Impiegati: Pupi Avati demolisce il mito degli Yuppies anni '80


Impiegati, film del 1985 che Pupi Avati ambienta nella sua Bologna, ha per protagonista Luigi, brillante laureato che a 25 anni inizia a lavorare negli uffici di un istituto bancario. Impiegati è un film amaro, che descrive impietosamente i pochi pregi e i tanti vizi dei giovani Yuppies anni '80, il loro mondo tra lavoro e ascesa sociale, rappresentata dalla tessera d'iscrizione a un Golf Club o dalle serate mondane. Un mondo che assorbe, "contagia" e dunque condiziona anche un giovane venuto dalla Provincia, Luigi appunto, e in questo è emblematica la scena del cronometro.

All'inizio della vicenda il coinquilino di Luigi, il giovane studente Dario, gli chiede di cronometrarsi mentre pensa alla sua vita, ma solo alle cose più importanti. Dario interrompe stizzito il cronometraggio, quando Luigi è "ancora alle elementari".  A fine film Luigi ripete il giochino e questa volta gli bastano 45 secondi per pensare alla sua vita. Quei 45 secondi li vediamo anche noi, quando l'impiegato risale le scale e rientra in ufficio, e una volta dentro, in solitudine, sente le voci dei suoi colleghi, compagni di lavoro e anche di vita. E' dunque una considerazione amara, quella di Pupi Avati: un giovane di 25 anni, di buona famiglia e di principi, ha oramai circoscritto la sua vita a quel luogo, l'ufficio, che è fonte delle sue ambizioni e speranze, lavorative, ma anche sentimentali. Alla fine ciò che conta è fare soldi e conquistare la ragazza più bella (salvo denigrarla, quando lei respinge il corteggiamento o dedica attenzioni a un altro corteggiatore).

Marcella e Luigi

E a proposito di donne, non esce un ritratto edificante di esse: Valeria, nonostante il proprio status sociale, è una donna mediocre e volgare; la bella Marcella, inizialmente oggetto delle attenzioni di Luigi, è volubile e poco profonda. Annalisa, a cui dà voce e volto una giovane Elena Sofia Ricci, è frustrata dal rapporto con Enrico, il collega di Luigi interpretato da Luca Barbareschi, ma naviga anche lei in una mediocrità dalla quale prova a salvarsi legandosi al giovane Dario, una persona ben diversa da quella degli impiegati: oltre ad essere più giovane, è ancora un sognatore che non è schiavo delle regole della società degli yuppies.

Purtroppo non ci sono vincenti in Impiegati, ma solo perdenti. Annalisa sparisce letteralmente dai radar dello spettatore, costretta praticamente a riprendersi quel ruolo di moglie che - ipotizziamo - le serviva solamente per avere stabilità economica e uno status sociale. Anche il destino di Dario è infausto, rovinato da quell'estremo rifiuto delle regole sociali. Ma poteva essere Dario un personaggio positivo? Non è certo un modello vincente, da contrapporre agli impiegati, quello dello studente che trascorre le giornate bevendo e oziando. E un'ancora di salvezza non possono essere certo gli adulti. Genitori lontani fisicamente, ma non solo, inermi di fronte alle scelte dei figli da tempo maggiorenni. Il capoufficio Pozzi, mediocre alto borghese tenuto sotto scacco dalle giovani e avvenenti impiegate, che possono fare i loro comodi senza essere rimproverate. E sullo sfondo, un Italia non meritocratica, appunto, dove la scalata sociale è frutto spesso di favori e spintarelle. Poi ogni tanto viene trovato il capro espiatorio di turno: nella fattispecie Enrico, costretto alle dimissioni, ma in fondo lui stesso è stato il responsabile della propria rovina, a causa dei favori fatti per mantenere le sue altolocate amicizie. 

Luigi ed Enrico, interpretato da Luca Barbareschi

Così Pupi Avati ha demolito il mito degli Yuppies anni '80. E a guardar bene, c'è in realtà un "modello di salvezza": è il primo collega che fraternizza con Luigi, quello della lista dei colleghi da cui tenersi alla larga, quello che fa la pausa pranzo nel bar mangiando un toast sbruciacchiato, quello che è sposato e futuro padre. Possiamo ipotizzare che sia una persona onesta, fidata e laboriosa.
Possiamo però solo ipotizzare, visto che il personaggio rimane sullo sfondo delle vicende dei rampanti yuppies.


Commenti

  1. Una recensione ottima.
    Ciao Riky.

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  2. Uno dei film emblematici della fase centrale della carriera avatiana. Qui il regista perfeziona la sua tecnica fatta di silenzi, di non detti e di osservazioni da lontano.
    Ottimo cast , gestito peraltro al meglio dal regista.

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    1. Grande Nick. Questo che sottolinei è un cardine del cinema di Avati: " la sua tecnica fatta di silenzi, di non detti e di osservazioni da lontano".

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  3. fa riflettere... che così come in Fantozzi venisse messa alla berlina uno stile di vita che oggi molti di noi ci baceremmo i gomiti ad avere!

    Un 25enne neolaureato che comincia a lavorare immediatamente in una grossa compagnia, con stipendi astronomici, col solo neo dell'abbandono di ogni umanità... così come il personaggio di Villaggio si barcamenava con un posto fisso in una multinazionale dove non faceva praticamente niente, con casa di proprietà e famigliola a carico, ferie pagate... mammagari! oggi non abbiamo nemmeno quello!

    PS: ma il protagonista è il tizio di Grandi Magazzini innamorato della Muti? xD

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    1. Hai proprio ragione Andrea..i tempi sono cambiati clamorosamente. Poi nel film di Avati, non tutti gli impiegati perdono la loro umanità, anzi. Lui si è concentrato sugli yuppies rampanti.

      PS Sì è lui :)

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  4. Questo attore qui, quello che interpreta Luigi, me lo ricordo in qualche altro film che adesso non mi sovviene. Aveva una bella faccia pulita.

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    1. Siiii, ha fatto diversi film, da Grandi Magazzini al tenente dei Carabinieri!

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