"Una storia disonesta" è il brano più famoso della produzione cantautoriale di Stefano Rosso. Tutti conoscono il ritornello "Che bello, due amici, una chitarra e lo spinello". Pochi sanno che la canzone, nelle intenzioni dell'autore, doveva essere pubblicata con il titolo "L'arte di far politica": ma i discografici ripiegarono su un titolo più prudente.
Ma il senso de "Una storia disonesta" era racchiuso perfettamente nel titolo: il protagonista della canzone infatti si dice contrario alla legalizzazione dell'hashish ("Il vizio non è stato mai un partito sano"), eppure a un certo punto "sbologna" i suoi 15 ospiti per rimanere solo e fumarsi uno spinello. Come i politici, che predicano bene e razzolano male, pronti a censurare certi comportamenti che poi mettono essi stessi in pratica.
Stefano Rosso critica naturalmente anche moralisti e benpensanti, sempre attraverso lo stesso protagonista che, esplicitamente, afferma la necessità di mantenere una certa reputazione, altroché girare con lo spinello in bocca "per due boccate di felicità": un comportamento di facciata tipico del borghese medio. Politica e i borghesi "piccoli piccoli", bersagli della produzione cantautoriale di Stefano Rosso (e non solo).

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