Ritratti: Kakà, il fuoriclasse elegante e senza tempo (di C.D'Aleo)



Kakà (Ricardo Izecson dos Santos Leite) nasce a Brasilia il 22 aprile del 1982. Trequartista a tutto campo e fantasioso era alto 186 cm. e pesava 73 kg. Ha giocato nel Milan dal 2003 al 2009 e dal 2013 al 2014 collezionando complessivamente 307 partite e 104 gol, piazzandosi al nono posto assoluto nella classifica dei migliori marcatori di sempre del Milan e al ventisettesimo posto in quanto a presenze in maglia rossonera. Con il Milan ha vinto 1 Scudetto (2003-2004); 1 Supercoppa italiana (2004); 2 Supercoppe UEFA (2003, 2007); 1 Champions League (2006-2007); 1 Coppa del Mondo per Club (2007). Ha vinto 1 Pallone d’oro e 1 Fifa World Player nel 2007 e nel 2002 si è laureato Campione del Mondo con il Brasile ai Mondiali svoltisi in Corea del Sud – Giappone. Ha smesso di giocare il 17 dicembre del 2017 lasciando un vuoto incolmabile nei cuori e nei ricordi dei tifosi milanisti e non solo. Chiunque ami il calcio ha amato Kakà. L’auspicio di ogni tifoso milanista è che possa presto rientrare nei ranghi rossoneri con un ruolo dirigenziale di prestigio. 


IL SUO ESSERE CAMPIONE Riccardino Kakà ha fatto innamorare platee di tifosi, non solo rossoneri. Gente estasiata da quelle mirabilie calcistiche che ancora oggi lo ricorda con tanta stima e immutato affetto. Kakà ha dipinto e inventato calcio in tutto il mondo. Per il Milan è stato “il” calciatore straniero per antonomasia, un po' quello che per la Juventus fu Michel Platini, cioè allegria, spensieratezza e “magia” abbinate al calcio. Si faceva notare anche fuori dal campo. Quel viso carino e gentile, educato e da bravo ragazzo non passava mai inosservato. Quando venne al Milan molti analisti e dirigenti sportivi storsero il muso. Luciano Moggi, ad esempio, noto “guru” Juventino di quei tempi, ironizzò molto su quel cognome così strano sentenziando conseguentemente per Kakà un prosieguo parecchio accidentato nella nostra serie A. Dovette ricredersi. L’impatto di Riccardino nel nostro Campionato fu devastante. Il calcio conobbe un prototipo di fuoriclasse mai visto prima. 


IL GIOCO Giocatore completo, abile con entrambi i piedi, Kakà si esprimeva sia da trequartista che da seconda punta, ruolo che ha più volte ricoperto nel Milan e in Nazionale; sapeva giocare anche come esterno destro, era abile nel creare spazi per i compagni e amava usare il suo innato estro per inserirsi prepotentemente tra i reparti e calciare in porta. Possedeva un ottimo tiro dalla distanza ed era molto abile a “trasformare” i rigori. Sapeva “smarcare” e predisporre i compagni al tiro. Il pallone per lui non aveva segreti. Kakà non è stato soltanto un ottimo calciatore ma ha incarnato uno stile di vita e di gioco unici e inusuali. Egli fu la vera novità calcistica di quegli anni. Tanto educato fuori dal campo tanto energico e devastante in partita. Marcarlo era impossibile. Quando dalla sua area di rigore o prendendo palla a centrocampo si fiondava in avanti pronto a triangolare coi compagni meglio piazzati per favorirne il tiro in porta o per presentarsi egli stesso a tu per tu davanti al portiere avversario, era uno spettacolo unico. E’ come se con lui fosse nato un nuovo modo di intendere il calcio e di giocarlo, fatto di briosità, potenza ed eleganza fuse egregiamente assieme in quelle movenze esplosive e in quei dribbling mozzafiato. Lui non aveva un ruolo ma ne incarnava tanti. Da qualunque zona del campo partisse creava superiorità numerica a tutto vantaggio degli avanti rossoneri. Davanti al portiere non sbagliava quasi mai. Micidiale nel dribbling in velocità, elegante nel tocco di palla, irrefrenabile nelle sue cavalcate sontuose verso l’area avversaria Kakà ha trascinato il Milan verso le vittorie più belle e scritto pagine indimenticabili di storia milanista. 




