"Il fetido cortile ricomincia a miagolare". Inizia con questo iconico verso "Un sabato italiano", brano di 42 anni fa cantato da Sergio Caputo.
Un'immagine da film di Comencini, quella del cortile di un condominio romano un po' dismesso, frequentato da gatti, che ci introduce nel viaggio in musica in un sabato invernale, anzi di febbraio, tipicamente italiano: è il periodo del Festival di Sanremo, il Festival dei fiori, che effettivamente inonda l'etere con le sue canzoni.
Il protagonista "fugge" dalla routine sanremese grazie ad un amico (o amica?) che suona alla sua porta di casa per invitarlo a una passeggiata.
Alla fine in tanti "sono sopravvissuti" all'onda mediatica del Festival (ma quanto è attuale ancora questo verso?) e vivono la notte, sotto un cielo stellato e sgombro da nuvole, dimenticando l'affanno della settimana lavorativa ("Il peggio sembra essere passato"). È un'Italia diversa, quella dei primi anni '80, rispetto a quella di oggi: c'era più fiducia, anche perché gli anni delle proteste in piazza e degli attentati era terminata. Ma tutto sommato si viveva secondo il "carpe diem", senza pensare troppo al futuro. C'è voglia di divertirsi, di svago e si viaggia con la mente su un fantasmagorico dirigibile, immersi poi nelle atmosfere da sogno dei film felliniani. E pazienza se i discorsi fatti con gli amici che si incontrano durante il viaggio nel sabato italiano siano un po' i soliti: ci si diverte comunque, seduti a un tavolo e con un bicchiere, interrogandosi per un istante sulle "imperscrutabili donne" degli amici, costrette loro malgrado a quel tavolo, ma sono storie d'amore che a volte fanno preferire avere una gastrite.
Si beve forse un po' troppo, finendo per usare un linguaggio altisonante, e poco importa che faccia male: nell'ottica del carpe diem, non si andrà dal medico per sentirsi dire di dover smettere di bere e fumare. Si vivono momenti felici, in un sabato italiano: momenti di felicità che torneranno nel pensiero, in futuro, provocando una dolce malinconia.
Un sabato italiano: il testo della canzone di Sergio Caputo
Il fetido cortile ricomincia a miagolare
L'umore quello tipico del sabato invernale
La radio mi pugnala con il festival dei fiori
Un angelo al citofono mi dice vieni fuori
Giù in strada per fortuna sono ancora tutti vivi
L'oroscopo pronostica sviluppi decisivi
Guidiamo allegramente è quasi l'ora delle streghe
C'è un'aria formidabile le stelle sono accese
E sembra un sabato qualunque un sabato italiano
Il peggio sembra essere passato
La notte è un dirigibile che ci porta via lontano
Così ci avventuriamo nella Roma felliniana
Equilibristi in bilico sul fine settimana
E sulle immagini di sempre nei discorsi e nei pensieri
Dilaga anacronistica la musica di ieri
Malinconia latente nei momenti più felici
Abissi imperscrutabili le donne degli amici
E questa storia imprevedibile d'amore e dinamite
Mi rende tollerabile perfino la gastrite
E in questo sabato qualunque un sabato italiano
Il peggio sembra essere passato
La notte è un dirigibile che ci porta via lontano
E adesso navighiamo dentro un sogno planetario
il whisky mi ritorna su, divento letterario
ma perché non vai dal medico
e che ci vado a fare
non voglio mica smettere di bere e di fumare
E in questo sabato qualunque un sabato italiano
Il peggio sembra essere passato
La notte un dirigibile che ci porta via lontano
E in questo sabato qualunque un sabato italiano
Il peggio sembra essere passato
La notte è la variabile che ci porta via per mano
E questo sabato qualunque un sabato italiano
Il peggio sembra essere passato...
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