riposo dall'inquietante normalità, sottoposti che sanno e non vogliono far sapere, un paio di ospiti con cui Max, interpretato da un bravo Pete Davidson, legherà e per i quali soffrirà, e naturalmente il monito rivolto a lui di ignorare assolutamente il quarto piano, monito che sarà ovviamente disdetto, perché in questo genere di pellicole il protagonista è attratto fatalmente dal mistero e invece di tenersi alla larga dai guai, ci si tuffa a capofitto. È vero che quanto succede a uno degli anziani, in una scena di grande impatto a metà tra la pit fatality del videogioco Mortal Kombat e Midsommar, costituisca una spinta ulteriore a investigare. Fatto sta che "The Home" carbura lentamente, regalando qualche brivido e un po' di tensione, anche se l'elemento che più mi ha colpito è il disegno stracciato e comunque incorniciato, appeso a un muro della camera di Norma, una delle ospiti della struttura. Il disegno era del figlio, lui l'aveva stracciato dopo un litigio, poi era morto: e lei ne custodiva così il ricordo. In un horror è male emozionarsi più per un aspetto introspettivo e psicologico, che per gli spaventi? Chissà. Il fatto che Max decida di completare il disegno - ovviamente sfruttando il suo talento artistico - è un dettaglio carino, ma soprattutto è la conferma per lo spettatore di tifare per il protagonista.

Poi si arriva al turning point del film, che non svelo. Non so se l'idea sia originale, ma è certamente bizzarra. Piuttosto mi sembrano un po' forzati certi collegamenti. Ad ogni modo l'ultima parte di "The Home" è un'accelerazione vigorosa, con il giusto livello di splatter, che è dosato alle giuste proporzioni. Buona anche la scelta di non regalare inutili colpi di scena dell'ultimo secondo: mi piace, il concetto di "purificazione" finale. E Pete Davidson, come detto, assolve al compito con bravura. Film non certamente perfetto, ma credo un po' sottovalutato.

Voto: 6.5


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