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| Foto dal Guerin Sportivo |
Nel videogioco Pc Calcio 6.0, Joachim Fernandez era uno dei giocatori più forti del Monza, formazione della Serie B italiana. Aveva 77 di media, un buon valore per un giocatore della B, mentre la sua posizione era quella di interno destro.
In realtà la sua posizione corretta era quella di "mediano centrale difensivo".
Fernandez, classe '72, era infatti un giocatore ben strutturato (188 cm per 79 kg) che operava in posizione centrale, sia in difesa che a centrocampo. Si era rivelato da giovane nel Bordeaux che nel 1996 raggiunse la finale di Coppa Uefa, prendendosi anche lo scalpo del Milan. Suo compagno di squadra era Zinedine Zidane, assieme a Michel Platini il più grande calciatore francese della storia.
Fernandez fu portato in Italia dall'Udinese, nel 1997. Finì al Monza, entrando nell'orbita del Milan, che in quegli anni utilizzava la formazione brianzola come "succursale" per fare giocare i più talentuosi giocatori del vivaio. Fernandez rimase a Monza due anni, con sole cinque presenze, poi tornò in Francia, nel Tolosa. La sua carriera finì tristemente, a 29 anni, dopo esperienze nel campionato scozzese e malese.
Joachim appese le scarpe al chiodo. Soffriva tantissimo a causa del divorzio dalla moglie e della separazione dal figlio. Finì a Domont, 20 chilometri a nord di Parigi, conducendo una vita da senzatetto. Lo trovarono senza vita, la mattina del 19 gennaio 2016, il corpo avvolto nelle coperte, in un gelido container abbandonato.
Lo ricordiamo con una sua frase, pronunciata da ragazzo, prima di una partita nella quale lui e i suoi compagni dovevano affrontare una squadra molto più forte.
Loro hanno le magliette e noi abbiamo le magliette. Loro hanno le scarpe e noi abbiamo le scarpe. Perché aver paura?
Troppo spesso, infatti, dimentichiamo che si tratta solo di una partita di calcio.

Si dimentica tutto.
RispondiEliminaInfatti la mia "mission" è coltivare la memoria di questi giocatori, alcuni dei quali hanno dovuto proprio far fronte a un destino avverso
EliminaIl calcio salva spesso molte esistenze fragili. Probabilmente, a volte, quelle stesse fragilità, finisce per acuirle e renderle insopportabili.
RispondiEliminaSecondo me qualche suo vecchio compagno di squadra sarebbe stato pronto ad aiutarlo. E invece è morto in solitudine..
EliminaPer questo mi arrabbio con i social quando criticano i calciatori: possono essere famosi, possono tirare su bei soldi ma anche loro sono esseri umani con delle fragilità. A uccidere Fernandez non è stata la vita da senzatetto. Bellissimo post che racconto l'altro lato dei calciatori, soprattutto quelli di vecchio stampo
RispondiEliminaEsatto, esseri umani come tutti. La vita da senzatetto è stata conseguenza di una crisi profonda...
EliminaFa sempre effetto leggere queste storie! Onestamente non l'avevo mai sentito nominare, ma anch'io ho speso (e spendo tuttora!) tante ore a Football Manager e spesso mi chiedo che cosa faccia in realtà quello svincolato preso in D che comincia a segnare come un matto portandomi in Serie A. Mi interrogo sul perché nella realtà non sia mai riuscito a sfondare (e al contempo mi creo una realtà virtuale tutta mia coi regen... tanto che in alcuni casi la fantasia supera la realtà! Tante volte sono stato convinto che un giocatore ha giocato in una squadra, quando in realtà lo avevo solo preso io nel gioco: vedi Perrotta che nella mia realtà virtuale andava al Palermo con Corini e Barone a fare una mediana fortissima!)
RispondiEliminaCasualmente, di recente anche un altro craque videoludico ha fatto una brutta fine simile, Maxim Tsigalko
Sì, di Tsigalko scrissi sul mio altro spazio web (Il bazar del calcio). Altra tragica morte.
EliminaTipico invece di manageriali avere questi giocatori "cult". Sia Fm che Pc Calcio ne avevano molti..onesti professionisti che nei videogiochi erano invece dei campioni!
Che storia triste, calciatore o no, alla fine la solitudine l'ha stritolato, la fama non basta per amare la vita e continuare a viverla ogni giorno , quando il tuo mondo personale si è svuotato, davvero tremendo...
RispondiEliminaOT:. Ieri, leggevo di Luciano Re Cecconi e della sua morte altrettanto assurda, ricorreva l'anniversario.
purtroppo sì, 44 anni e ancora nessuna risposta sulle effettive dinamiche!
EliminaHa già risposto bene Andrea: una morte tragica, di Re Cecconi, della quale non si hanno certezze sulla dinamica.
EliminaVeramente una triste storia. Non conoscevo il destino di questo calciatore
RispondiEliminaLa storia di una meteora calcistica..
EliminaPurtroppo con un tragico fine.
Non conoscevo per nulla questa storia. Forse una vita (e una carriera) ancora più tragica di quella di Ludo Coeck! Si è saputo perché giocò solo 5 partire in quel Monza? Cioè, il Monza non è mai stato uno squadrone schiacciasassi, nemmeno negli anni precedenti quando stava in B stabile arrivando anche a sfiorare la A in un'occasione... strano che un talento del genere non abbia trovato spazio nemmeno lì
RispondiEliminaPs. la citazione deandreiana nel titolo ha funzionato perfettamente come clickbait...
Il Monza in quell'anno era praticamente un Milan B. C'erano molti giovani rossoneri e da via Turati fecero anche arrivare dei rinforzi come Francioso, bomber esperto, di serie B, per fare salvare la squadra. In sostanza Fernandez finì ai margini. Capita, in quegli anni tanti stranieri furono meteore anche nella seconda serie del nostro campionato.
EliminaBravo per aver colto la citazione :)
Che storia :( mi ha raggelato il sangue.
RispondiEliminaMolto triste. Pensa che lo spunto di questo post me lo diede il portiere di quel Monza, intervistato tanto tempo fa.
EliminaE' bello che tu abbia dato spazio a questa storia, a questo ricordo di lui.
EliminaFa pensare a quante persone, a prescindere dalla professione, dallo status...in fondo soffrano per le cose più autentiche.
Grazie per aver apprezzato :).
EliminaFortunatamente ci sono anche storie a lieto fine: calciatori che smettono a 29 anni e per dire, si ricostruiscono una vita con un nuovo lavoro.
Un calciatore sconosciuto ai tanti, io lo ricordo bene perché seguivo con affetto il Monza, in quegli anni, perché era in pratica la squadra B del Milan.
RispondiEliminaCaspita che storia! Non conoscevo questo calciatore e, di conseguenza, la sua triste sorte.
RispondiEliminaVorrei fare due riflessioni in merito.
La prima è che non è tutto oro quello che luccica, e che quindi troppo spesso le persone molto ricche e famose vivono in una condizione di totale solitudine dell'anima.
La seconda, invece, è il dramma dei divorzi.
Troppi sono gli uomini costretti a vivere ai margini della società, perché lasciati in mutande da un'ex moglie senza scrupoli e da una legge ingiusta.
Ecco, non so se sia questo il caso, ma è la primissima impressione che ho avuto.
I contorni della storia non sono chiari (io sono stato generico), ma probabilmente la tua impressione è corretta...
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