Mad Heidi, splatter in salsa svizzera: la doppia recensione con Bonigol

La recensione di Bonigol

Considerato il primo esperimento di quella satira elvetica che chiamano "Swissploitation", Mad Heidi, film del 2022 diretto da Johannes Hartmann e Sandro Klopfstein, proietta Heidi la "reginetta" delle Alpi, nata dalla penna di Johanna Spyri, in una realtà distopica e violenta. Nel suo paese "troneggia" un tiranno dittatore, magnate del formaggio, che tramite l'esercito costringe la popolazione a consumare i suoi prodotti caseari, al punto da considerare un grave reato l'intolleranza al lattosio. In questo "multiverso" cinematografico, Heidi è ormai una ragazza adulta che vive la sua storia d'amore con Petar il pastore ("spacciatore" di formaggio artigianale) e che, quando il ragazzo viene punito dal regime per la sua dissidenza, decide di ribellarsi a tutto ciò.

Nonostante le premesse interessanti, Mad Heidi soffre di punti deboli che ne compromettono l'efficacia narrativa finendo per ristagnare nel filone dei B-movie moderni (i fondi per realizzarlo sono stati raccolti anche via crowfounding) e risultando troppo demenziale ma anche eccessivamente "dilettantistico" per conquistare un pubblico esigente. 

Stiamo parlando di un'auto-satira su tutto ciò che è iconico in Svizzera (formaggio, cioccolato, montagne, orologi) che diviene una folkloristica rappresentazione in grado di brillare soltanto quando decide di abbracciare con spontaneità la sua anima più assurda, il che accade di rado.

Il difetto principale è la gestione dei tempi. Dopo un inizio promettente e goliardico, il film subisce un brusco rallentamento nella parte centrale, ambientata principalmente in una prigione femminile. La sceneggiatura è pigra e sebbene il genere permetta (anzi richieda) dialoghi sopra le righe, in Mad Heidi molte battute risultano piatte o forzate e manca quella sagacia che rende iconico un "trash" di qualità. Ad esempio le gag sul formaggio, inizialmente piacevoli, diventano ripetitive e prevedibili già verso metà film. La sensazione poi è che quest'opera si poggi eccessivamente sulle citazioni. C'è un costante richiamo a Kill Bill e Bastardi Senza Gloria che impedisce alla storia di trovare una propria voce distinta. Heidi veste i panni della revenge girl ma, a differenza della sposa, niente tuta gialla, soltanto un succinto outfit che strizza l'occhio al fan-service. 

Ciò che si salva, in parte, è il fascino di vedere l'alter ego tenace e combattivo della placida montanara a cui "le caprette fanno ciao", così come (divertiti) ritroviamo le nuove versioni di Klara, Peter, il nonno dell'Alpe e la tremenda Signorina Rottenmeier (divenuta una graduata dell'esercito chiamata Mrs Rottweiler). 

Altro piccolo punto a favore di Mad Heidi, per chi ama lo splatter, sono le "esecuzioni" con sangue a profusione, ma anche questo aspetto perde fascino e creatività via via che la storia si avvicina al finale. 

Sui vari portali di cinema, questo film ha valutazioni ben più alte di ciò che avrei in mente basandomi sulle mie opinioni, per cui chi ne fosse incuriosito (nel caso è presente su Raiplay) potrà sperare di restarne maggiormente affascinato rispetto al sottoscritto. 

Voto: 4.5

La mia recensione

Film dall'ispirazione tarantiniana, con pennellate di sexploitation degli anni '70 e di anime giapponese, nonché una buona dose di splatter, Mad Heidi è una versione decisamente sopra le righe del romanzo che ha ispirato la nota serie animata. 

La trama (tratta da Prime Video) è decisamente "minimal":

In una Svizzera distopica, l'innocente Heidi si trasforma in un'agguerrita combattente che si propone di liberare il paese dal dominio fascista di un malvagio tiranno del formaggio.

Heidi è appunto il classico personaggio "from zero to hero": grazie a un veloce, ma efficace addestramento con suore ninja (parenti del Ninja di Dio di Peterjacksiana memoria?), diventa una macchina addestrata al combattimento, a scopo naturalmente di vendetta. Alla fine, chi guarda un film come questo (come il sottoscritto), si aspetta grandi mazzate, a prescindere dal livello di splatter. E Mad Heidi personalmente ha soddisfatto solo in parte questa aspettativa: l'azione infatti non decolla, inframezzata da troppe scene di dialogo e di interazioni tra personaggi piuttosto scadenti e dai nomi improbabili. Alla fine spuntano fuori gli zombie, che sono sempre spendibili in film come questi, ma che risultano un po' moscetti, e il villain principale si rivela un "titanico" neutralizzatore visivamente apprezzabile (mi ha ricordato Magna Defender, uno dei personaggi più belli della mitologia dei Power Rangers), ma il combattimento che lo riguarda risulta piuttosto noioso.


Ma prima della nascita della "guerriera" Heidi, a cosa assistiamo? A un film bruttarello ambientato in una prigione, con un richiamo a un particolare tipo di Sexpolitation, quello delle "donne in prigione". E infatti c'è una fugace scena di nudo collettiva che richiama quel genere. Poi si decide, giustamente, di non esagerare con l'aspetto sessuale (anche se un po' di fan service rimane, anche per il look finale di Heidi). Lo splatter, invece, è decisamente divertente. La protagonista? Poco espressiva, ma essendo una vera campionessa di Taekwondo, fisicamente è decisamente nella parte, molto meglio di altri film (come la protagonista di Sucker Punch, tanto per fare un nome). La satira sulla Svizzera? Il Rezzonico di Aldo, Giovanni e Giacomo era cinque spanne sopra, quindi passiamo oltre. Nel complesso è quindi un film bruttino, guardabile per una serata spensierata, specie in compagnia, ma che non passa agli annali, diversamente da veri film "So Bad So Good". 

Voto: 5

Commenti