"Quelli belli come noi" è il brano che chiude la tracklist di "Per amore mio", disco del 1991 di Roberto Vecchioni.
È l'unica canzone in cui il cantautore milanese si fa accompagnare da un'altra voce, nella fattispecie quella del compianto Francesco Nuti, attore, regista, ma anche cantante.
Si tratta di un inno generazionale per quelli dell'età di Vecchioni o poco di più: c'è infatti riferimento alla Ferrari di Ascari e alla Fiat 600, che fu presentata al pubblico nel 1955. Erano tempi in cui bastavano "cento lire per (acquistare) tre dischi" e per dichiarare il proprio amore alla ragazza di cui si era innamorati. Tempi in cui si faceva l'amore (o si provava..) proprio sulla Seicento.
"Quelli belli come noi" sono persone romantiche, a cui piace il buon bere ("il fegato a Pinot"), sognatori che inseguono consapevolmente chimere ("L'attesa di Godot") e anche per questo spesso soggetti a delusioni che comportano tristezza ("Il cuore di Pierrot", cioè i sentimenti). A loro si contrappongono "i brutti", cioè persone troppo razionali e con i piedi per terra, che però non sanno iniziare le giornate con entusiasmo perché incapaci di sognare; non tanto incapaci di emozionarsi, quanto di scoprire cose e vivere esperienze che possono emozionare.
E si ritorna all'amore: i belli provano piacere anche in uno scambio di sorrisi, magari con una bella donna appena incrociata lungo la via durante una passeggiata, e sanno custodire nel loro cuore tanti ricordi. Sono persone sensibili che raggiungono il massimo compimento di sé nell'incontro con la propria anima gemella.

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