Nils Liedholm (Valdemarsvik, 8 ottobre 1922 – Cuccaro Monferrato, 5 novembre 2007) fu calciatore e allenatore di calcio svedese con cittadinanza italiana. Giocava a centrocampo. Con la sua nazionale divenne vicecampione del mondo nel 1958, secondo dietro il Brasile che in quell’anno, appunto, divenne Campione del Mondo. Soprannominato il Barone per la sua signorilità, ha legato la maggior parte della sua carriera all'Italia, prima come giocatore nel Milan e poi come allenatore in vari club, tra cui lo stesso Milan e la Roma. Artefice del gioco a “zona”, nel 2016 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano. Ha giocato nel Milan dal 1949 al 1961. Ha allenato il Milan dal 1964 al 1966, dal 1977 al 1979, dal 1984 al 1987.
Nils Liedholm, un maestro
Nils Liedholm è stato uno dei più grandi Maestri di calcio che il nostro Campionato abbia mai avuto. Simpaticissimo, un vero e proprio Signore. Maestro in campo, Maestro fuori dal campo. Maestro sempre, anche del “non dire”. Il bello è che riusciva sempre e comunque a farsi comprendere. Celeberrime le sue interviste con il grande Beppe Viola dove l’uno, il giornalista, “impupava” domande tra il serio e il faceto atte in pratica a non farsi mai dare risposte concrete e l’altro, l’allenatore, disponibilissimo a rispondergli per filo e per segno seppur senza dire nulla. Il buon Nils si perdeva sempre o quasi sempre in una simpaticissima lingua tutta “sua” parente, seppur alla “lontana”, del nostro italiano. Veri e propri incroci tra simpatia, “arte” comunicativa, gentilezza e ironia. Tempi che furono, dove il calcio era ancora calcio e il giornalismo svettava per le “olimpiadi” verbali e dialettiche che vedevano impegnati, nei loro rispettivi campi, i vari Gianni Brera, Sandro Viola, Sandro Ciotti. Campioni anche di cultura e di romanticismo, non solo di sport.
Il calciatore, l’allenatore
Liedholm fu un giocatore grandissimo. Un Fuoriclasse. Assieme a Green e Nordhal diede corpo e sostanza al Mitico Gre-No-Li trio di fuoriclasse che per anni fece le fortune del Milan e del calcio internazionale dal 1949 al 1953. Fu pilastro della Nazionale svedese e di quel centrocampo che sfidò il Brasile nella famosa finale della Coppa Rimet vinta dai brasiliani nel 1958. In quell’occasione, vide nascere e propagarsi la stella del Grande Pelè che da lì in poi firmo le pagine più belle del calcio mondiale. Da allenatore Nils fu bravissimo tanto quanto da giocatore. Milan e Roma le squadre delle sue fortune. Al Milan, da allenatore, vinse il decimo Scudetto nel 1978-79, l’anno della Stella. Non solo. Precedette l’epopea berlusconiana che cominciò a prendere forma e sostanza a partire dal 20 febbraio 1986. Riuscì a fare di Aldo Maldera un terzino sinistro “attaccante”. Il primo della Storia. Una vera e propria novità per quei tempi. Poi subentrarono Antonio Cabrini e Paolo Maldini. Altri tempi, altro calcio. Il Grande Aldo Maldera, nell’anno del decimo Scudetto, fu capace di segnare ben 9 gol e di fregiarsi del titolo di Capocannoniere della squadra. Anche a Roma Liedholm vinse lo Scudetto, precisamente nel 1982-83. Arrivò pure in finale di Coppa Campioni dove perse contro il Liverpool una partita che ancora oggi, a Roma, tutti ricordano come “stregata”. Eravamo nel 1984. Vinse il Liverpool ai rigori dopo l’1 a 1 dei tempi regolamentari. Uno strazio sportivo davvero indimenticabile. Inventore della zona “quasi” pura e per questo diversa dalla zona “pura” di Franco Scoglio e Arrigo Sacchi, Nils creava Campioni e modellava i giovani sin dai “fondamentali”. Il grande Franco Baresi, fu l’esempio più fulgido della sua “arte”.
L'arte
Il Barone ebbe tempo e modo per accomiatarsi dai rossoneri insegnando calcio a tantissimi giocatori, molti dei quali, sotto le sue cure, divennero autentici fuoriclasse. Due nomi su tutti: Mauro Tassotti e Pietro Paolo Virdis. Il primo fu acquistato dalla Lazio nel 1890, l’anno della retrocessione del Milan in B; il secondo venne acquistato invece dall’Udinese, esattamente nel 1984. Il grande Liedholm, lì, diede certamente il meglio di sé. Entrambi ottimi giocatori, con il Maestro svedese affinarono talmente tanto i lori già notevoli mezzi da diventare veri e propri “brasiliani” dal tocco morbido, elegante e raffinato. Un piacere vederli giocare. Con Liedholm il Milan cominciò a gettare le basi del famoso e innovativo gioco a zona. Gioco che poi sarebbe stato portato avanti e perfezionato da Arrigo Sacchi.
Nils Liedholm e Sacchi
A scanso di equivoci, le “zone’ dei due tecnici erano diverse. In un capitolo del suo libro “La Piramide Rovesciata”, il giornalista inglese Jonathan Wilson cita Sacchi affermare che la zona di Liedholm non fosse, in realtà, una ‹‹vera zona››. Semplice il motivo: nella versione di Liedholm, la zona, meno frenetica, era più orientata all’uomo che allo spazio, in quella di Sacchi si puntava decisamente al “collettivo”. L’”omino” di Fusignano, così era soprannominato il grande Arrigo, fu un vero e proprio “martello”. Chiedere a Marco Van Basten, ove si nutrissero dei dubbi. Entrambi fecero per anni le fortune del Milan e del calcio italiano. Anche per questo non saranno mai dimenticati.
Claudio D’Aleo

Che ricordi!! Maldera coi calzettoni sempre giù.. un fenomeno.. tempi meravigliosi popolati da personaggi veri, mossi ancora da valori autentici.. oggi fanno testo solo le cifre di un contratto..che tristezza!
RispondiEliminaNon ho vissuto questi tempi, ma Liedholm è stato davvero un grande
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