The menu: l'horror culinario sugli chef divinità del terzo millennio (di Bonigol)


di Bonigol

La televisione da oltre mezzo secolo crea "divinità" che con l'avvento dei social-network sembrano essere lì, alla portata di tutti, quotidianamente, continuamente. L'impennata di programmi e reality a tema culinario, nell'ultimo decennio, ha portato quasi a "santificare" la figura dello chef stellato. È così che grazie alla loro competenza, una severità ai limiti del bullismo e (diciamolo) una palese spocchia (gradita ai più) i cuochi sono entrati nelle nostre case (e nelle vite) come dei guru la cui filosofia è "ai fornelli o fai come dico io, o è sbagliato". 

Sulla scia di queste considerazioni nasce The menu, horror ben "mantecato" nell'allegoria del fenomeno "gastronomico" del terzo millennio. 

Il regista britannico Mark Mylod (noto soprattutto per aver diretto episodi di grandi serie tv come Il Trono di Spade o Shameless) "impiatta" bene la sua opera grazie anche a "materie prime" di qualità come Anya Taylor-Joy, Nicholas Hoult e soprattutto un Ralph Fiennes in grande spolvero.

Hoult e la Taylor-Joy sono Tyler, cuoco di mestiere e fanatico di ricette "ricercate", e Margot, ragazza senza peli sulla lingua che lo affianca verso l'importante cena che hanno in programma. La giovane coppia, accompagnata da un nutrito gruppo di avventori, tra i quali alcuni vip e critici gastronomici, s'imbarca verso un'isoletta del Pacifico adibita a ristorante esclusivo in riva al mare. Lì, accolti dalla misteriosa e laconica Elsa, verranno condotti al "cospetto" del carismatico chef Julian Slowik (Fiennes) pronto a offrire loro una cena che proprio non dimenticheranno.

Un film che potrebbe apparire confusionario ma in realtà veicola un messaggio ben preciso e che oltre a grandi momenti di suggestione, con sequenze quasi plateali - la presentazione di ogni pietanza è macabra poesia - sa anche divertire nel bel mezzo di un'atmosfera angosciante, che tiene costantemente in bilico fra lo sgomento di ciò che accade e l'ansia per ciò che si teme possa accadere. I monologhi di un pacato Ralph Fiennes legano una scena alla successiva in un battito di mani. Si tratta di un horror, in parte atipico, più "cervellotico" che intellettuale. Certo, un po' di sangue "colorerà" la scena (e non soltanto quello di una cottura media) ma non ne vedrete scorrere a fiumi. 

Essendomi limitato ad esaltarne i pregi (il film mi è piaciuto, non lo nego) vado ora a condividere qualche (dis)appunto. La "narrazione", metafora perlopiù riuscita della venerazione del divo, si avvale di personaggi un po' farseschi. Alcuni clienti del ristorante sembrano adepti quasi quanto il "militaresco" staff del grande chef. D'accordo, si vuol puntare il dito contro l'ipocrisia di chi "mangia" senza assaporare, ma che comunque giudica impietosamente ogni boccone dall'alto della propria "incompetenza", sacrilegio al giorno d'oggi, tuttavia la critica si addentra nella vita di ogni commensale (la menzogna come condimento) e diviene via via sociale. Spesso a voler fare paralleli si fa uso di iperboli e pare questo il caso. Pian piano gli eccessi proliferano.  La passività di alcuni personaggi di fronte a ciò che accade è inaccettabile e a dirla tutta, avrei anche "segato" qualche scena un po' grottesca. Tuttavia il risultato è buono. Qualcosa di insolito e originale. Una "tirata d'orecchi", dunque, a chi non ragiona col proprio palato e (soprattutto) con la propria testa. Se c'è chi preferisce un cheesburger a un piatto raffinato, degustibus. Mancano alcuni tasselli che lasciano vorticare interrogativi (non aspettarevi didascalici "spiegoni") ma il cinema, senza la capacità dello spettatore di riempire gli spazi vuoti, è solo un grande schermo sul quale scorrono immagini. 

Signore e signori, la tavola è apparecchiata e l'horror è servito! Buon "appetito".


Commenti

  1. Immaginando cosa si finisca per mangiare, credo che stavolta salterò il "pasto" ihih..

    RispondiElimina
  2. Boiling Point si può definire un apocalittico thriller culinario.
    Molto interessante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Conosco quel film: particolare. Ma non l'ho visto e non so darti un giudizio

      Elimina
  3. Se ne parla anche troppo di cucina in tv, è diventato un argomento cult. Tutti hanno qualcosa da dire o da proporre. Dove giri trovi qualcuno che cucina o che assaggia. Bah.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero, infatti questo film critica anche questo! Non possiamo fare spoiler, ma "La passività di alcuni personaggi di fronte a ciò che accade è inaccettabile" è un passaggio che fa riferimento proprio a quello che dici

      Elimina

Posta un commento

Non ti sentire in dovere di commentare: ti ringrazio per essere qui a leggere, per spendere il tuo tempo qui, in questo piccolissimo spazio del web