L'inserimento dell'ex sessantottino nella società borghese e quindi la sua omologazione: è questo, in succo, il significato de "Le carte", uno dei più rilevanti brani del Teatro Canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.
"Le carte sono tutto": così negli anni '70, a maggior ragione oggi, tra carta di identità elettronica, carte di pagamento, patente, tessera sanitaria. Non è complottismo, ma è un dato di fatto: siamo schedati e siamo numeri in un sistema che ci omologa. Protagonista del brano gaberiano è Lorenzi, un falsario di documenti. Lo capiamo subito da quel "Se ne faccia una scorta", riferito ai suoi interlocutori: persone che fanno parte del movimento sessantottino, più lo stesso Gaber. Le carte sono l'espressione di quella burocrazia che ancora oggi ci "appesantisce". Mi viene in mente un Lorenzi durante la pandemia da Covid, che "spaccia" fogli di auto-certificazione. Ma torniamo al presente dell'epoca, gli anni '70. C'è anche un riferimento a un fatto di cronaca avvenuto all'epoca: quando Lorenzi parla del tipo che uccide vicino a Roma e scappa in Svizzera, il riferimento è all'uccisione di un giovane comunista a Sezze, in provincia di Latina, da parte di un gruppo neofascista, durante un comizio del deputato Msi Sandro Saccucci (che fu poi assolto in Cassazione dall'accusa di concorso morale in omicidio, perché il fatto non sussisteva).
Quella parte del brano ci introduce al clou.
Lorenzi dice: "Non è rimasto più niente dell'individuo, niente. Finito, sgretolato". L'individuo si è omologato ed è entrato a far parte della massa. È diventato un ingranaggio della società borghese. Pure gli artisti sono costretti a farlo. Lorenzi era un poeta. Il rischio è di essere emarginato, appunto di essere considerato uno "spostato". La verità è che il sogno di cambiare la società, da parte del movimento sessantottino, è naufragato miseramente. È una grande sconfitta. Alla fine, nella società borghese, non c'è differenza tra chi rubava, tra chi scendeva in piazza per protestare e chi ha scelto un lavoro comune rinunciando all'arte e alla filosofia: si è tutti omologati, tutti a seguire regole e convenzioni sociali. I documenti ne sono espressione: la foto per la carta di identità, o per la patente, le "scartoffie" per dare l'esame di abilitazione alla guida, quelle per pagare le tasse, i certificati elettorali per votare anche se poi non cambia nulla. Come oggi.
Per l'uomo è un vero fallimento perché ha barattato la propria libertà con un apparente benessere che sfocerà, negli anni '80, nella società del consumo. L'aggregazione, secondo l'immagine finale, è quella di persone che si ritrovano a una fermata, a guardare un autobus non preso: quello per una società più libera e più giusta.

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