“Un senso” di Vasco Rossi: quando dare un senso a quello che accade diventa difficile (di C.D'Aleo)


di Claudio D’Aleo

Quanti di noi inseguono un “senso”, un significato da dare alla propria giornata, alla propria vita? E quanti si “smarriscono” per “stanchezza”, per delusione, perché un “senso”, “quel” senso in particolare alla propria esistenza, alle proprie giornate, non riescono proprio a darlo? Nella canzone del grande Vasco troviamo tutti i connotati tipici dello “scoramento” che oggi si insinua con sempre più frequenza in molti di noi e, più segnatamente tra i giovani, quando certi obiettivi, comuni invece ad altri, non vengono raggiunti, rimangono dunque “utopia”, sogno, “meta” imprecisata.  E questo accade quando si “vaga” nella quotidianità senza uno scopo ben preciso, “storditi”, vinti da angustie, da delusioni, da rassegnazione. Quando nessuno si accorge del nostro disagio, della nostra sofferenza, della nostra solitudine. Del nostro essere più deboli. E sono i giovani talvolta le vere “vittime” di queste difficoltà, sono loro perché emotivamente più “fragili”, non poche volte meno motivati, più impazienti, meno abituati alla lotta. Soprattutto poco propensi alla rinuncia, al sacrificio, all’attesa. Spesso senza una guida sicura alla quale appoggiarsi. 

Oggi vivere è meno semplice di quel che possa sembrare. Non date retta ai sorrisi. Spesso vogliono dire altro, spesso sono soltanto di “circostanza”, spesso nascondono “impotenza”, dispiaceri, sconforto. Le difficoltà riscontrabili oggi sono molteplici e non sono solo emotive, non sono solo economiche, spesso sono soprattutto esistenziali. La “forbice” tra chi sta bene e chi sta male diventa sempre più ampia e non tutti sono in grado di affrontarla e di reggerla con la giusta dose di autocontrollo, di personalità, di determinazione. Non tutti sanno accettare le difficoltà del vivere quotidiano e restare al proprio posto, non tutti sanno sacrificarsi, pazientare, soprassedere con serenità, accettare la gioia degli altri e nel frattempo fare finta di nulla. Non tutti posseggono la grande capacità interiore di soffrire in silenzio. Molti sono fragili, non ce la fanno perché non ne hanno la forza, perché vivono un grande disagio. E soffrono molto. Oggi vige il “tutto e subito”. L’edonismo detta legge assieme ad una buona dose di egoismo. Se non hai quello che vuoi rispettando i tuoi tempi rimani insoddisfatto, scontento, potenzialmente “problematico”. I social media mettono costantemente a confronto chi può permettersi tutto e palesa felicità e chi può permettersi poco o, più semplicemente, nulla, e soffre.  Ed è spesso lo stridere tra queste due realtà contrastanti e incontrovertibili che fa nascere il malcontento, la voglia di emulazione a tutti i costi o quasi che si trasforma poi in sconfitta quando non riesci a ottenere quello che è stato ottenuto dagli altri, quello che riscontri ogni giorno negli altri e tu, invece, non hai. 

Ha un senso tutto ciò? Che società è quella che crea sentimenti negativi, diseguaglianze, sofferenze? Lavoro, giustizia, serenità, sanità oggi sono davvero alla portata di tutti? 

Viviamo una realtà consumistica che macina tutto o quasi: cibi, sentimenti, persone. Una realtà dove non si sa attendere e dove spesso non si accetta di non poter vivere quello che vivono gli altri, i più benestanti, i più fortunati, i più “belli”, quelli a cui non manca niente. In 50 anni è cambiato tutto, ma non tutto è cambiato senza conseguenze. 50 anni fa corteggiare una ragazza richiedeva “sacrificio” tempo a disposizione, pazienza. Dovevi sapere prima chi fosse, in quale Scuola andasse, poi dove abitasse e poi ancora come fare per incontrarla, per telefonarle, per offrirle anche un semplice gelato. Baciarla ad una festa privata era l’apoteosi; uscire qualche ora con lei dopo i compiti quasi il massimo prospettabile. Quello che si otteneva con sacrificio, però, era e restava prezioso, importante, educativo. Una conquista. Valeva molto. Nulla a che vedere con le possibilità innumerevoli di oggi dove ottieni magari senza sforzi e dimentichi subito qualunque cosa desiderata e poi ottenuta come se tutto ti fosse dovuto, come se invece non andasse conquistato con impegno, con sacrificio, con sudore. 

