Se avete un profilo social, vi sarete anche voi imbattuti in un post che cita "Fantozzi", la celebre commedia che ha reso immortale il nome di Paolo Villaggio.
Zio, cosa guardi?
- Fantozzi.
- Cos'è Fantozzi?
- Sei serio?
- Sì.
- Una della più grandi commedie della storia della... vabbè, seduto.
- Ma...
- Seduto. Subito.
...
- Allora? Ti è piaciuto?
- Ma è bellissimo!
- Te l'avevo detto. È un grande affresco spietato che cattura la...
- È una storia così ottimista.
- Prego?
- Ma sì, zio. È un film dolcissimo. Pure un po' stucchevole certe volte eh, ma capisco che possa affascinare.
- Come affascinare?
- Pieno di speranza...
- Ma che cazzo stai dicendo? Ma è la storia tragicomica per eccellenza.
- Fantozzi ha il posto fisso.
- Eh?
- Dico, Fantozzi ha il posto fisso.
- Beh, sì. Ma l'hai visto, fa un lavoro grottesco, alienante...
- Pure te.
- Però in un'azienda impersonale che lo sfrutta biecamente.
- Pure te. Con la differenza che Fantozzi avrà la terza media. Tu hai laurea e master.
- Sì, va be', ma la mia è una grande famiglia.
- Quanto pigli di stipendio?
- Io...
- Quanto piglia Fantozzi?
- Beh, così su due piedi... calcolando la lira... l'inflazione... piglierà duemilacinquecento euro al mese.
- Anche tremila.
- Forse...
- E poi la macchina, quell'appartamento. Saranno cento, centoventi metri quadri in un palazzo storico in centro. Paga l'affitto, Fantozzi?
- Non mi risulta.
- Quindi è di proprietà. E la Pina non lavora?
- No.
- Quindi con uno stipendio mantiene tutta la famiglia?
- Sì.
- Fantozzi va in pensione?
- È il titolo del sesto film.
- E tu?
- ...
- Zio, stai piangendo?
- Ma non è questo il punto, Paolo Villaggio ha inventato una maschera che...
- Poi è pieno di hobby. Gioca a tennis con gli amici, a biliardo, è stato azzurro di sci, va in campeggio, tu da quant'è che non vai in campeggio?
- Non ho mai tempo.
- E poi fa le ferie.
- Sì, ma con la nuvola...
- Sì, ma intanto lui le fa. Sono sicuro che almeno 3 settimane le fa. Forse un mese. E Fantozzi non lo licenziano mica. Anche se fa cazzate. Non gli chiedono performance, non gli fanno firmare patti tombali, contratti capestro. Non lo rinnovano di anno in anno in un eterno precariato. Non va in burnout, timbra il cartellino e va a casa dalla famiglia.
- Vabbè, ma è una famiglia grottesca.
- Ma è una famiglia. Tu ce l'hai una famiglia?
- Ho una pianta di basilico.
- Zio, perché ti tormenti con questi film su un benessere irraggiungibile. Poi ci credo che sei stressato.
- Non hai capito niente. Fantozzi è una spietata critica sociale a... a...
- A?
- Non lo so.
- Zio?
- Sì?
- Tu credi che un giorno riusciremo a essere di nuovo come Fantozzi?
- Speriamo.
Cosa ne penso di questo scritto?
Fantozzi, quanto meno nei primi capitoli con Luciano Salce alla regia, è un esempio di commedia all'italiana salace e pungente, anche se tocca importanti vette di comicità tout court, grazie alla bravura di Villaggio e a qualche scena slapstick, che nei film della saga firmati da Neri Parenti diventeranno purtroppo dominanti.
Fantozzi è satira sull'Italia degli anni '70, su vizi (tanti) e virtù (poche) degli impiegati, mettendo in evidenza in primo luogo il radicato assenteismo. Personaggi forti con i deboli e deboli, nonché servili, con i forti, compreso il nostro amato ragionier Ugo, senza alcun spessore intellettuale. Certo, la forza della vera commedia all'italiana era quella di non fare prigionieri: la satira colpiva tutti. Nella fattispecie di Fantozzi, si mettevano alla berlina non solo gli impiegati e il loro scarsissimo spessore intellettuale, ma sull'altro lato, anche i radical chic dell'epoca (basti pensare al cinema impegnato...). Gli stessi padroni vengono descritti, in fondo, come dei gran babbei. Per certi versi, l'opera anche 50 anni dopo risulta attuale per molti versi, per altri inevitabilmente no.
Ad esempio l'idea che Fantozzi sia in una posizione migliore del laureato di oggi la ritengo una cazzata, a prescindere dai salari bassi e dal precariato, perché un tempo studiare era un privilegio di pochi. I laureati dell'epoca avevano delle posizioni di prestigio. Oggi, invece, ci sono più corsi di studio e anche nuove professioni, che spesso comportano il mettersi in proprio e non il lavoro dipendente, mentre il lavoro artigianale sta scomparendo. Il confronto è inutile. Così come elogiare lo status (?!) di Fantozzi, dimenticando i tanti operai che una volta facevano la fame e oggi faticano nuovamente, per l'alto costo della vita, ad arrivare a fine mese.
Ma c'è un ulteriore elemento da mettere in evidenza: quella vita fantozziana che i boomer di oggi esaltano, all'epoca era appunto fonte di satira, ma anche di approfondite analisi cantautoriale. Ecco, magari i "Fantozzi" non andavano in burn-out, ma cadevano preda delle loro nevrosi, quelle che Gaber metteva impietosamente a nudo nel suo teatro-canzone. Davvero si rimpiangono i weekend al mare di 50-40 anni fa, un weeekend spesso fonte di stress, tra traffico e spiagge affollate? Oggi poi i 40enni viaggiano tanto, in tutto il mondo. Farebbero cambio con la vita di una volta? E poi la parte sugli hobby fa sorridere. Ogni epoca ha il suo hobby. Oggi penso al padel, alla palestra, alla bicicletta da corsa. Oggi siamo peraltro circondati da un superfluo diventato necessità, dai telefonini alle auto iper-accessoriate. Non significa essere più ricchi: anzi, il problema del costo della vita è un gravissimo problema attorno al quale la politica gira, senza fare nulla. Ogni epoca ha le sue criticità e i suoi punti di forza. I confronti sono forzati, ma so bene che essi siano semplicemente un modo per esprimere nostalgismo. Dimenticando poi il vero pregio di Fantozzi, che rappresentava alla perfezione l'anti-tesi della società odierna di oggi, quella polarizzante, quelle delle fazioni che si scontrano sui social a suon di isterismi verbali. La vera commedia all'italiana sapeva prendere in giro tutti, espressione di un'onestà intellettuale che oggi si sta letteralmente perdendo.

Ci vorrebbero più Fantozzi e decisamente meno Mad Heidi.
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