Quella maglietta, la numero 22, gli frizzava sulle spalle come se avesse le bollicine. E quel gioco, il suo gioco, fu sempre espressione di un calcio molto particolare, spettacolare, mai visto prima, sontuoso, veloce e “agganciato” ad una concezione dello sport dove fantasia, lealtà e irruenza ben si combinavano con la genialità e l’eleganza di quelle memorabili “sgroppate”. Kakà aveva una fantasia innata e una forza e una prepotenza nelle gambe davvero impressionanti. Agli inizi sembrava gracile; poi poco per volta, partita dopo partita, il tono muscolare gli crebbe di pari passo con la voglia di giocare e la tecnica fino a farne uno dei più grandi Fuoriclasse della Storia del Calcio. Kakà era geniale, potente. Il suo repertorio “unico” fatto di dribbling a velocità supersonica, serpentine e veroniche che ti piantavano sul posto, fughe in avanti che spaccavano in due qualunque centrocampo avversario e qualunque partita, verticalizzazioni pungenti e aperture al bacio verso il compagno più disponibile ne fece ben presto un Campione delizioso e sempre piacevole da vedere.


 Kakà era il “sorriso”; incarnava una gioia di vivere rara che trasmetteva a compagni e avversari trasformando in carezza anche la pedata più dura.  Ancelotti, dopo aver visto Kakà all’opera, ne rimase “folgorato”. Non credeva ai suoi occhi ma quello che poco prima per lui era un calciatore quasi sconosciuto divenne ben presto un grande Campione. “Mi bastò un allenamento - esclamò Ancelotti - chiamai Galliani e gli dissi: complimenti, avete preso un fuoriclasse”.

Claudio D'Aleo





Commenti

  1. Esatto: Kakà ha rappresentato uno stile di vita. Il sorriso, l'eleganza, la classe, la gentilezza.
    Un grandissimo.

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    1. Ci manca, nel Milan, soprattutto in campo, ma anche fuori..

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  2. Kakà è stato uno dei calciatori più forti che io abbia mai visto. M'è dispiaciuto per il flop a Madrid dove è giunto praticamente come un vero e proprio pacco da parte di Galliani ai blancos. Kakà era ormai affetto da problemi cronici ma al Milan ha vissuto lo stato migliore dimostrando di essere in assoluto il migliore nel suo ruolo. Un pallone d'oro meritato e una classe fuori dal comune. Le sue cavalcate mi facevano impazzire e a volta rendeva facile cose che in realtà erano difficili. Il gol al Manchester United non lo dimenticherò mai!

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    1. Esatto, Galliani fu molto furbo a liberarsi di Kakà quando iniziava ad avere dei cali per questioni fisiche. Noi milanisti lo abbiamo visto nel suo fulgore agonistico, ed è stato uno dei più grandi campioni ad aver vestito la nostra maglia.

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  3. Kakà è stato un simbolo del calcio dei primi anni 2000.
    Quel Milan di Ancelotti era uno squadrone che vinse meno di quanto avrebbe potuto.
    Per me la sua prima stagione 2003-2004 è stata la migliore in maglia rossonera assieme a quella del 2006-2007 in cui trascinò il Milan alla vittoria della Champions League.

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    1. Anche secondo me abbiamo vinto troppo poco, in proporzione. Due Champions in meno, soprattutto quella del 2003-04.
      Ma come dice mio padre, la palla è rotonda :)

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  4. Visto giocare dal vivo: che spettacolo e che eleganza. Mi è sempre piaciuto questo tipo di giocatori, caratterialmente pacati, decisivi in campo, giocate semplici ed efficacissime. Quel Milan Machester è stato un delirio: mi sono preso tanta di quell'acqua e ho viaggiato quasi per 24 ore ma ne è valsa la pena. So' soddisfazioni.

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    1. Una partita leggendaria, quel Milan manchester.
      Bei ricordi. A noi milanisti rimangono solo i ricordi 😂😂😂

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    2. La grandezza di una squadra si misura anche dai ricordi dei propri tifosi

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    3. Bella questa frase Mick..te la ruberò :)

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