Di Claudio D'Aleo
Ne “I giardini di marzo” troviamo tutto quello che anche oggi servirebbe sapere per dare importanza alla vita, ai suoi valori portanti, ai sentimenti. Battisti canta della povera gente, di quello che allora significava vivere una vita di stenti, con i soldi che non duravano mai fino a fine mese e dove tutto veniva messo in discussione, financo il vestirsi, financo il lavoro, non poche volte l’amare. Tutto quello che si possedeva, in quei frangenti, a parte (forse) una dimora, era la voglia di vivere, di non abbattersi mai, di pensare a chi stava peggio, ai propri cari. I genitori erano il modello di quei tempi, le figure trainanti alle quali appoggiarsi nei momenti più cupi, quelli del bisogno, quelli della grande sofferenza o della preoccupazione. La loro dignitosa e coraggiosa sofferenza nel dopoguerra è stata la vera Scuola di vita per molti.
Battisti interpreta Mogol come meglio non avrebbe potuto fare. L’infanzia problematica descritta dal grande “paroliere”, gli stenti, le difficoltà economiche che rendevano difficile il “quotidiano”, il vivere, l’amare. Si, anche amare diventa difficile quando non puoi occuparti come vorresti della persona cara e curare quel sentimento. Il vederla, il sognarla, il desiderarla più del cibo e non poter al contempo impedire, talvolta, il suo lento allontanarsi pur sognando d’averla. “I giardini di marzo” e quei brani costituiscono idealmente la giusta piattaforma per allontanarsi da quegli spazi emotivi difficili sognando altri palcoscenici, quelli del benessere, dell’amore condiviso, del sentimento che conduce finalmente all’Amore. Anche se si tratta di un amore complicato, in cui per saperla felice sei pure costretto ad aiutarla a “spiegarti” una verità terribile, una di quelle che ti brucerà dentro non appena l’avrai saputa ma che dovrai accettare comunque per amore di lei.
Si per amore di lei. E quanti amori si rivelano amari e comportano immani sacrifici, e quanti ne dobbiamo incontrare prima ancora di capire, in realtà, cosa significhi amare, cosa sia in verità l’amore. Tanti, forse troppi. Non bastano mai. E’ il prezzo che si concede alla gioia di viverle accanto. E’ il dolore che plasma i nostri sentimenti, che li modella, che li porta a “vivo” e li rende immuni da qualunque contrarietà. La “gioia” non costruisce nulla e quasi nulla della gioia si impara. Capisci così che è dalle piccole cose che nascono le grandi cose, che devi darti le giuste basi prima di dar corpo e sostanza a un sentimento amoroso, prima di occuparti di lei, del suo benessere, della sua vita che ci sta davvero un niente a diventare più importante della tua. Basta amare, basta amarla davvero, basta svegliarsi desiderando d’averla accanto.
A volte per amore di lei si può anche cedere il passo, si può anche capire, pur continuando ad amarla, che in lei non c’è più posto per noi. Al contrario può succedere di dimenticare un amore andato in “scadenza” che ha esaurito cioè il suo ciclo, cercandolo nuovamente ma nelle braccia di un'altra. Sono percorsi che iniziano mentre altri si concludono. E’ la vita che cambia scenari introducendone altri. E’ l’amore che va e che viene, che cambia vesti e volti ma che ci affascina e ci impegna con sempre nuovi argomenti e diverse modalità.
Il nostro tempo è il dono migliore che noi si possa fare ad una persona cara. Questo vale sia nell’Amicizia che nell’Amore. E più usi e spendi bene il tuo tempo verso la persona a cui tieni, più è possibile pure che da una vera e profonda amicizia possa nascere addirittura un amore, uno di quelli importanti, di quelli che danno quelle “garanzie” che in altri rapporti magari cerchi ma non trovi. Nelle difficoltà immani del periodo in questione, “teatro” dei versi e delle emozioni della grande canzone di Mogol interpretata da Lucio Battisti, il poco tempo che si aveva per stare con lei doveva per forza di cose essere speso bene, ben capitalizzato, perché del domani non vi era certezza alcuna. Si viveva alla giornata, si amava alla giornata. Si dava come si poteva il meglio fruibile in noi per meglio plasmare quei sentimenti e fonderli compiutamente con quelli dell’altra. Il tutto nel tempo spendibile. Mani e sguardi che si cercavano e si scrutavano nella fretta tra emozioni e sogni sperando che quei momenti non finissero mai. E’ anche per questo che i “giardini di marzo” simboleggiano in fondo una marcata voglia di rinascita, di dismettere gli abiti emotivi della fragilità e dell’incertezza per vestire quelli più concreti della voglia d’amare che diventa inno alla vita, lieto motivo d’un cambiamento desiderato e cercato, d’una tranquillità inseguita da tempo. Fattori trainanti e liberatori del vero amore.
I giardini di marzo: il testo della canzone di Lucio Battisti
Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati
al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il piu' bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi, sconfitto, tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli
Che anno e' che giorno e'
questo e' il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano piu'
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'e'
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti "tu muori
se mi aiuti, son certa che io ne verrò fuori"
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri
Che anno e' che giorno e'
questo e' il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano piu'
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'e'

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