Gli indimenticabili: Francesco Nuti, l’eterno amletico conflitto tra l’essere e il non essere (di C.D'Aleo)
di Claudio D'Aleo
Sguardi da eterno fanciullo, umile, modi garbati, umanità prorompente e tanta, tanta simpatia.
Anche tante debolezze e fragilità, bucce di banana sulle quali spesso è scivolato fino alla fine dei suoi giorni.
Francesco Nuti è stato l’attore per definizione, quello a cui è riuscito perfettamente il difficile compito di interpretare se stesso, quello cui la vita ha regalato più di un gradino da salire e più di una vetta da raggiungere.
Tragicomico e serio al contempo, artista eccellente, sempre in bilico tra il fare il non fare è stato sempre attento ai valori della vita cui ha sempre dedicato, soffrendo, il suo essere e il suo divenire.
Intellettualmente nomade ma attento e misurato rispetto ai cambiamenti della quotidianità, anche a quelli meno desiderati, sempre mosso da autocritica feroce e talvolta opprimente, ha vissuto tra i bisogni e le aspettative della gente cercando di scandirne emozioni, problemi e sentimenti senza stancarsi mai di comprenderli per tradurli in Arte.
Sin dagli inizi si è sempre perso nella ricerca costante e asfissiante di quelle verità nascoste ma solo sfiorate e che in lui hanno avuto effetti inevitabili e talvolta devastanti.
Cunicoli tristi e impervi dai quali difficilmente riusciva a uscire.
Il Cinema per lui è stato ribellione, confronto, conflitto interiore e dialogo con la gente con la quale amava confrontarsi e interloquire.
Recitava se stesso e le sue debolezze spalmandole sulle emozioni altrui e attingendo ad esse in cerca di ristoro.
Talvolta comico ma anche sofferente ed introverso, toscano fino al midollo, sorriso accattivante ma perennemente indeciso subiva senza reagire tutti gli attacchi della vita accumulando senza mai smaltirli carichi insuperabili di disagi interiori.
In “Io , Chiara e lo scuro” gli riesce magistralmente di recitare se stesso attraverso le gesta di un bambino che supera il Campione e lo sconfigge per far bella mostra di sé davanti alla sua amata.
Apoteosi perfetta di quel Davide che sconfigge Golia che in lui ha sempre fermentato con forza, speranza e tanta passionale veemenza senza però mai trovare sbocchi concreti ed esaustivi.
Ha vissuto la voglia di riscatto e di ribellione emotiva come speranza di sussulto e rivincita.
Utopia d’un vissuto.
Anche nei momenti più tristi dell’abbandono e della dolorosa uscita di scena, è sempre rimasto il poeta dell’indicibile quotidiano, delle difficoltà vissute ma difficili da raccontare, degli amori cercati e mai trovati, dei conflitti con se stesso e con quelli di una società ipocrita, poco solidale e ingannevole che non ha mai amato e apprezzato abbastanza ma contro la quale ha sempre lottato.
Per questo e per altro ancora, per quello che ha trasmesso e per tutto quello che la vita non gli ha donato nè permesso di trasmettere, Francesco Nuti occupa di diritto un posto basilare tra gli indimenticabili del nostro tempo e della nostra cultura e a lui va tributato ogni omaggio per non dimenticare.
La voglia d’eterno come raggio di sole e riscatto sociale.
La sua vera battaglia tra le tante.

Quando lo ricordo, prevale quell'immagine, con la malattia a mangiarselo, col dolore tridimensionale.
RispondiEliminaFai fatica a metterlo a fuoco con gli antichi pascoski e chiare e scuri e donne con le gonne e tutti quei sorrisi dolci, quelli manipolati ad arte, arte vera, non quelli mezzo finti di Hirayama in Perfect Days.
Non i ghigni procurati dalla sorte.
Resta solo lo scuro adesso. E lo sogno a giocare.
Un colpo di sponda, di quelli ispirati.
Per far vedere all'Aldilà che c'è ancora un'altra partita.
Arte vera. Sì, Nuti è un artista sottovalutato. Un "guitto" alla Benigni (da giovane) che in poco tempo ha trovato la sua dimensione. Un'ottima mano registica, storie di rapporti (complicati) tra uomo e donna, ironia e amarezza.
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