Maki Zenin, un grande personaggio femminile del manga Jujutsu Kaisen (SPOILER)


NOTA: Il post presenta spoiler


Ritengo la serie Netflix di He-Man una delle cose peggiori che abbia mai visto: una sceneggiatura in linea con i dettami della “piattaforma”, usando il termine “Borissiano”, ha totalmente snaturato essenza e personaggi di una saga storica, (che non combacia con quanto visto in una vecchia e famosa serie animata della Filmation), mettendo in risalto, in modo forzato, un personaggio femminile, Teela, e inventandone di sana pianta un altro, che al termine della prima stagione finirà per ricoprire un ruolo cruciale. 

Discorso diverso per il fumetto e l’animazione giapponese, che sforna costantemente saghe di grande impatto nella cultura popolare, anche occidentale, dando vita a personaggi femminili assolutamente memorabili. 

Nel mio caso cito Jujutsu Kaisen che posso tranquillamente definire il mio manga preferito (tra quelli letti, nella totalità o in alcune parti).  Numerosi personaggi di Jujutsu Kaisen mi hanno trasmesso intense vibrazioni, tra essi c’è Maki Zenin, studentessa del secondo anno dell’Istituto di Arti Occulte di Tokyo.

Ora, per i dettagli su questo manga vi rimando al post scritto da A.J. e pubblicato QUI

Per ciò che concerne il personaggio di Maki, noto in primis che nei miei manga preferiti c'è sempre un personaggio femminile di carattere forte e deciso, che sa mettere in soggezione il protagonista, rendendolo in certi momenti impacciato e spaesato: è il caso di Madoka Ayukawa in Orange Road e di Azusa Hamaoka in Grand Blue. È curioso notare che tutti e tre i personaggi abbiano un forte lato di indipendenza e sappiano tenere a bada più di un "maschietto", nel caso di Maki e Madoka anche tramite la propria forza fisica. 

Da sinistra Maki, Madoka e Azusa


Chiaramente Jujutsu Kaisen, rispetto agli altri due manga citati, è uno shōnen, quindi la trama ruota attorno a numerosi combattimenti, benché "infarciti" di tecniche di stregoneria: tuttavia non è banale notare che Maki sia, nel gruppo degli studenti di Tokyo e Kyoto, la persona fisicamente più forte assieme al protagonista Yuji Itadori e ad Aoi Todo.

Tuttavia la forza di Maki incrementa notevolmente nel corso del manga e la donna, che fa parte di uno dei tre clan principali della stregoneria (gli Zenin), acquista ulteriore rilievo, diventando praticamente il personaggio più forte dal punto di vista fisico.  

Megumi e Maki, due figure chiave per la casata degli Zenin

Brevemente: Maki rispetto agli altri stregoni ha dovuto condividere l'energia malefica (che nella mitologia di quest'opera scorre, almeno in piccola parte, in tutti gli esseri umani, anche non stregoni) con la sorella gemella Mai, a sua volta studentessa, ma nella scuola di stregoneria rivale di Kyoto. L'energia malefica viene usata dagli stregoni nella loro battaglia alle maledizioni (gli spiriti maledetti).  Maki ne ha pochissima e non ha neppure una tecnica di stregoneria innata: è quindi considerata "un fallimento" dalla propria famiglia. Inoltre non può usare quel poco di energia malefica che ha, a causa di un raro fenomeno denominato "battesimo divino" o "giogo divino", tanto più che addirittura non riesce a vedere le maledizioni e per farlo deve portare occhiali con lenti speciali. Per combatterli, utilizza armi intrise di energia malefica, che padroneggia con grande abilità. 


Il sacrificio di Mai a favore di Maki


Alla morte di Mai, quest'ultima le trasmette tutta l'energia malefica, ma ecco che il "giogo divino" di Maki la azzerra completamente, finendo però per trasformare la donna. Come Toji Fushiguro, altro personaggio di grande importanza nelle vicende narrate in Jujutsu Kaisen, Maki Zenin ottiene capacità fisiche sovraumane, sensi iper-sviluppati che le permettono finalmente di vedere le maledizioni, ma non solo. Durante gli scontri che affronterà, Maki riuscirà a potenziare a tal punto i propri sensi, da riuscire a individuare le anime degli spiriti maledetti e di poterli quindi uccidere, con un sol colpo, grazie alla sua arma, la "Split Soul Katana", copia identica di quella brandita da Fushiguro Senior. In pratica la Maki di ora avrebbe potuto uccidere in un colpo solo Mahito (!), la maledizione protagonista dei primi archi narrativi. Tanto più che sia lei che Fushiguro Senior sono praticamente invisibili alle maledizioni, in quanto senza energia malefica. E possono sfuggire anche alla vista degli stregoni stessi. 

