Uomini soli dei Pooh: la difficoltà a relazionarsi e a dare e ricevere affetto (di Claudio D'Aleo)



Di Claudio D'Aleo

Cosa mai ne potrebbe essere, oggi, di un uomo solo, magari abbandonato, senza punti di riferimento importanti sui quali puntare? Di un uomo senza una donna da amare e capace di dargli il giusto Amore, il giusto sostegno? Quanto vale e quanto incide in noi, oggi, la sofferenza per Amore? E chi si cura più di un uomo che soffre? Se lo chiedono i Pooh nel loro magnifico brano “Uomini Soli”, un brano che non è solo una canzone ma un invito alla solidarietà anche emotiva esteso a tutti, al giusto tributo di umanità e comprensione che bisognerebbe dare a chiunque, specie a chi soffre per i motivi più disparati, anche per Amore, e si sente, a torto o a ragione, un emarginato, un incompreso, una persona abbandonata alla deriva senza diritto ad aiuti o a comprensione alcuna. 

In una indagine sociologica accurata del brano, i motivi di riflessione scorti o da scorgere non sono pochi. In questa società talvolta così divisiva, adusa a creare fazioni contrapposte tra persone che non la pensano allo stesso modo qualunque ne sia il motivo, abbandonare il debole o chi soffre al proprio destino non sembra difficile per nulla. Anzi oseremmo dire che nulla potrebbe essere più semplice. Oggi si soffre in solitudine e per i motivi più disparati, e questo vale per uomini e donne e certo non va bene. Tolleranza, altruismo e solidarietà sembrano essere sempre più parole vuote e prive di contenuti.

Le cronache parlano talmente tanto di vite che si buttano via che ormai nessuno più quasi se ne cura. Troppe persone prendono direzioni pericolose senza rivolgersi a nessuno perché credono che nessuno voglia ascoltarle, prendersi cura di loro. La gente soffre, soffre tanto anche per Amore. Si ha l’impressione che la libertà sessuale esista parzialmente o non esista affatto; c’è ancora chi ruba i sogni altrui o li spezza per sempre. C’è chi gioca coi sentimenti altrui creando sofferenza. Strano perché oggi relazionarsi con l’altro sesso dovrebbe essere molto più agevole rispetto al passato ma così non sembra. In questa dimensione fin troppo egoistica ed edonistica del vivere civile, ci si cura molto di noi stessi e troppo poco degli altri.  A volte siamo soli pur in compagnia, pur in mezzo alla gente. Sembra che la vita non valga nulla e che conti solo il “dio” denaro. Quasi ovunque esiste e si coltiva l’”io” non certo il “noi”. Nessuno pensa più agli altri o si sacrifica più per un obiettivo magari da condividere. Prevale il tutto subito. Men che meno si rinuncia a nulla, ci si sacrifica per qualcosa. Si consuma e si divora tutto in fretta e senza pensarci troppo, quasi ci fosse un diritto scolpito chissà dove ad agire così fregandosene di tutto e di tutti. Si consumano e si divorano anche i sentimenti, le buone intenzioni con una facilità disarmante.

Perché mai un uomo dovrebbe soffrire per amore e imbrigliarsi in una solitudine non voluta? I motivi che vengono in mente sono tanti e molti, se non quasi tutti, portano dritti al nuovo “status” di cui si fregiano oggi molte donne, specie quelle che decidono, che scelgono, che prendono, che lasciano senza curarsi molto dei sentimenti degli uomini con cui hanno vissuto o vivono. Non pochi uomini e non poche donne agiscono così. Oggi è quasi sempre la donna a scegliere, e l’abbandono progressivo ma inesorabile degli abiti da “cacciatore” ha ormai stordito e confuso diversi uomini che a volte non sanno più a quale Santo rivolgersi per venire a capo dei loro problemi con il gentil sesso. 

