Train Dreams: la realtà effimera della vita americana dell'inizio del XX secolo

Immagine rielaborata con Chatgpt


di Bonigol

"La natura è sovrana" scriveva il grande Giacomo Leopardi. Potrei sintetizzare così, con questa riflessione, la visione appena terminata di Train Dreams, diretto da Clint Bentley e basato sulla celebre novella di Denis Johnson, finalista per il premio Pulitzer nel 2012. Un confronto impari tra l'uomo e l'incedere lento ma inesorabile della natura, rapportato (invertendo le prospettive) a come l'ambiente stesso subisca i rapidi cambiamenti dovuti all'uomo e al "galoppare" delle tecnologie. 

​La narrazione segue l'intera esistenza di Robert Grainer (Joel Edgerton), un modesto taglialegna nel West americano dell'inizio del XX secolo. La storia, scandita da una voce narrante, non è lineare, ma frammentata in ricordi che compongono il mosaico di una vita (quasi sempre) solitaria e durissima.

​Robert lavora con solerzia alla costruzione di ponti ferroviari e infrastrutture in zone selvagge dell'Idaho ed è lì che conosce Gladys (Felicity Jones), raro esempio di anima gemella. Insieme a lei pianifica un futuro e costruisce, nei boschi che amano, la casa dei loro sogni. Sarà sempre la natura, però, ad avere l'ultima parola.

Una vita, quella di Robert, segnata da traumi che lo lasciano ferito ma resiliente, come un salice che si piega al vento per non spezzarsi ma che continua a  (r)esistere. L'uomo e la vegetazione che ama si dimostrano entrambi esecutori di quella forza spesso indifferente e talvolta violenta che determina il destino del mondo e delle persone.

Robert Grainier non è un eroe, è un uomo che accetta con dignità (quasi biblica) le sofferenze che la vita gli infligge.

Il titolo Train Dreams suggerisce la realtà effimera della vita americana di quel periodo: un sogno che corre veloce sulla strada ferrata lasciandosi dietro spesso echi e rimpianti e cambiando, al suo passaggio, la realtà. Attraverso racconti e leggende che si scambiano gli operai nei momenti di svago, si cerca di creare, attraverso le credenze e il folklore popolare, un legame tra gli uomini e il cosmo. Robert non capisce il perché di ciò che accade, non è in grado di evitare il dolore, ma ha imparato a vivergli accanto. Non cerca vendette o rivalse ma intende mantenere vivo il ricordo del proprio passato e di ciò che ha perso. È una persona che nasce in un mondo di foreste vergini sconfinate e si ritrova a invecchiare mentre alti nel cielo sfrecciano gli aeroplani cosicché tutta la sua vita, apparentemente insignificante, diviene una sorta di ponte tra i miti del passato e la modernità. 

Come la natura non smette di perpetuarsi nel segno dell'entropia, questo film procede lento con magnificenza fotografica e i silenzi da riempire con le nostre riflessioni. 

Non ho letto il romanzo ma vedendo il film posso immaginare la difficoltà di trasporre al cinema una storia del genere, senza essere coadiuvati da alcuna "didascalia". Mentre il mondo si trasforma, il passato non ci abbandona mai e può rappresentare sia uno stimolo per andare avanti che un legame con l'universo. Film di difficile lettura, ma qualcosa pian piano ti arriva dentro, nel profondo, e non smetti più di pensarci.



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