Ogni tanto sembra che nostro Signore ci chiami in Chiesa a raccolta profittando di momenti gioiosi e di altri, invece, molto dolorosi. E in questi ultimi cerca di farci capire cosa esattamente sia la vita che non è quella immaginata da noi ma ben altra, come la quotidianità si sforza, inutilmente, di farci capire. Usciti dalla Chiesa ci dimentichiamo tutto. Come se ogni cosa ci scivolasse addosso come acqua fresca senza insegnarci nulla.

C’è chi vive senza Amore, senza baci, senza abbracci. E li desidera. E soffre da solo, senza che nessuno se ne accorga. Nella quotidianità materialistica e consumistica del “dio denaro” tutto questo offre linee e confini delimitativi ben profondi. Non pochi vivono inseguendo una parola d’affetto, d’approvazione, un complimento che non arriva mai. C’è chi non merita e ha; c’è chi merita e non ha. Se hai soldi vali e hai tutto o quasi. Se non hai soldi sei costretto a guardare il successo degli altri in ogni campo e in ogni dove. Questo “contrasto” emotivo e anche sostanziale di posizioni “dominanti e non”, crea diseguaglianze e ingiustizie in una società che si definisce giusta e solidale ma che in realtà evidenzia e sprigiona spesso tutto il contrario. Tutte le “libertà” di cui si parla e si scrive sembrano e si palesano come solo immaginate.  Non sono appannaggio di tutti ma solo di pochi. Ha un senso tutto questo quando il diritto ad una vita “normale”, anche alla serenità, dovrebbe essere di tutti?

Eppure c’è anche chi i baci, gli abbracci, i momenti di “intimità” oggi li ruba. E ruba e prende con la forza tutto quello che non può avere in altro modo. Si pretende tutto a prescindere dagli altri, dalle loro volontà. L’Amore viene scambiato col “possesso”. I “no” e i “dinieghi” fanno male, diventano “boomerang” pericolosi e incontrollabili e non si sanno più gestire. Segno che sociologicamente qualcosa nel corso degli anni non ha funzionato o ha funzionato poco e male. Segno che tutta questa libertà di cui tanto si parla è una finta libertà ed è vestita di qualcos’altro che con il rispetto, l’educazione e l’amore “vero” ha a che fare poco o nulla. Tolleranza, altruismo, buone maniere e comprensione sono merci rare. Non tutti sanno amare e non tutti sanno immedesimarsi con sincerità e lealtà nelle proprie “storie”, nell’altra/o. Questo significa che non sempre si vive bene, che spesso si brancola nel buio e che un senso alle nostre storie sentimentali, per dirla alla Vasco, non riusciamo a darlo.  I Centri di “ascolto” e sostegno intanto proliferano. Vuol dire che un problema c’è. E’ evidente. La gente “ascolta” poco, dialoga poco, si fida quasi niente e si confida sempre meno. L’”io” più del “noi” prende campo. Difficile dare un senso a tutto questo. Eppure, come canta Vasco, bisogna essere ottimisti. Perché “domani arriverà, arriverà lo stesso”.

Un senso di Vasco Rossi: il testo

Voglio trovare un senso a questa sera

Anche se questa sera un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa vita

Anche se questa vita un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa storia

Anche se questa storia un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa voglia

Anche se questa voglia un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso?

Che se non ha un senso

Domani arriverà

Domani arriverà lo stesso

Senti che bel vento

Non basta mai il tempo

Domani è un altro giorno: arriverà

Voglio trovare un senso a questa situazione

Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione

Anche se questa condizione un senso non ce l’ha


Sai che cosa penso

Che se non ha un senso

Domani arriverà

Domani arriverà lo stesso

Senti che bel vento

Non basta mai il tempo

Domani è un altro giorno: arriverà

Domani è un altro giorno, ormai è qua

Voglio trovare un senso a tante cose

Anche se tante cose un senso non ce l’ha


Domani arriverà

Domani arriverà lo stesso

Senti che bel vento

Non basta mai il tempo

Domani è un altro giorno: arriverà

Domani è un altro giorno: arriverà

Domani è un altro giorno


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