Good Boy, film del 2025 di Jan Komasa, non è solidissimo nella sua sceneggiatura (alcuni passaggi non sono credibili), ma è un'opera assolutamente meritevole, per come affronta temi di grande attualità: la libertà individuale, l'educazione dei più giovani, il ruolo della famiglia. Lo fa senza inseguire una verità monolitica, ma inducendo lo spettatore alla riflessione. Komasa ha l'ulteriore merito di non spingere il pedale dell'acceleratore sulla violenza e sul gore: sarebbe stato facile mettere qualche scena shock per attirare maggiormente l'azione.
Il film ruota attorno al concetto di educazione familiare. Tommy, il giovane protagonista, vive con la madre: vedova o divorziata, non lo sappiamo. Di educazione, sembra averne ricevuta poco. E anche di attenzioni: non è un caso che il giovane sia sempre "connesso" e con i suoi video su Instagram attiri like e visualizzazioni, con comportamenti sopra le regole, atti di bullismo e violenze verso il più debole. Ma attenzione: la famiglia "disfunzionale" di cui diventa membro, dopo il rapimento, persegue il fine (educazione) con i mezzi sbagliati (prigionia e percosse!). Non a caso a fine film Tommy, per far sì che la sua amata Gabby ritrovi il sentiero giusto, dopo essersi persa tra droga e alcol, decide di portarla da Chris, il suo aguzzino, la persona a cui aveva augurato la morte, quando si trovava in catene, e che invece diventa un vero e proprio padre adottivo. I metodi di Chris non sono affatto il rimedio giusto per riportare Gabby sulla retta via.
Il film, così, risponde a una domanda dei nostri tempi. Pensate ai "boomer" che esprimono disprezzo per i giovani di oggi, invocando punizioni corporali come una volta. È la ricetta giusta? No. In pratica, come ha precisato lo stesso regista nelle interviste di presentazione di "Good Boy", nella pellicola c'è la violenza "digitale" di Tommy, che riprende tutte le sue malefatte con lo smartphone, e c'è la violenza "analogica" di Chris, quello del "patriarca" che ricorre alle punizioni fisiche per educare. Il comportamento di Chris ha un'ulteriore aggravante: lui e la moglie hanno subito il lutto della perdita del primogenito. Tommy non è dunque rapito per un fine di rieducazione e per restituirlo alla società: la sua rieducazione è invece il mezzo per renderlo a tutti gli effetti il sostituto di quel figlio perso.
In Good Boy c'è il tema dell'accettazione del lutto e c'è il tema centrale della libertà. Tommy gode di una libertà massima, ignorato dalla propria madre che non ne denuncia neppure la scomparsa, ma è privo di cure e attenzioni, quelle che invece riceve durante la prigionia in casa di Chris. Controllo e libertà sono inversamente proporzionali: fin a che punto siamo disposti a rinunciare alla nostra libertà? La verità è banale: la via da percorrere è quella dell'equilibrio, il vecchio detto "In media stat virtus" è sempre d'attualità. Educazione è fermezza, ma anche gentilezza, non certo botte e catene.
Voto: 7+.
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