di Claudio D'Aleo
Quando un giovane canta dei giovani non si può rimanere indifferenti e bisogna ascoltare. Ascoltare e, se possibile, immedesimarsi. In “perdutamente” Achille Lauro entra in “punta di piedi” tra le pieghe del dramma appena vissuto da tanti giovani e da tante famiglie e ne canta i risvolti emotivi ed umani come se la sua canzone fosse stata scritta subito dopo, come se avesse dipinto proprio in quel momento un “quadro” emotivo e dettagliato coi versi e le “note” del suo brano musicale. Sofferenza e consapevolezza che solo un cantante affermato come lui poteva e può descrivere. A quei giovani e alle loro famiglie Achille Lauro ha dedicato la sua canzone, il suo grande dolore, la sua vicinanza. La tragedia di Crans Montana a “Le Constellation” in Svizzera ha lasciato tutti di sasso e non poteva certamente non sfiorare, né lasciare un segno profondo, in chi come lui sui giovani e sulle loro emozioni, problematiche e versatilità ha sempre plasmato e modellato parecchie delle sue canzoni se non, invero, quasi tutte.
Oggi i ragazzi vivono uno dei momenti più difficili e delicati della storia della nostra “società”. Un momento fatto più di “materialismo” spicciolo e “consumismo” sfrenato che di buoni sentimenti, di romanticismo e di spiritualità. E’ il momento della grande “tecnologia” e della “robottistica” d’avanguardia; è il momento dell’attacco frontale dei “giganti” della moderna informatica e tecnologia alle nostre già traballanti difese umanistiche, sentimentali ed emotive. E nello scontro generazionale sempre più aperto tra giovani e meno giovani, la via di mezzo appena descritta e tracciata in narrativa non può non produrre altro se non altre incertezze e confusioni, sbandamenti culturali e sociologici ancora più profondi. A pagarne le conseguenze non possono che essere loro, i giovani, cioè i tradizionalmente meno abituati alla lotta “caratteriale” e profonda proprio perché molto spesso i più fragili, quelli che navigano da sempre “a vista” e senza punti di riferimento ben precisi a disposizione. Oggi più di prima. Oggi più che mai.
E’ una società la nostra dove si dialoga poco e ci si confronta sempre meno. Una società poco tollerante, egoista ed edonista dove si “pensa” il minimo indispensabile e dove i motivi di apprendimento e di riflessione vengono spesso delegati a un computer o a un telefonino, mai o quasi mai a un adulto, a un genitore, a un parente, a un libro. Si vuole tutto subito e col minino sforzo. Nessuna pazienza, nessun sacrificio, poco l’impegno. I libri letti sono sempre meno. Già è un miracolo se si leggono e studiano i libri di Scuola. Si preferisce ricorrere a uno psicologo piuttosto che ad un amico. Si preferisce far risolvere un quesito a un “motore di ricerca” piuttosto che studiare. Se si perde il telefonino si cade in crisi d’identità profonda e si sfiora la depressione. Si pensa poco a lavorare e molto a divertirsi. Insicurezze e fragilità dominano la scena. Chiaro che qualcosa da rivedere c’è e anche d’importante. Una società dove si vuole tutto subito senza il necessario impegno e la giusta attesa, senza rinunce o sacrifici è una società debole, dai piedi d’argilla, destinata a produrre “figli” fragili e poco adatti alla “lotta”, al sacrificio, allo “studio”.
