Raceworld: un Topolino diverso tra "grigi" e dubbi esistenziali, nella saga di Roberto Gagnor. Intervista all'autore


L'articolo presenta spoiler. Si consiglia di recuperare la saga prima di procedere con la lettura!

Tra il 18 marzo e il 15 aprile del 2014, sui numeri 3042-3046 di Topolino fu pubblicata "Raceworld", un'innovativa saga a firma Roberto Gagnor, con i disegni di Claudio Sciarrone. Nei cinque episodi, i personaggi Disney, sia topi che paperi, sono protagonisti di corse in stile "Wacky Races" (la celebre serie animata Hanna&Barbera), divisi in coppie e a bordo di mezzi futuristici (benché con un paio di eccezioni..). 

Lo "script" esalta il talento di Sciarrone nel disegnare mezzi e mondi, ma non si può non evidenziare la splendida scrittura di Gagnor, che ha il merito (purtroppo per molti è un demerito) di scrivere una storia molto lontana dai canoni del fumetto Disney italiano, pur senza snaturare l'animo dei personaggi e la loro ironia. Raceworld assume però toni più seri: la competizione infatti è tra bene e male, tra creatività e caos, e l'esito è decisivo per le sorti dell'intero universo. Si respira quindi una tensione maggiore, rispetto alla media delle storie di Topolino, pur essendo scontato il lieto fine.

Raceworld non fu purtroppo apprezzata. Sui forum specializzati si inseguivano analisi sui "buchi di trama" (praticamente il cinema fantasy, anche di altissimo livello, ha buchi di trama), tralasciando la poetica dell'opera, di quanto fosse matura e complessa la scrittura di Gagnor. 

La saga è una metafora della vita e della natura dell'uomo: ognuno di noi è portatore di buoni o cattivi sentimenti, ognuno di noi nella propria vita crea, in primis rapporti con le altre persone, ognuno di noi a volte distrugge, "cancella". Il "costruire" vince sul "distruggere" per mano di Gambadilegno, personaggio umano nella sua debolezza di prendere spesso la scorciatoia del male, ma anche di tutti gli altri personaggi che contribuiscono alla ricostruzione del "The Tumbler". Ogni personaggio ha un suo valore, così le persone: non ci sono modelli a cui aderire inseguendo un'inesistente perfezione e non è un caso che Gagnor ci presenti un Topolino "oscuro" e colmo di dubbi, prima di ritrovare il suo status di "eroe". L'autore è andato controcorrente: un'interpretazione spesso superficiale descrive Topolino come "perfettino", quando in realtà non lo è. Il fatto che le sue investigazioni vadano sempre in porto è semplicemente frutto dell'inevitabile "happy ending" che però riguarda opere anche ben diverse dal fumetto Disney. 


Raceworld è un'opera dunque sottovalutata, perché esce dalla zona di comfort del lettore di Topolino, più abituato alle storie che strizzano l'occhio al passato. Non è un caso, infatti, che io invece abbia provato poco entusiasmo, in quegli anni, per quel tipo di storie. Raceworld, invece, rimane una delle mie letture preferite legate al fumetto Disney. Per renderle giustizia, ho deciso di scrivere questo post, interpellando il suo autore, Roberto Gagnor, che ringrazio di cuore per il tempo che mi ha donato. 

Grazie mille Roberto per la tua disponibilità. Da dove nasce l'idea di Raceworld? È una storia davvero atipica per il Topolino settimanale.

«L’idea era di fare una saga-evento, riunendo paperi e topi e tentando qualcosa di davvero diverso per il fumetto Disney: sicuramente c’è anche l’influenza delle grandi saghe Marvel che amo da sempre, sono un grande lettore degli X-Men! Ho proposto l’idea al mio editor di allora come oggi, l’ottimo Davide Catenacci, e alla direttrice di allora, la grande Valentina De Poli, ed è piaciuta. Se vogliamo, RW è un precursore delle saghe Disney di oggi: all’epoca, mi ero divertito molto, a scriverla!»

Cosa non ti ha soddisfatto di Raceworld?

«Che al pubblico...non sia piaciuta. Ma ci sta, il giudizio che conta è il suo. Forse c’erano troppi elementi diversi dal solito. Però, se non tentiamo mai qualcosa di nuovo, il nostro lavoro di autori è inutile. Se non altro, però, tutti hanno visto l’ennesimo salto di qualità di Claudio Sciarrone nel suo lavoro: qui i suoi disegni e il lavoro sul colore di Elisa Braglia sono eccezionali!».

Io ho inteso Raceworld come una grande metafora della natura umana e della vita. Ogni persona è portatrice di sentimenti negativi e positivi. Sta a noi decidere se "distruggere" o "creare". È così?

«Ci hai azzeccato eccome! Sì, mi ha sempre affascinato un fatto: creare è lungo, faticoso, difficile - e spesso porta persino sofferenza, per chi lo fa, oltre al piacere: perché naturalmente tutti noi creiamo per il piacere di farlo, una gioia infinita che di fatto è alla base del mio lavoro. Distruggere, invece, è facile, è la prima idea che ci viene in mente: a volte, infatti, penso che il male sia semplicemente l’incapacità di trovare soluzioni nuove. Ho cercato quindi di usare i personaggi Disney per raccontare qualcosa di più grande del solito, di metterli su un palcoscenico quasi cosmico, in stile Marvel». 

L'elemento della storia che ho più apprezzato è lo sdoppiamento di Paperino, che dà vita a una forma di Paperinik "pura", nel senso di eroismo puro. Ma alla fine il vero Paperinik è appunto Paperino, il papero pigro e impaurito che diventa coraggioso. Come nasce questa intuizione dello sdoppiamento?

