Hanno cambiato faccia: il film che racconta la società consumistica con una suggestiva metafora (SPOILER)


Hanno cambiato faccia. Non i vampiri (personaggi di fantasia), ma gli uomini di potere: quelli che nel film scritto e diretto da Corrado Farina (1971) sono rappresentati da un solo individuo, Giovanni Nosferatu, interpretato da Adolfo Celi. Nosferatu, proprio lui: il celebre vampiro, che succhia il sangue e la linfa vitale da uomini e donne, immagine scelta da Farina per rappresentare quel potere che tiene in scacco industriali, imprenditori, politici e addirittura la Chiesa. Controllando essi, il potere manipola e "schiavizza" anche chi si trova nelle parti basse della piramide sociale: borghesi, impiegati, operai. 


Siamo ad inizio anni '70 e "Hanno cambiato faccia" ha il merito di anticipare un tema significativo: il fallimento del movimento sessantottino, rappresentato da un personaggio che sembra quasi inserito forzosamente nella trama: Laura, la disinibita ragazza dal seno esposto sotto il cappotto, che a fine film cambia la propria immagine (e non solo), nei panni sobri di una segretaria. Ella, simbolo di libertà e di rottura verso il sistema, diventa parte integrante dello stesso, baratta i suoi principi per una vita borghese. Fabrizio De André, qualche anno dopo, avrebbe cantato in "Se ti tagliassero a pezzetti": 


T'ho incrociata alla stazione

che inseguivi il tuo profumo

presa in trappola

da un tailleur grigio fumo

i giornali in una mano

e nell'altra il tuo destino

camminavi fianco a fianco

al tuo assassino


La donna della canzone simboleggiava la libertà, così Laura. 


E non è l'unico parallelismo tra De André e il film di Farina. Penso a "Il ballo mascherato" e a "Sogno numero 2", tracce numero 4 e 5 del concept album "Storia di un impiegato". L'impiegato, protagonista della storia, con la sua "bomba" uccide tutte le maschere del potere (quelle che in pratica nel film si siedono al tavolo di Nosferatu), ma essi non sono il vertice della piramide, quello che controlla tutto e che usa le maschere del potere per controllare gli altri strati della piramide. Le usa finché non è necessario il "ricambio", quello che in "Storia di un impiegato" si verifica attraverso la manipolazione dell'impiegato, trasformato in un solitario bombarolo. 

Quando uccidevi, favorendo il potere

I soci vitalizi del potere

Verso eloquente di "Sogno numero 2" che spiega tutto perfettamente: Nosferatu in questo film è il potere e chi siede al suo tavolo sono i "soci vitalizi del potere".

È suggestivo questo parallelismo tra "Hanno cambiato faccia" e il cantautorato italiano rappresentato da insigni esponenti quali De André e Giorgio Gaber,  protagonisti di riflessioni sulle delusioni e sul fallimento del movimento sessantottino.  Proprio in "Storia di un impiegato", il brano finale "Nella mia ora di libertà", esprime ancora la fiammella di una speranza, legata a un movimento collettivo che possa cambiare l'ingiusta società, fiammella destinata però a spegnersi. E Farina anticipa questo con un film metafora della società consumistica, che negli anni '80 avrebbe preso totalmente piede, grazie a quella pubblicità che, nel film, viene diffusa dagli altoparlanti della villa di Nosferatu e che attraverso la televisione potrà "vampirizzare" le persone, soffocandone gli istinti di libertà e la spinta verso una società più giusta, in cambio di beni materiali e di un finto benessere. 

Chi si trova in fondo alla piramide sociale, infatti, prima scendeva nelle piazze lottando per un cambiamento, poi si è arreso, a fronte delle poche concessioni del potere. Il film, forse, tratta in maniera poco elaborata il ruolo della Chiesa in questo processo, ma con un'importante distinguo: il parroco della cittadina prende la distanze dalla villa di Nosferatu e dai suoi occupanti, compreso l'alto prelato: egli rappresenta un sacerdozio che a sua volta subisce le scelte politiche di chi, nella Chiesa, detiene il potere.


Hanno cambiato faccia ha quindi questo merito: descrivere in modo metaforico, con alcune trovate interessanti, il cambiamento in corso. Le Fiat 500 che fanno la guardia alla villa di Nosferatu, al posto dei cani, è l'elemento che più spicca, anche agli occhi del critico cinematografico più "feroce"; gli spot per promuovere l'Lsd altra piccola "chicca", tra omaggi al cinema di Godard, Fellini e Pasolini.

Le stesse sostanze stupefacenti sono parte della società consumistica: chi rifiuta i meccanismi della società borghese, vi finisce comunque, assumendo un ruolo di marginalità, consumando quelle droghe che danno un'illusione di alienazione. È dunque un film da riscoprire e al quale riconoscere un valore, anche se i difetti non mancano. Il protagonista Giuliano Esperati a volte sembra in balia delle situazioni senza alcuna partecipazione emotiva, lo sviluppo della trama nella parte finale non aggiunge nulla, i ritmi sono piuttosto lenti e l'angoscia che si crea nella prima parte, si dissolve in tempi brevi, perché il regista mette tutto alla luce del sole, partendo proprio dal nome del "villain". Il cinema di Petri, che si è occupato delle stesse tematiche, ha avuto il merito di aver saputo lanciare messaggi "sottili" attraverso i "non detti". Ma è un cinema di un'altra categoria: questo non cancella la validità del messaggio di "Hanno cambiato faccia" e il suo valore storico all'interno della produzione cinematografica tricolore. 

Voto: 7+.

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