di Bonigol
È attualmente in proiezione nelle sale italiane l'attesa trasposizione cinematografica di Until Dawn (l'acclamato videogioco survival horror di Supermassive Games), diretta da David Sandberg.
Questo live-action, pur non risultando una copia carbone della sceneggiatura originale, riesce a ricreare il giusto mix avventuroso, angosciante e misterioso, che ha saputo incollare tanti gamers alla Play Station a partire dall'ormai lontano 2015.
Non potendo ricreare il "butterfly effect" per cui, nel videogioco, ogni evento era la conseguenza di scelte precedenti (interattive e variabili), il film sceglie precocemente una sua direzione che, frutto di alcune libertà narrative, potrebbe scontentare qualche fan.
Tuttavia, Sandberg (che la sa lunga sulle atmosfere cupe), già regista di Lights Out e Annabel Creation, mantiene intatta gran parte della struttura narrativa iniziale e si diverte con grande mestiere a omaggiare il videogioco per tutta la durata del film, attraverso dettagli che sorprenderanno i gamers ma non intaccheranno l'empatia di coloro che mai hanno impugnato un joypad.
Cinque giovani (Clover, Max, Nina, Megan e Abel) decidono di tornare in un suggestivo luogo montano sperduto tra i boschi, dove un anno prima si sono perse le tracce di Melanie, la sorella di Clover. Credendola ancora viva, la ragazza cerca di venire a capo del mistero della sua scomparsa. Le tracce porteranno il quintetto di amici verso una vecchia locanda nei pressi di una miniera in disuso, un luogo totalmente fuori dalla realtà, dove il tempo si resetta e le loro vite si rigenerano riportandoli continuamente alla stessa ora del loro arrivo. Il compito del gruppo è sopravvivere fino all'alba e uscire da un incubo fatto di sangue e morte.
Inutile sottolineare come l'obbligo di una singola linea narrativa "canonica" che caratterizza il film, a differenza della possibilità di scelta delle interazioni che consentiva il videogame, sia un tantino limitante. Bando alle ovvietà, l'idea brillante del reboot quotidiano è, però, un geniale espediente per ricreare in un film l'essenza del videogioco (si muore e si ritenta consci dei passi falsi commessi e da non ripetere) mantenendo comunque quel senso di tensione e incertezza sul destino dei personaggi.
Il cast, composto da giovani talenti emergenti, riesce a incarnare in modo convincente i diversi caratteri archetipi del genere horror, riuscendo a donar loro una buona "tridimensionalità". Le dinamiche interpersonali, fatte di amicizie, rivalità e segreti oscuri, sono ben rappresentate e contribuiscono a rendere i personaggi più umani e quindi più vulnerabili agli occhi dello spettatore. Le interpretazioni sono generalmente solide laddove spicca la capacità di trasmettere paura e disperazione.
Come anticipato in precedenza, dove il film si discosta maggiormente dal videogioco è nella gestione della minaccia. Mentre il gioco svelava gradualmente la natura del pericolo (cosa che alimentava le più svariate supposizioni), il film sembra optare per una rivelazione più precoce, forse per aumentare il ritmo e l'intensità della narrazione cinematografica. Questa scelta potrebbe deludere chi apprezzava la lenta costruzione della suspense e il mistero che avvolgeva le creature di Blackwood Mountain.
Va sottolineato che Sandberg riesca comunque a realizzare sequenze di tensione efficaci e alcuni momenti di autentico e spiazzante spavento, sfruttando al meglio gli effetti speciali e il sound design. Anche le relazioni affettive che legano i cinque protagonisti vengono snocciolate prima dell'inizio delle vicende sanguinolente, mentre nell'Until Dawn di Supermassive restavano tutti un po' più "abbottonati" uscendo allo scoperto un poco alla volta (il gruppo, nel videogame, era anche più numeroso). Cosa aspettarsi dunque da questo film? Un horror più che discreto, capace di coinvolgere attraverso le diversissime personalità, paure e debolezze di personaggi ben assortiti e ben "irrigato" dalla natura multiforme del pericolo incombente.
Il mio fido compagno di visioni horror, al cinema si è dichiarato soddisfatto (come lo ero io) al termine del film. Non conosceva l'esistenza del videogame ma spesso è anche meglio così. Non possono essere posati quasi mai sullo stesso piano cinema e gaming ma quando s'intrecciano, sanno anche dar vita a qualcosa di piacevole. Diverso, ma piacevole.
Voto: 6.5

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