di Bonigol
Premiato all'82esima Biennale di Venezia con il riconoscimento Venice Spotlight: Premio degli Spettatori-Armani Beauty (2025), sarà distribuito presto anche in Italia CALLE MÁLAGA, diretto da Maryam Touzani e sceneggiato dalla stessa regista in collaborazione col marito e collega Nabil Ayouch. È un'opera che esplora la rivendicazione dell'autonomia nella terza età e lo fa attraverso il senso di appartenenza a un luogo, il tutto messo alla prova da un rapporto complicato e poco empatico tra madre e figlia.
María Ángeles (la bravissima Carmen Maura) è una donna settantanovenne, dinamica e piena di vitalità, nata e vissuta a Tangeri, in Marocco. La sua storia prende il via da radici spagnole, quelle di coloro che, intorno agli anni Trenta del secolo scorso, hanno preferito lasciare la propria terra e rifugiarsi nel Nord Africa piuttosto che subire il regime franchista. La sua vita solitaria (rimasta ormai vedova) scorre tra le mura dell'appartamento dove risiede da quarant'anni in Calle Málaga, ritmata dai legami con i commercianti del quartiere e dai piccoli rituali domestici nei quali la vediamo immersa e gioiosa nella splendida sequenza iniziale.
L'equilibrio s'incrina quando la figlia Clara (Marta Etura), afflitta da problemi economici, giunge da Madrid con una "missione": vendere la casa e portare con sé in Spagna la donna, oppure convincerla a trasferirsi in una residenza per anziani.
Una riluttante María Ángeles si trova così costretta a compiere un estremo gesto di ribellione per riappropriarsi della vita che ama e ricucire il rapporto con Clara.
Spostandoci oltre le sembianze di un film ricco di immagini, folklore multietnico e vita popolare, la regia di Touzani riesce a trasformare l'appartamento di Calle Málaga in un vero e proprio personaggio. Ogni oggetto prende vita attraverso l'utilizzo "innamorato" che ne fa María Ángeles, rendendo tutti noi partecipi dell'affetto da lei riversato in quelle cose preziose e stratificato in tanti anni. Perciò siamo tutti dalla sua parte quando fatica a volersene privare. Certo, ci sarà anche chi si domanderà perché esitare di fronte alla richiesta d'aiuto di un figlio, come se rinunciare alla propria felicità per amore possa essere l'unica scelta logica da fare. Il focus del film risiede proprio nel rifiuto di ritrarre l'invecchiamento come una fase di rinuncia o declino, sacrificabile.
La vera forza di questa storia sta però nel conflitto generazionale tra due donne molto diverse, che mettono in risalto due concezioni opposte dell'esistenza: pragmatismo e modernità contro sentimento e tradizione. Carmen Maura sorregge il film con carisma, sfoderando un'interpretazione densa di ironia, vulnerabilità e fierezza. Il cast di supporto, a partire da Marta Etura, le offre una solida spalla drammatica.
La regista Touzani bilancia commedia e dramma con mano delicata, attingendo (come sottolineato anche dalla slide finale, con dedica personale) a spunti biografici legati alla figura della propria nonna.
Vero è che dopo un inizio pimpante, nella seconda parte, il film cede a passaggi leggermente indulgenti, offrendo qualche soluzione narrativa più convenzionale e strizzando l'occhio a quello che (cinematograficamente) viene definito "feel-good movie", attenuando così il potenziale di conflitto drammatico in favore di grazia e leggerezza, regalandoci anche qualche attimo di insolita sensualità senile (forse evitabile ma che, nel contesto, ci sta).
Un film, nel complesso più che sufficente che non si limita a raccontare universi femminili complessi (marchio di fabbrica di Maryam Touzani) ma tenta, attraverso un buon impianto narrativo, di offrirci una riflessione sul ruolo della terza età nel mondo in generale e all'interno della famiglia.
Visto in anteprima nazionale, il film uscirà nelle sale il 17 settembre.

Commenti
Posta un commento