I giovani pagano a duro prezzo la crisi delle famiglie, famiglie che si “rompono” con sempre più frequenza dall’oggi al domani e spesso senza un motivo plausibile. Così ragazzi già alle prese con problemi caratteriali importanti, i loro ben noti problemi esistenziali, sono costretti ad arrangiarsi emotivamente e a vivere senza punti di riferimento precisi e senza “porticcioli” sicuri dove attraccare quando il mare va in tempesta. Cioè quando avrebbero maggiormente bisogno di qualcuno o di “qualcosa” in cui credere e appoggiarsi nel momento del bisogno. Ragazzi lasciati soli e senza aiuti ad affrontare scelte e problemi importanti, spesso più grandi di loro. Ragazzi che lasciati da soli diventano ancora più fragili, più indecisi, più alla mercè d’ogni problema, pericolo o difficoltà. Non poche volte diventano più violenti. Viviamo una crisi generazionale sempre più profonda. E’ questa una società molto tecnologica ma sempre meno umana. E anziché motivi di dialogo e confronto, diamo ai giovani esempi che mai dovremmo fornire, soprattutto assenza di dialogo e di confronto. E’ il cane che si morde la coda. I nodi prima o poi vengono al pettine. I ragazzi da soli e indifesi si rifugiano in loro stessi e cercano tra di loro e nei loro “luoghi” quello che non trovano a casa spesso cadendo in quei vuoti culturali ed emotivi nei quali si imbattono a causa della loro ingenuità e/o incapacità a distinguere il bene dal male, il giusto da ciò che è sbagliato, quello che si può fare da quello che non si deve fare. Spesso non sanno decidere, hanno fretta, non sanno a chi chiedere, dunque sbagliano. La crisi delle nostre famiglie sta macinando tutto e tutti creando generazioni di giovani fragili e insicuri, giovani che “non” sanno e che per questo incontrano difficoltà notevoli ad andare avanti, a confrontarsi coi migliori, a crearsi i giusti spazi di crescita. E che consumano in un attimo tutto quello che potrebbero gustare e vivere invece a più riprese.
Achille Lauro spezza così una lancia in favore dei giovani, di quei ragazzi lasciati a decidere da soli, giovani in balia di loro stessi e delle loro difficoltà spesso molto vulnerabili perché non sentono accanto a loro la fiducia dei più grandi o di qualcuno che possa aiutarli a venire a capo dei loro tanti quesiti. Giovani in perenne contrasto coi loro modelli familiari e sociali eppure molto spesso ragazzi dolci, semplici, che sanno amare una volta conosciuto l’amore e che nell’incoscienza di qualche momento cercano e trovano tra di loro le risposte più appropriate per emergere e rialzarsi. Forse anche per continuare a vivere.
Perdutamente: il testo del brano di Achille Lauro
Ho visto un uomo morire per gli altri, eh
Mentre il sole accarezza i palazzi, oh, no, no
Una donna far cose da pazzi
E sentirsi piccola, così piccola
Persone passano senza guardarsi, eh, oh, no
Vivono insieme ma per consolarsi, oh, no, no
Se fosse facile poi perdonarsi
Finirebbe la musica
Ma che vita stupida
E lo so, lo so, lo so, si può cadere
Ma non so, non so, non so, non so per quanto puoi
E lo so, lo so, lo so che può accadere
Aspettarsi una vita e poi
E se bastasse una notte, sì, per farci sparire
Cancellarci in un lampo come un meteorite
Sì, godersi l'impatto e non ci importa la fine
Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino
Perdutamente, siamo in mare aperto
Perdutamente, è già mattino presto
Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito
Se per Dio siamo niente, di niente, di niente
Un fuoco d'artificio
Chi nasce ricco, chi sa accontentarsi, e chi no
E chi sa amare fino ad ammalarsi, ancora un po'
Ragazzi in strada a morire per farsi
Per sentirsi liberi, soltanto più liberi
E se bastasse una notte, sì, per farci sparire
Cancellarci in un lampo come un meteorite
Sì, godersi l'impatto e non ci importa la fine
Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino
Perdutamente, siamo in mare aperto
Perdutamente, è già mattino presto
Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito
Se per Dio siamo niente, di niente, di niente
Ed ogni notte c'è chi
Poi vorrebbe soltanto una donna
Ed ogni giorno c'è chi
Dice basta, ed a casa non torna
Ed ogni volta c'è chi
Ha sempre i soldi per spingersi in fondo
E chi va avanti così, fino al punto in cui non c'è ritorno
E se bastasse una notte, sì, per farci sparire
Cancellarci in un lampo come un meteorite
Sì, godersi l'impatto e non ci importa la fine
Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino
Perdutamente, siamo in mare aperto
Perdutamente, è già mattino presto
Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito
Se per Dio siamo niente, di niente, di niente
Un fuoco d'artificio

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