“Ma il cielo è sempre più blu”: l’urlo di protesta e di insoddisfazione di Rino Gaetano per la gente che soffre



di Claudio D’Aleo 

Se oggi manca qualcosa nel nostro panorama culturale e musicale, non v’è dubbio che manca moltissimo l’arte della “denuncia”, quella cantata e musicata, l’arte sottile e pungente della ribellione in “versi” che anni addietro si traduceva in una mano tesa a favore delle classi più deboli, dei meno fortunati, dei poveri e dunque talvolta, degli “scartati”, degli “emarginati”, quelli dei quali nove volte su dieci fregava poco o nulla a nessuno. E’ quello che non abbiamo più e che tanto ci manca dai tempi di Giorgio Gaber, Rino Gaetano, Enzo Jannacci e Fabrizio De Andrè. Sembra che nessuno oggi, come loro in passato, si prenda più la briga, con quel fervore, di cantare le vite amare e sfortunate dei tanti che non arrivano a fine mese, che vivono sotto i portici, dei dimenticati che non hanno di che mangiare, di che vestirsi e di che curarsi e che vivono di stenti e di sofferenze inenarrabili al cospetto del disinteresse più o meno marcato degli altri, dei ricchi, di quelli ai quali non manca assolutamente nulla e che magari neppure si accorgono di quei “poveracci”. Ci sono dei “vuoti” evidenti che né la politica nè la cultura, né la musica, oggi, riescono più a colmare o vogliono più colmare come accadeva un tempo. La gente muore per strada tra l’indifferenza e la poca cura degli altri. La morte è vista quasi come una consuetudine, una “roba” quasi normale a cui abituarsi, non come un punto di riflessione necessario, importante, oseremmo dire “vitale” per guardare avanti e cercare di progredire, di migliorarsi, di cambiare in meglio facendo tesoro delle esperienze passate. Come se ci si dovesse abituare ad essa e basta. Un vicolo cieco o quasi. 

“Ma il cielo è sempre più blu” è una delle pietre miliari di quelle “denunce”, in specie quelle targate Rino Gaetano. La canzone mostra una panoramica generale di quell’Italia, del Bel Paese di quei tempi. Il cantautore denuncia le ingiustizie e le disparità di una società controversa e per certi frangenti contraddittoria. Ci sono chiari riferimenti di critica politica “Chi parte per Beirut, chi ha in tasca un miliardo”, e poi la famosa frase “Chi tira la bomba e chi nasconde la mano” che fu pure oggetto di critiche e costrinse il cantante a riformulare il testo per non essere escluso dai circuiti musicali ai tempi più rinomati. Il “centro” del componimento musicale è il ritornello che dà il titolo alla canzone: “Ma il cielo è sempre più blu”. In esso viene scandito il messaggio che Rino Gaetano voleva canalizzare alla gente comune, ai potenti soprattutto affinchè tutti quanti si fermassero a riflettere: il mondo va avanti lo stesso e il cielo magari se ne infischia delle faccende e delle debolezze umane. Come a voler dire: il ricco è destinato a rimanere ricco e il povero a rimanere povero. Salvo stravolgimenti epocali ieri come oggi di difficile individuazione. Niente e nessuno può e potrà mai modificare questo schema duro ma anche oggi fin troppo evidente. Bisognerebbe prendersi cura di chi vive in stato di difficoltà. La società invece pare vivere di egoismi e di edonismi immodificabili. Nessuno ha il tempo di fermarsi a riflettere sulle problematiche e sulle disgrazie altrui. Agli altri, di chi sta meno bene, interessa poco o nulla. Purtroppo, oseremmo dire.

I riferimenti ai salari bassi o troppo poco competitivi, al lavoro che manca, alle diseguaglianze sociali e alle pensioni troppo basse sono più che pungenti. Rino Gaetano non ne fa mistero. Un artista unico, uno di quelli che sapeva guardare avanti e parlare alla gente. Fino a quando non si saranno colmate le distanze che rendono la forbice tra chi sta bene e chi sta male sempre più ampia, parlare di solidarietà e di fratellanza tra le persone appare esercizio sterile, altamente improduttivo. La politica non riesce a fare appieno la propria parte, non riesce a fungere né da esempio né da modello, il mondo della cultura guarda altrove. Ovvio che la povera gente oggi come ieri si senta sempre più sola, spaesata e abbandonata. Mancano i punti di riferimento cui appoggiarsi. Ma quello che più stona è l’indifferenza di chi può o potrebbe e non interviene. E’ questo è tanto evidente quanto inaccettabile, ieri come oggi. C’è chi sta troppo bene e chi sta troppo male. La via di mezzo è scomparsa. In una società civile che si consideri progredita tutto questo non può e non dovrebbe passare inosservato. Il lavoro a tempo indeterminato non scorre fluido come dovrebbe, latita; le pensioni non consentono una vita normale; i giovani vedono le proprie pensioni a forte rischio a causa non soltanto della mancanza di lavoro ma anche del lavoro esistente fin troppo spezzettato, frammentato. Chi soffre è solo.  Un Rino Gaetano oggi farebbe molto comodo. Lui sì che saprebbe come ergersi a paladino di tanta gente bisognosa, emarginata, che vive tra tante sofferenze e non sa a chi chiedere ristoro, comprensione, aiuto. Che cerca “modelli” trainanti cui aggrapparsi per trovare ancora, nonostante tutto, la forza per andare avanti.

"Ma il cielo è sempre più blu", il testo della canzone di Rino Gaetano

Chi vive in baracca, chi suda il salario

Chi ama l'amore e i sogni di gloria

Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria

Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio

Chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo

Chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno

Chi ama la zia, chi va a Porta Pia

Chi trova scontato, chi come ha trovato

Na na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu

Ma il cielo è sempre più blu

Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo

Chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano

Chi fa il contadino, chi spazza i cortili

Chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia

Na na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu

Il cielo è sempre più blu

Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca

Chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori

Chi legge la mano, chi regna sovrano

Chi suda, chi lotta, chi mangia una volta

Chi gli manca la casa, chi vive da solo

Chi prende assai poco, chi gioca col fuoco

Chi vive in Calabria, chi vive d'amore

Chi ha fatto la guerra, chi prende il sessanta

Chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro

Na na na na na na na na na na

Ma il cielo è sempre più blu

Il cielo è sempre più blu

(Ma il cielo è sempre più blu)

Chi è assicurato, chi è stato multato

Chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia

Chi è morto di invidia o di gelosia

Chi ha torto o ragione, chi è Napoleone

Chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto

Chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri

Chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto

Chi mangia una volta, chi vuole l'aumento

Chi cambia la barca, felice e contento

Chi come ha trovato, chi tutto sommato

Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo

Chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo

Chi è stato multato, chi odia i terroni

Chi canta Prévert, chi copia Baglioni

Chi fa il contadino, chi ha fatto la spia

Chi è morto d'invidia o di gelosia

Chi legge la mano, chi vende amuleti

Chi scrive poesie, chi tira le reti

Chi mangia patate, chi beve un bicchiere

Chi solo ogni tanto, chi tutte le sere

Na na na na na na na na na na

(Ma il cielo è sempre più blu)


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