(la prima parte della recensione è priva di spoiler. La parte con spoiler è separata in maniera evidente)
Cani arrabbiati è una delle ultime opere del maestro del cinema italiano Mario Bava, che anche in questo caso si distingue confezionando un film "on the road" cupo e violento, che non risparmia colpi allo stomaco dello spettatore e mantiene altissimi livelli di tensione.
Tre rapinatori in fuga, che si lasciano dietro una lunga scia di sangue, sequestrano una donna e poi un uomo. Salgono a bordo della vettura di quest'ultimo, sull'auto c'è un bambino, malato, avvolto in una coperta. Cani arrabbiati inizia con il ritmo del miglior poliziottesco e una regia adrenalinica, poi cambia marcia e diventa dominante la tensione, a seguito del sequestro dell'automobilista, interpretato da Riccardo Cucciolla. Non ci sono inseguimenti spericolati, ma una vettura che viaggia sull'autostrada, in mezzo alle altre auto e ai camion, senza voler dare nell'occhio. La vicenda è ambientata in estate, in piena canicola, elemento che aggiunge oppressione agli occhi dello spettatore. C'è sangue e c'è tanto sudore: il film ha una potenza visiva notevole pur senza i virtuosismi a cui Bava ci ha abituato. Merito degli attori, della loro grande espressività.
Rapinatori e sequestrati convivono nei pochi metri quadrati dell'abitacolo: il capo banda, il dottore (Maurice Poli), è la "mente", un intelligente calcolatore che mantiene il sangue freddo in ogni situazione; sia quando c'è il rischio che i fuggitivi possano essere identificati, sia quando c'è da tenere a freno Trentadue e Bisturi, interpretati da George Eastman (Luigi Montefiori) e Don Backy (Aldo Caponi). Due malviventi sadici, animali di puro istinto e crudeltà, a prescindere dall'uso di cocaina (non mostrato, ma deducibile), tuttavia inaspettatamente legati da una solida amicizia: il dettaglio non passerà inosservato agli occhi dello spettatore attento, dando ai due bruti un velo di umanità.
Le vittime, invece, hanno un comportamento differente. Riccardo (sì, si chiama come l'attore che lo interpreta) riesce a esercitare una certa autorità verso i due "sgherri" del dottore. La sua apparente freddezza è accentuata dai volti imperlati dal sudore per la tensione e la canicola. Mantiene il controllo, solo in un'occasione sembra voler approfittare della confusione per scappare. Al contrario Maria, sottoposta a un peso psicologico maggiore e poi molestata pesantemente, cerca disperatamente, fallendo, una via di fuga. Cani arrabbiati è un film estremamente drammatico, una discesa negli inferi della violenza umana, dove talvolta neppure l'istinto di sopravvivenza sembra riuscire a prevalere su una violenza terribilmente istintiva e appunto disumana.
Attenzione: da questo momento sono presenti spoiler dell'opera.
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Ma, appunto, Riccardo non è come Maria un agnello, una vittima sacrificale. È un altro predatore, dalle ambizioni superiori. Non si accontenterebbe del centinaio di milioni di una rapina, ma vuole di più. Rapisce un bambino, lo imbottisce di calmanti, lo avvolge in una coperta per nascondere la pistola.
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