Disclosure Day: il ritorno agli Ufo di Steven Spielberg, avvincente ma poca innovazione (di Bonigol)
di Bonigol
Non è mia intenzione mettere in dubbio un grandissimo del cinema come Steven Spielberg ma (ai miei occhi) il fatto che con Disclosure Day sia tornato ad occuparsi di alieni e Ufo è apparsa come un'operazione nostalgica e priva di reale freschezza. Dopo aver ridefinito il genere con pietre miliari come Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. (oltre ad averne esplorato il lato più oscuro con La Guerra dei mondi), era inevitabile che questo nuovo film riecheggiasse un passato già visto.
Non che sia un brutto prodotto, sia chiaro, ma cercare di mimetizzare i soliti cliché dietro qualche buona trovata, facendo leva su sensazionalismo e sentimentalismo ormai abusati, non ha fatto scoccare in me alcuna scintilla.
Il cast è di tutto rispetto e (dal rampante Josh O'Connor alla pregevole Emily Blunt) ognuno svolge il suo compito senza sbavature in una storia che si rivela via via più come un film d'azione (un inseguimento lungo 130 minuti) che pura fantascienza, "sfornando" lungo il percorso dilemmi esistenziali e divini (l'uomo come centro dell'interesse di Dio) che ho trovato perfino anacronistici.
La trama si sviluppa attorno ad un gruppetto di scienziati che, di fronte a un'imminente Terza Guerra Mondiale, si impossessano di informazioni top-secret sull'incidente di Rosewell, con l'intento di divulgarle (Disclosure Day, appunto) mentre un perentorio Colin Firth, a capo di un'agenzia che coopera col governo, avrà come unico obiettivo quello di fermarli per impedire la rivelazione. Nel frattempo, dall'altra parte della nazione, la meteorologa di un canale tv, inizia ad avere strane percezioni, parlando una lingua gutturale ignota e sente forte il bisogno di dirigersi verso un luogo ben preciso. Tutto questo andrà a comporre un disegno atteso dal mondo intero.
Sebbene il film si mantenga avvincente e imprevedibile (per quanto riguarda l'inseguimento) stenta a offrire qualcosa di nuovo in un panorama cinematografico e culturale già saturo di storie ufologiche da fine anni '80. Ed è anche il confezionamento a riportarci indietro nel tempo, con le musiche incessanti e vagamente retrò dell'orchestra d'accompagnamento e un mistero, praticamente già intuibile in apertura. Tuttavia, pur guadagnandosi la mia sufficienza piena, resta la delusione per ciò che era lecito attendersi. Parliamo di Spielberg, regista più che autorevole, un primo della classe, non di un alunno svogliato che sbriga il suo "temino" rifugiandosi nella comfort-zone di territori a lui familiari. Niente slanci di innovazione creativa, dunque, ma un film godibile che dimenticherò molto presto.

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