Kopis, il film di Lepori con sangue e social senza filtri. Recensione NO spoiler

È un film coraggioso, Kopis, horror del 2025 firmato dal regista Lorenzo Lepori. Ammicca al thriller all'italiana degli anni '70 e allo slasher Usa: e se lo spettatore sopravvive ai dialoghi della prima parte e accetta l'inverosimile (ma non c'è alcun elemento soprannaturale, vi avverto), può anche divertire. È stato così, per me. 

La storia è molto semplice: in assenza dei genitori, Francesca (interpreta da una brava Aurora Bastia) organizza una festino (a base di alcol e droga) nella magione di famiglia, invitando due amiche e tre ragazzi. Francesca è una ragazza "social addicted": pubblica video e foto ammiccanti e sensuali, attirando followers e like. Alla festa però spunterà fuori un killer in maschera, armato di un antico pugnale sacrificale greco (Kopis significa coltello in greco. Credo). Facile immaginare dove il film andrà a parare: la persona dietro la maschera del killer è prevedibile, ma l'epilogo, con tanto di colpo di scena, non è affatto male. In quella scena si vede il talento del regista. Perché Lepori ha talento, a mio modo di vedere. Il primo piano degli occhi del custode interpretato da Andrea Bonella, intento a visionare i video ammiccanti pubblicati sui social da Francesca, è una delle scene che "cattura" l'occhio dello spettatore. Bonella è un po' il manifesto del film: la sua recitazione sembra degna di un film di serie Z, invece dà vita a un personaggio che entra in scena al momento giusto; inquieta, e non poco. 

Per questo definisco "Kopis" è un film coraggioso. Non nasconde i suoi difetti, non edulcora la realtà: il regista non nasconde nemmeno la cellulite sulle gambe di una delle attrici (non svelo il nome per non fare spoiler), peraltro piuttosto seducente. Anche questo, nel suo piccolo, è un modo per andare contro un immaginario estetico fatto di corpi perfetti e immagini filtrate, proprio come quelle che popolano i social. Kopis è un film che vive di carne pulsante: ci sono sangue e sesso, come nella tradizione dello slasher.

Non tutto è riuscito bene, ma uno degli omicidi - una strizzata d'occhio a chi detesta la società dei sempre connessi smartphone in mano - è piuttosto riuscito. E se l'elemento narrativo su cui si fonde il film (il significato della maschera, ma non aggiungo altro, non voglio fare spoiler, come detto) risulta inverosimile, è invece interessante e attuale la riflessione sui social, capaci di rovinare la vita delle persone. Che succede quando diventiamo assuefatti ad essi, oppure quando li utilizziamo per distruggere qualcuno? A volte, per farlo, basta un post. C'è anche l'inevitabile scontro generazionale: ma spesso i "boomer" attaccano i giovani al centro delle attenzioni social, semplicemente perché vorrebbero essere al loro posto, ma non possono riavvolgere l'orologio del tempo. D'altra parte in "Kopis", giovani o adulti che siano, i personaggi sono piuttosto superficiali nel loro approccio alla vita, nelle loro relazioni, ed è difficile quindi fare il tifo per qualcuno: ma come detto, parliamo di un film che ha coraggio, che quindi non ha paura di "condannare" tutti. 

Voto: 6+. 

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