Oggi amare, essere amati è difficile. Ci sono uomini che si sentono soli sempre, che hanno difficoltà a dialogare con l’altro sesso, che non subiscono solo lo strapotere femminile a più livelli, ma che spesso hanno paura del giudizio delle donne specie in relazione al sesso. Uomini che non sopportano la propria fragilità sessuale, uomini a volte troppo sensibili che non sanno aiutarsi o reagire nelle situazioni sentimentali e di coppia. Non è da tutti capitalizzare la solitudine per crescere e ricostruirsi. E’ difficile reggere ad un abbandono, comprendere le ragioni dell’altro. Non è da tutti trasformare la solitudine da nemica temuta in compagna di viaggio silente dalla quale imparare. Essere lasciati talvolta è una risorsa. Se sei in gamba ti ricostruisci in breve e in breve capisci dove hai sbagliato. Addirittura potresti pure considerare un evento positivo la fine di una storia. Ma non tutti purtroppo la pensano così. E gli abbandoni così anziché in palestre di vita si trasformano in tragedie. Ci si “perde” nel Corriere della sera perché mancano le forze e la volontà per ricostruirsi e guardare al futuro con ottimismo. Affidarsi a un “Dio” delle città sembra l’unica soluzione possibile. La troppa delicatezza d’animo diventa bersaglio di ingiustizie e colpi bassi anche a causa dei “media” che ci fanno vedere troppe volte una realtà diversa da quella che si vive, una realtà basata sul benessere e sul successo di pochi ma non di tutti, e sono quei “pochi” quelli che poi ne fanno le spese travolti da delusioni incredibili e dolorose, vicissitudini mal interiorizzate che possono creare pericolose e non preventivabili reazioni a catena. Il “successo” non è di tutti e neppure per tutti. Ma questo pochi lo capiscono, molti non lo accettano.  

La canzone dei Pooh è dunque un invito esteso a tutti, uomini e donne, a essere più tolleranti e comprensivi gli uni con le altre, a vivere più di sentimenti e di buoni propositi che di strumenti materiali, a coltivare di più concetti sociologicamente più idonei ai rapporti umani rispetto alle prepotenze, agli egoismi, alle ipocrisie, perché tutti abbiamo bisogno di amore, di affetto, di vicinanza e soprattutto di vivere con serenità le relazioni sentimentali. Il dialogo, la solidarietà e l’altruismo sono le uniche medicine in grado di lenire le sofferenze interiori. Ma devi accorgerti dell’altro per aiutarlo, devi avvertire questa luce “dentro” per donarti a chi ha bisogno di te. I vasi comunicano se c’è la volontà di farlo, se non trovano interruzioni nella loro strada. Tutto questo non è mai banale. Tutto questo è, dovrebbe essere, il nostro cibo, il nostro modo d’essere e di vivere.

Uomini soli: il testo dei Pooh

Li incontri dove la gente viaggia, e va a telefonare,
col dopobarba che sa di pioggia, e la ventiquattro ore,
perduti nel corriere della sera,
nel va e vieni di una cameriera,
ma perché ogni giorno viene sera?
A volte un uomo è da solo perché ha intesta strani tarli,
perché ha paura del sesso o per la smania di successo.
Per scrivere il romanzo che ha di dentro,
perché la vita l'ha già messo al muro,
o perché in un mondo falso è un uomo vero.
Dio delle città e dell'immensità,
se è vero che ci sei
e hai viaggiato più di noi,
vediamo se si può imparare questa vita,
e magari un po' cambiarla,
prima che ci cambi lei.
Vediamo se si può,
farci amare come siamo,
senza violentarci più,
con nevrosi e gelosie.
Perché questa vita stende,
e chi è steso o dorme o muore,
oppure fa l'amore.
Ci sono uomini soli per la sete d'avventura,
perché han studiato da prete o per vent'anni di galera,
per madri che non li hanno mai svezzati,
per donne che li han rivoltati e persi,
o solo perché sono dei diversi.
Dio delle città e dell'immensità,
se è vero che ci sei
e hai viaggiato più di noi,
vediamo se si può
imparare queste donne
e cambiare un po' per loro,
e cambiare un po' per noi.
Ma Dio delle città
e dell'immensità,
magari tu ci sei
e problemi non ne hai.
Ma quaggiù non siamo in cielo,
e se un uomo perde il filo,
è soltanto un uomo solo.


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