«Anche qui, volevo scompigliare le carte! Paperino è chiaramente Paperinik e piano piano vediamo che c’è bisogno del primo perché il secondo sia “vero”: ma mi piaceva smontare così questo doppio personaggio, per ricomporlo con un senso superiore. Insomma: non volevo usare i personaggi come tali o peggio, semplificarli, ma metterli di fronte a delle sfide, per “smontarli”, tornare alla loro essenza profonda, e rivederli in questo senso. Topolino quasi cattivo e poi coraggioso al massimo; Gambadilegno cattivo ma in conflitto con se stesso; persino Paperoga dice la sua!»

Le Chihuahua come nuovo personaggio, potrei dire, rientrano più nella tradizione. Il "Bestio" invece è personaggio davvero inconsueto: da dove nasce la sua creazione. Averlo associato a Paperoga ha un significato?

«Le Chihuahua e il Bestio servono ad ampliare il cast, a introdurre personaggi nuovi per movimentare il mondo disneyano: e poi volevo un team assolutamente inconsueto! Poi, nessun altro autore ha usato questi personaggi: ma ci sta, è difficile inventare nuovi personaggi Disney che attecchiscano. L’ultimo che c’è riuscito è il mio amico Bruno Sarda con Indiana Pipps


Il pilota misterioso è il Pirata Orango. All'inizio della storia mi sembrava un "cane sciolto", alla fine si scopre essere la "carta vincente" del lato di distruzione di "OmegAlpha". Sei soddisfatto di questa tua scelta narrativa? Io all'epoca, durante la lettura, mi sarei aspettato...Macchia Nera.

«Macchia Nera è quello che tutti si aspettavano: invece, da amante delle storie classiche di Gottfredson, volevo riprendere Orango per avere un cattivo più fresco, meno compromesso dalle svolte comedy di Gambadilegno e più plasmabile in qualcosa di contemporaneo di Macchia Nera. Orango è un protonazista: potrebbe prestarsi bene a raccontare i lati più inquietanti di oggi».


Un aspetto che voglio sottolineare, della storia, è il fatto che il male finisca comunque per "barare" nel tentativo di vincere la gara. Cioè è un tentativo dall'interno del sistema - e non strategie messe in atto dagli esponenti del "flame" team. Che pensi?

«Volevo che il cattivo giocasse sporco fino alla fine: ogni storia, ogni universo si basa su regole - e se il buono “bara” o viene aiutato non funziona, di fatto è un deus ex machina. Ma se è il cattivo a farlo, allora tutto può essere riscritto e anche il lettore, secondo me, perde i soliti riferimenti e rimane sorpreso».

Da dove nasce l'idea degli Impiccioni?

«Semplicemente perché mi faceva ridere usare un esercito un po’ tonto ma ligio ai doveri, come i piccioni stessi, tonti ma implacabili nel cercare cibo!»

Ha pesato su Raceworld avere qualche "paletto" di tipo editoriale? Anche se l'uscita di scena di Paperino-Paperinik, ad esempio, è un momento significativo, un po' sopra lo standard delle storie del Topolino moderno.

«Ci sono stati degli interventi redazionali, anche per correggere problemi e mitigare certi miei eccessi che ora riconosco. Ma l’uscita di scena di Paperino/Paperinik è assolutamente mia ed era voluta: nel mondo Disney chiaramente non c’è la morte (e sono contento che non ci sia), ma volevo un brivido che durasse almeno tra una puntata e l’altra». 


Topolino e Gambadilegno sono i due protagonisti. È uno degli equipaggi atipici (Come Amelia più Paperina, ma Amelia sappiamo che fa parte dello "Sparkle" team per sabotarlo da dentro) e nel terzo episodio OmegAlpha fa riferimento al fatto che Topolino abbia un lato oscuro e Gambadilegno, invece, abbia a volte una spinta verso il bene. Abbiamo spesso visto Gambadilegno in storie di Topolino comportarsi da "buono", ma qui è proprio esplicito: è una scelta forte la tua, perché introduce il concetto di "grigio" in Topolino, o sbaglio?

«Anche qui, volevo smontare i nostri personaggi per poi ricostruirli: un Topolino meno perfetto e problematico, che addirittura inizia da “cattivo”; e un Gamba tentato dal bene. Sfuggire alle caratterizzazioni più macchiettistiche, in cui noi autori possiamo sempre cadere, per trovare invece l’umanità di questi personaggi, che è grandiosa perché inesauribile, infinita, nel loro essere nostri archetipi. Paperi e topi sono esseri umani che hanno un becco e un naso nero: ma sono umanissimi, sempre».

In pratica, se avesse vinto la distruzione, sarebbe stato distrutto anche il male, mentre con la vittoria della creazione, l'uomo rimane sempre in equilibrio tra bene e male. È questa la ragione della scelta finale di Gambadilegno?

«Gambadilegno, persino lui!,  capisce che la distruzione totale non è pensabile: è l’equilibrio che ci tiene vivi, soprattutto perché non siamo mai solo bene o solo male. L’equilibrio continua e il mondo Disney torna ad essere quello che è - ma con qualche aggiunta, qualche cambiamento». 

Grazie Roberto per esserti prestato alle mie curiosità!

«Grazie per le domande! Sono ottime e sapere che qualcuno ama ancora una mia storia di tanti anni fa mi rende molto felice. RW è un prodotto di quello che ero allora e mi ha fatto piacere rileggerla dopo tanto tempo. Naturalmente, avendola scritta, ci vedo solo difetti e problemi - ma per un autore è sempre così! Però, grazie per questa occasione: sarebbe bello vedere RW ristampata in un volume unico. Per ora non è successo, ma chissà



Commenti