Send Help (2026) è il ritorno parziale di Sam Raimi all'horror. Parziale perché in questo film c'è un po' di splatter (neanche tanto, in realtà), ma mancano gli elementi soprannaturali. L'orrore in sostanza è nell'animo dei due protagonisti, Bradley Preston (Dylan O'Brien), che ha appena ereditato la proprietà della multinazionale del defunto padre, e della sua dipendente Linda Liddle (Rachel McAdams). Da un lato è scontato che Preston rappresenti il peggio dello "yuppismo" dei tempi moderni, con comportamenti infimi anche sull'isola, laddove - non è questione di buoni sentimenti - ci saremmo aspettati un'inevitabile "umanizzazione"; dall'altro è invece una sorpresa il lato "oscuro" della protagonista. Questo sostanzialmente non mi fa definire "Send Help" il classico film woke americano dei tempi moderni, che ridicolizza la figura maschile per esaltare quella femminile. Quest'ultima è antipatica fin dalla sua prima apparizione in scena: mangia sul posto di lavoro (non rispettando le regole), è imbarazzante e fastidiosa nei suoi modi di fare, specie nel suo umorismo forzato (invece non è rilevante il look trasandato: quello è uno stereotipo che il regista poteva evitare). Poi, nella seconda parte del film, emerge tutta la sua cattiveria repressa, che non è giustificata (né giustificabile) dalla necessità di vendicarsi verso la controparte maschile.
Mi piace che sia il potere a corrompere e credo sia questo il fulcro di un film che sa intrattenere senza grandi punti morti: Linda rifiuta di tornare alla civiltà, finendo anche per uccidere due innocenti, proprio per conservare questo potere, acquisito a seguito del naufragio sull'isola. Il fatto che Linda prevalga su Bradley non lo considero affatto una scelta ideologica femminista: il finale è nelle corde di un regista che ama l'humor nero ed è una critica evidentissima al "sistema" e al suo celebrare una protagonista, che, conquistato il potere (anche economico, grazie al boom di vendite del libro in cui racconta l'esperienza del naufragio), finisce per conformarsi agli status symbol della ricchezza, dal golf all'auto potente. In pratica Linda diventa un Bradley e fa sorridere pensare che qualche critico veda questo film come un inno all'emancipazione e autodeterminazione della donna; anzi, un conto è sostenere le donne nelle loro battaglie per la parità (battaglia degna di sostegno), per una società più giusta, un conto invece è che le donne debbano prendere il posto degli uomini, con la persistenza degli stessi, negativi comportamenti che quella società la rendono ingiusta. Certamente Send Help è una critica a un sistema non meritocratico, che non premia le persone meritevoli, soprattutto le donne (torniamo alla battaglia, sacrosanta, per la parità); ed è un affondare colpi alla misoginia del maschilismo che esalta una donna solo se attraente. Ma la via intrapresa da Linda è quella sbagliata. Non si possono paragonare due omicidi, infatti, ai comportamenti misogini e falsi della sua controparte maschile.
A me, quindi, sembra che il regista voglia un po' prendere in giro tutti con quest'opera e questo è il primo merito che gli attribuisco. Il secondo è l'idea alla base del film: trasformare la classica commedia in cui la donna "sfigatella" si guadagna il rispetto prima e l'amore poi del suo capo, in una dark comedy che ha una "virata" abbastanza sorprendente nella sua seconda parte. Poi sì, Raimi è lontano dai fasti della saga di Evil Dead, nonostante il gradito ritorno della Steadycam nella scena più bella della pellicola: quella in cui Linda caccia un cinghiale davvero minacciosa. La "sana follia" di Send Help non riesce ad avvicinare quella della saga con il mitico Ash interpretato da Bruce Campbell, attore feticcio di Raimi che qui non fa camei, ma appare in due fotografie come padre del protagonista (!!).
Voto: 7+
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