Foto da Twitter

Ciò che rende Maki Zenin uno dei miei personaggi preferiti, non solo di Jujutsu Kaisen, è questa sua grande forza sul campo di battaglia, che rispecchia naturalmente un carattere deciso, combattivo, determinato, anche se come sempre questa figura femminile nasconde e protegge un proprio lato più sensibile che emerge a tratti, ad esempio nell'ultimo dialogo con la sorella Mai (con la quale i rapporti erano di ostilità), o in certi momenti condivisi con Yuka Okkotsu, che parte della fandom vorrebbe vedere insieme in una relazione sentimentale. 

Maki e Yuta (immagine da Instagram)


Tuttavia, altrettanto degno di nota è il percorso che compie Maki Zenin per diventare una guerriera di grandissima forza: l'autore Akutami infatti non le risparmia praticamente nulla. Già nel prequel (capitolo 0) uno dei grandi villain della serie, Suguru Geto, le spezza una gamba (poi curata da Yuta Okkotsu tramite l'energia malefica inversa). Durante i fatti di Shibuya, la maledizione Jogo la colpisce con il suo fuoco, provocandole ustioni in tutto il corpo. Ma a differenza di Kento Nanami (gravemente ferito dallo stesso Jogo e da Dagon, viene finito da Mahito) e di Naobito Zenin (il capoclan degli Zenin, ucciso da Jogo), riesce a sopravvivere grazie alla sua resistenza sovraumana. È questo il primo snodo cruciale della sua storia personale, segnata anche da un cambiamento di look: Maki abbandona la precedente divisa da studente dell'Istituto di Arti Occulte di Tokyo, con gonna e leggings, per indossare una maglia senza maniche, mantello, pantaloni in pelle. Fisicamente è più muscolosa, la pelle segnata dalle tante cicatrici, i capelli non sono più lunghi e raccolti con la coda, ma il taglio è molto più corto e maschile. Presto abbandonerà anche gli occhiali, perché, come detto, i suoi sensi saranno così sviluppati da permetterle di sentire e vedere le maledizioni.

Il vecchio look di Maki, qui con Yuta

Se dunque nella famigerata serie Netflix di He Man scritta da Kevin Smith, Teela acquista il ruolo della protagonista, più che altro a fronte dell'evidente ridimensionamento del personaggio principale, He-Man, e dell'inesistenza dei comprimari (si veda il triste destino di Fisto e Clamp Champ), Maki assurge a un ruolo di primo piano senza dover snaturare e indebolire Itadori, Megumi Fushiguro, Yuta e Satoru Gojo (nell'auspicio che la qualità degli intrecci tra i personaggi si mantenga tale fino al termine dell'opera), ma semplicemente acquistando più forza, secondo uno dei cliché narrativi degli shōnen. E senza scorciatoie: per arrivare al top, Maki deve subire ferite di ogni tipo, fisiche ed emotive.

Maki con la Split Soul Katana


È anche una bella metafora sulla nostra società, che spesso rimane legata al retaggi della società patriarcale. Per raggiungere ruoli apicali, la donna deve spesso affrontare molti più ostacoli di quelli che si mettono sulla strada di un uomo.  Maki subisce il bullismo della famiglia da giovane, in particolare dal cugino Naoya, la violenza del padre (gli Zenin sono i personaggi più squallidi del manga, peggiori delle maledizioni) che la ferisce gravemente e uccide la sorella gemella Mai, accusando le due figlie di essere la vergogna del clan e imputando loro la mancata nomina a capoclan. Tutto lo "sporco" del clan Zenin viene spazzato via da Maki: la donna elimina fisicamente, uno per uno, ogni elemento del clan, compiendo una violenta carneficina che rappresenta uno dei punti più vibranti dell'intera opera. 

