L'articolo contiene spoiler sul manga, ma ne consiglio la lettura ad analisi e giornalisti
"Al lupo al lupo!". Jujutsu Kaisen, come Hokuto No Ken: il celebre manga di Hara e Buronson plagiava le menti dei giovani che si ritrovavano a lanciare sassi sul cavalcavia, mentre l'opera di Akutami ha traviato il 13enne che ha accoltellato la propria insegnante di francese.
La Stampa di Torino ci regala infatti questa lettura nell'articolo uscito domenica scorsa (29 marzo), attraverso l'articolo della giornalista Michela Cirillo e dello psicologo Emanuele Bacchelli, che dimostrano peraltro scarsa conoscenza del manga. Bastava comunque leggere sulla Wikipedia e invece Geto Suguru (Suguru Geto) "viene posseduto da un demone" (sic).
Per i casi futuri, una piccola guida ai contenuti di Jujutsu Kaisen.
YUJI ITADORI Il protagonista del manga esprime il pensiero più profondo e intelligente dell'opera. Dopo aver assunto un ruolo (quello di "ingranaggio" nella lotta alle maledizioni), Itadori si rende conto che questo sia quanto di più sbagliato: ogni singola vita umana infatti ha un suo valore, che è dato dall'esistenza stessa. Il valore non è rappresentato dal raggiungere presunti scopi legati al ruolo. Invece, ogni persona, per quanto non faccia nulla di memorabile, ha una sua vita che inevitabilmente genererà ricordi, a prescindere dai rapporti sociali che possa intrattenere. Rispettare il valore della vita umana è fondamentale. Yuji Itadori è personaggio che al meglio rappresenta l'empatia verso il prossimo, lo vediamo anche nell'epilogo del manga, quando consola il giovane che aveva "infastidito" una ragazza, utilizzando la sua tecnica maledetta, a seguito di una delusione d'amore. Questo ragazzo si rende conto di aver sbagliato: la nostra vita è anche sbagliare, l'importante è accettare di aver sbagliato e imparare dagli errori commessi.
CHOSO L'utero maledetto, metà uomo e metà maledizione, rappresenta perfettamente il valore legame familiare. Egli, da fratello maggiore, sente la responsabilità di essere guida per i minori. È lui che deve tracciare il cammino su cui i suoi fratelli cammineranno. Un "cattivo" fratello maggiore mostrerà invece ciò che i minori non dovranno fare.
SATORU GOJO L'antieroe dell'opera svolge un ruolo fondamentale: cresce una generazione di stregoni che potrà cambiare le cose al meglio. È un antieroe perché si macchia di sangue per eliminare i piani alti della società degli stregoni. Ma dà fiducia e spazio ai più giovani, cosa che invece non accade nella nostra società, dove i giovani sono "marginalizzati" e colpevolizzati, da un sistema che non vuole perdere i propri privilegi.
HIROMI HIGURUMA Con la figura dell'avvocato-stregone, Akutami affronta il tema della giustizia. Higuruma ha inizialmente un'elevata moralità: crede nella giustizia, come mezzo per proteggere gli innocenti e punire i colpevoli. Ma poi si scontra con la dura realtà: il sistema giudiziario è fallace (d'altra parte la giustizia è amministrata da uomini che sono imperfetti) e spesso punisce gli innocenti e grazia i colpevoli. Nel caso del sistema giudiziario giapponese, colpevolizza "tutti". Paradossalmente, Higuruma è l'anti Geto: il sistema lo cambia profondamente, da avvocato difensore, Higuruma come stregone diventa pubblica accusa e vede le persone come deboli e brutte, rinnegando il suo ruolo di difensore. In pratica risponde all'ingiustizia della società facendosi corrompere dalla stessa. Poi arriva Itadori, che riesce lì dove Satoru Gojo, con Geto, ha fallito: riportare Higuruma sulla strada giusta. Yuji infatti è esempio di correttezza morale: si dichiara colpevole per un reato che non ha commesso, semplicemente perché sente il peso morale di non averlo impedito. Higuruma disattiva la sua tecnica e la spada del boia e accetta le proprie responsabilità (aver ucciso giudice e pm nel processo del giovane assolto dalle accuse di omicidio in primo grado e condannato in appello).
LA DEMOLIZIONE DEL PATRIARCATO: GLI ZENIN Attraverso la figura di Maki Zenin, in una parte del manga che si ispira palesemente a Kill Bill, l'autore demolisce il patriarcato rappresentato dalla famiglia Zenin, clan misogino che concentra il potere nelle mani degli uomini, confinando le donne a ruoli umilianti o di supporto. Maki ha una forza sovraumana e invece di essere valorizzata, è considerata indegna dalla sua stessa famiglia. Il padre la disprezza perché per colpa sua e della sorella gemella Mai non ha potuto essere individuato come capo casta. Il clan Zenin viene sterminato in una violenta catarsi per mano della stessa Maki, che si dimostrerà, nel corso dell'opera, degna di affiancare i migliori stregoni.
L'ACCETTAZIONE DEL LUTTO E DEL DOLORE Sono due elementi che fanno inevitabilmente parte della vita dell'uomo. Megumi Fushiguro è mosso per tutta l'opera dal desiderio di proteggere la sorella Tsumiki, eppure essa muore tragicamente. Alla fine però Megumi accetta la scomparsa della persona a cui teneva di più, dicendo di essere pronto a vivere una vita per gli altri. In pratica, dando valore alla propria esistenza nel rapporto con gli altri. A inizio opera lui e Itadori sono lontani ideologicamente, Fushiguro è cinico e pragmatico e Yuji idealista, ma nel corso dell'opera i due si avvicinano, pur mantenendo le loro caratteristiche. Non è possibile salvare tutti (quello che avrebbe voluto fare Yuji), né però allo stesso tempo salvare in maniera selettiva (Megumi con la sorella). L'accettazione del lutto, ma anche del dolore, fa parte del percorso di crescita e fa parte della vita: è la separazione (il cambiamento) più importante. Geto, invece, di fronte al lutto (le morti dei compagni), prende la via più facile: quella del male. Ma in questa sua scelta, c'è anche la difficoltà di accettare un cambiamento: il fatto che il suo amico del cuore, Satoru Gojo, sia scavando un solco, per ciò che concerne "la forza".
IL MALE Le riflessioni su esso, fatte dall'autore, sono molto significative, non possono essere banalizzate come nell'articolo de La Stampa. Le maledizioni intanto nascono dai sentimenti negativi delle persone: ogni uomo e ogni donna è portatore o portatrice di male, di sentimenti negativi. Fa parte della natura umana, è inevitabile. Combattere le maledizioni è una metafora del nostro processo interno: dobbiamo limitare il più possibile il male, che non è un qualcosa di esterno e di estraneo che irrompe a rovinare la vita delle persone.


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