+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
"Io sono te", dice Yuji Itadori dopo aver messo al tappeto la maledizione Mahito, suo acerrimo nemico.
"Noi siamo Yuji Itadori", da giovani: idealisti ed entusiasti. "Voglio che tu muoia circondato da tante persone, aiuta gli altri", gli dice il nonno all'inizio del manga nato dalla geniale penna di Gege Akutami. Da ragazzino, pensavo spesso al momento del mio funerale: ci saranno molte persone? Piangeranno in modo sincero la mia scomparsa? Ecco allora che da ragazzini ci si crea una visione del mondo in cui dobbiamo essere "supereroi" per gli altri. Essere sempre pronti, disponibili. Una sorta di tessera punti da riempire. Così ci ameranno in tanti, così saranno in tanti a rimpiangeric, quando non ci saremo più.
Poi arriva Shibuya ed è un punto di rottura.
"Perdiamo" qualche persona che è vicina a noi, veniamo "maltrattati" da altre. Pensiamo di essere nel giusto, confrontandoci con il prossimo, ma troviamo punti di vista diversi, Talvolta, fortemente in contrapposizione. E il confronto diventa spesso scontro. Nella nostra gioventù, però, tendiamo spesso a "conformarci" agli altri. "Io sono te", o cerchiamo di esserlo. Poi assumiamo un ruolo. Diventiamo un "ingranaggio" - come Yuji - all'interno di un sistema di consuetudini. Viviamo cercando di soddisfare questo ruolo. Ma piano piano, acquistiamo una nuova consapevolezza.
Cresciamo. Ci sono persone che perdiamo, altre che rimangono con noi. Magari per certi momenti della nostra vita escono momentaneamente di scena, come Aoi Todo, poi tornano: quel legame affettivo non si è mai spezzato. I legami affettivi caratterizzano la nostra vita. Non nascono perché siamo "supereroi", o perché abbiamo raccolto punti. È la "magia" dell'esistenza umana.
Nel coltivare i nostri rapporti affettivi, comprendiamo che la vita non sia assumere un ruolo, ma semplicemente...vivere. E che dalla nostra esistenza si genereranno piccoli e grandi ricordi, come evidenzia Yuji nello splendido, monologo finale. Ed è emozionante che il suo "dominio innato" sia plasmato sui suoi ricordi e sulla città in cui ha trascorso l'infanzia. Il nostro passato non è un'età dell'oro irraggiungibile, ma è parte di noi. Noi siamo stati protagonisti di quel passato, così lo siamo nel presente e lo saremo nel futuro. L'ultimo insegnamento di Gojo è un inno all'individualismo "buono": prendere ispirazione da quelle figure che possiamo chiamare appunto "Sensei", maestri, per poi trovare la nostra via, distinguendoci da loro.
Poi, come nello spin-off Modulo, potrà capitare momenti nella nostra vita dove soffriremo e magari tenderemo a isolarci. La vita è un continuo affrontare "separazioni" e cambiamenti: non sempre riusciamo a farlo nel migliore dei modi. Anche da adulti, spesso capita di fare passi indietro. L'importante è rendersene conto e riprendere il proprio cammino. Con la consapevolezza di non poter cambiare il mondo, né gli altri: ma né gli altri, né il mondo, dovranno e potranno cambiarci.

Commenti
Posta un commento