Maki oramai concluso lo sterminio degli Zenin


Ma non è ancora il punto di arrivo di questo fantastico personaggio, che successivamente trova piena compiutezza di sé negli scontri del "culling game", il gioco di annientamento tra stregoni organizzato dal grande "villain" della serie Kenjaku. Trovatasi ad affrontare il cugino Naoya, rinato come maledizione, Maki si imbatte nel grande spadaccino senza energia malefica Hagane Daido e nel lottatore di sumo Rokujushi Miyo, che involontariamente diventeranno suoi preziosi maestri. Quest'ultimo in particolare, sfidandola a sumo, le permette di completare la propria "formazione" come guerriera: Maki deve liberarsi definitivamente delle proprie prigionie mentali, dai fantasmi della famiglia che l'ha praticamente ripudiata. Non deve seguire gli altri e non confrontarsi con loro, ma trovare il proprio percorso indipendentemente dagli altri (che siano amici e compagni o nemici). Deve vedere dunque con i propri occhi (quanto dettogli appunto dallo spadaccino Daido).

Una preziosa lezione

Libertà!


Il sorriso di Maki dopo gli incontri di sumo con Miyo


Questo messaggio è una metafora molto significativa per i lettori. Non conta in sostanza perdere o vincere, nella vita, ma la libertà: la libertà di affermare il proprio "io" (nel rispetto ovviamente delle regole e del prossimo), perché i nostri occhi vedranno delle cose che nessun'altro vedrà allo stesso modo. Quando osserviamo il mare, ad esempio, proveremo delle sensazioni uniche: non saranno le stesse degli altri. Nella vita dobbiamo trovare quindi il nostro percorso, senza perdere tempo a confrontarci con gli altri o inseguendo il modello degli altri, che è un comportamento deleterio per noi, perché ci snaturiamo, finendo per essere infelici. La libertà, dai condizionamenti in primis, è la nostra forma massima di espressione e come tale, ci permette di realizzarci pienamente. 

Uno dei momenti più esaltanti di Jujutsu Kaisen: il duello tra Maki e Naoya


Una nuova Maki, completamente realizzata, irrompe sulla scena del "Culling game". Il mio auspicio personale è che questo personaggio venga valorizzato da Akutami e che non venga sacrificato (in tutti i sensi) nel prosieguo della narrazione. Anche perché Jujutsu Kaisen, a mio modo di vedere, non ha bisogno di ricorrere a facili espedienti (la "carneficina di buoni", come in Demon Slayer, ad esempio), per regalare belle emozioni ai suoi lettori.

Commenti

  1. Non seguendo il manga non posso cogliere tutti i risvolti, ma ho capito il tipo/cliché del personaggio, che appunto negli anime/manga è spesso presente e funziona.
    Ottima l'evoluzione però io penso che ogni autore -se libero- debba agire come crede e sacrificare chi ritiene giusto nell'economia della storia. Non per forza un facile espediente, insomma.
    Quanto a Teela, non puoi dirlo fino a che Netflix non farà una rilettura moderna di Jujutsu, stravolgendo le cose XD

    Moz-

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    1. Mitico! Ti sei avventurato negli spoiler :D!
      Dunque, chiaro che è tutta farina del sacco dell'autore e quindi sta a lui far sì che tutta l'opera sia di buon livello dall'inizio alla fine (poi chiaro che il mio singolo parere conta poco), ma secondo me a volte gli autori si rifugiano troppo nella morte dei buoni per fare salire il livello emotivo della loro opera. In Demon Slayer troppe uccisioni a mio modo di vedere: l'espediente finale della reincarnazione moderna è divertente, ma è un po' una toppa...
      Quando Netflix nel 2060 farà la sua versione di Jujutsu, renderà Maki Zenin la protagonista e io sarò felice XD.
      Oddio, nel 2060 chissà quali saranno i dettami della piattaforma :D

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  2. A me i cartoni Netflix non attirano per niente, non sono riuscito a finire neanche il film delle Tartarughe, men che meno gli anime. Riesco a seguire giusto quelli di Adult Swim e compagnia bella (BoJack, F for Family, ecc.) ma neanche tutti.
    Avevo letto "cunnilingus game", avrei preferito 😛🐷
    Ma non è troppo magra per il sumo?

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    1. Sì è magra per il sumo: diciamo che è una partecipazione "estemporanea", all'interno di questo torneo tra stregoni reincarnati e stregoni moderni (peraltro la storia sta andando a puttane, grazie Akutami...)
      Bojack sono stato fan, ma non l'ho finito: alla fine mi ha intristito troppo...
      Per il resto mi sono ripromesso di non guardare piu' cartoni animati che non fossero anime giapponesi,ho fatto giusto un'eccezione per quel carrozzone di Vox Machina

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