Caparezza: la creazione e non la distruzione, la libertà e tutte le cose belle dell'ingegno umano

Ritengo Caparezza uno dei più grandi cantautori, anzi artisti, che il Belpaese ha visto nascere e crescere, con una parabola artistica che ancora, probabilmente, non ha raggiunto il suo apice. L'artista e l'uomo sono due figure inscindibili, Caparezza è un maestro dell'uso della parola, sia quando compone testi, sia quando parla. E l'intervista rilasciata per l'edizione odierna (domenica 3 maggio) de La Stampa non fa eccezione. 


Caparezza, nei suoi ultimi dischi e nel percorso di crescita come cantautore, è diventato sempre più esistenzialista e introspettivo. Non ha perso smalto nella creazione, tutt'altro. La sua musica continua però a esprimere un pensiero che non lascia indifferenti. Facciamo tutti un diverso percorso di vita, ma determinate situazioni le vive ognuno di noi. Ascoltando le sue canzoni, parte un nostro processo di riflessione e introspezione. L'intervista di oggi non fa eccezione, in questo "processo". 

Caparezza, in questa intervista, parla di libertà. La libertà si raggiunge solamente quando si è totalmente in pace con se stessi, respingendo definitivamente quelle imposizioni delle mille convenzioni sociali e soprattutto iniziando a dare meno peso al giudizio degli altri.  È in quel momento che i nostri giudizi e le nostre riflessioni acquistano valore, purché, ovviamente, argomentate e frutto di validi elaborazioni del pensiero. Acquistano valore perché sono una nostra manifestazione individuale. Non dobbiamo ottenere ragione da alcuna persona, ma semplicemente, diamo forma a noi, attraverso il pensiero. E questo processo ci appaga. A tutto questo si arriva con un personale rapporto di crescita: entrare finalmente nell'età adulta, significa sapere affrontare i cambiamenti, o meglio, le separazioni. Quando leggo un pensiero in contrapposizione con il mio, sento sempre meno l'istinto di intervenire "a contrasto", perché so che quando la conflittualità di un individuo colpisce l'altra persona, è perché quest'ultima a sua volta vive una conflittualità. So "separarmi" dal pensiero contrapposto al mio, che non significa "cancellare" totalmente quella persona. Ovviamente vivere significa entrare in relazione con gli altri e quando si afferma una propria idea, bisogna sempre "affermare", non "contrastare" e "distruggere" le idee avverse, o ancor peggio, "distruggere" chi è il portatore di quell'idea. È vero che il pensiero è manifestazione dell' "io", ma le manifestazioni di quell' "io" sono molteplici e non è male "separarsi" - prendere le distanze - da una o più, di quelle manifestazioni. Non si cancella il prossimo. Poi, a volte, si interviene, altre volte no, perché non sempre è opportuno dire la nostra, specie se dell'altra parte si vive un momento di particolare conflittualità individuale. A fare la differenza, comunque, è cosa sentiamo noi. Più il nostro animo sarà sereno, più saremo adulti e liberi. Più daremo sviluppo alla nostra dimensione individuale, più cancelleremo quel lato negativo dell'individualismo, che spesso ci porta alla conflittualità con il prossimo, a dimostrazione, ancora una volta, dello "Yin e Yang" che caratterizza anche l'animo umano.


E veniamo ora al "cuore" dell'intervista. Parole che danno senso compiuto a quella che è la mia esistenza. Perché la vita non è assumere un ruolo e rispettare quel ruolo, la vita non è un raggiungimento di obiettivi a tappe a scadenze prestabilite. La vita è semplicemente vivere, crescere, tessere relazioni, provare sentimenti. Quello che lasceremo, una volta cessata la nostra esistenza, sono i piccoli, grandi ricordi: non i risultati, la fama, il successo. E nella nostra vita, le creazioni dell'animo e dell'ingegno umano ci accompagnano. Non mi riferisco agli smartphone, i pc e tutte le altre "meraviglie" che hanno migliorato la nostra quotidianità. Mi riferisco a quanto sottolineato da Caparezza: fumetti, film, musica, danza, pittura, poesia, ma anche la scrittura. Tutto ciò che dà nutrimento al nostro animo, che ci arricchisce, ci appaga. Oggi, spesso, guardo film conoscendo già la trama: non è lo sviluppo della storia a interessarmi, ma come vivo quella storia, quali pensieri e quali riflessioni mi fa sviluppare. Se piano piano la voce conflittuale del prossimo scivola via da me, come l'acqua, quando invece leggo, ascolto, guardo...sempre più energia fluisce in me. Si sviluppa così un processo di creatività che si manifesta in un pensiero, in un giudizio, in un vocale "medio-lungo" su Whatsapp, nella scrittura. Ed è questo, finalmente, il senso che cercavo nella mia scrittura: non era solo una ricerca di connessioni con il prossimo, ma una spinta di creazione. Perché la nostra vita è creare, non distruggere. 

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