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| Foto Getty Images |
di Claudio D’Aleo
Tutti vorremmo essere felici. Tutti vorremmo vivere una vita migliore possibilmente in una società migliore. E questo come se tutto fosse codificato, come se la vita bella o brutta, potessimo sceglierla o evitarla, magari comprarla al supermercato, ordinarla per corrispondenza. No. Niente di tutto questo. Non esistono vite belle o brutte. Esiste la vita. La vita con i suoi pro e i suoi contro. La vita con le difficoltà e le semplificazioni rituali, con le gioie più o meno frequenti e le tante, a volte troppe, contraddizioni. A turno tutti ci sentiamo sfortunati, bersagliati dai dispiaceri, incompresi, poco considerati. A turno tutti ci invidiamo vicendevolmente, ci disperiamo, ci definiamo delusi. Vorremmo essere più amati, vorremmo evitare disagi, sofferenze, difficoltà, incomprensioni. Vorremmo tutto e il contrario di tutto senza essere mai lambiti da alcuna delusione. E questo chi poco, chi più. Non sarebbe vita se fosse davvero così. Sarebbe altro. La vita non è una scienza esatta. La vita accade. La vita va avanti a prescindere da ognuno di noi e dai nostri desideri. La vita scorre e non si ferma mai. Nessuno ne ha una di riserva. E’ questa la vita che dobbiamo vivere e che siamo tenuti a rispettare. Il resto non ha senso. E’ utopia.
La bella canzone di Cochi e Renato (1974) guarda proprio a questo, alle diverse casistiche d’umanità che a turno imperversano con maestria in ognuno di noi e ne determinano con cura e arte le azioni, gli accadimenti, le progettualità. Viviamo come “personaggi in cerca d’autore” o “maschere” per dirla alla Pirandello. Uomini e donne chiamati ogni giorno al confronto reciproco con le diverse tematiche che ci vengono imposte dalla quotidianità. Non scegliamo noi la vita da vivere. E’ la vita che sceglie noi. Questa canzone guarda alla vita con ironia, disincanto e tanta tenerezza. Mette insieme piccole storie di persone apparentemente comuni che tra di loro hanno poco da spartire se non la grande insoddisfazione per un cambiamento desiderato, ipotizzato, cercato ma mai davvero praticato. C’è chi soffre per amore, chi si ritiene sfortunato e sbaglia sempre, chi vorrebbe partire per cambiare tutto ma in fondo non sa nemmeno dove andare, chi si ritiene sempre sfortunato o incompreso a prescindere da qualunque altra considerazione più o meno valida. Il “partire” torna spesso come concetto base, proprio per dire che molti sognano una svolta, ma non sempre hanno una meta chiara come obiettivo o il coraggio di cambiare davvero. A volte per mancanza di mezzi, a volte soltanto per mancanza di coraggio. Come per dire che paure, delusioni e dubbi a volte sono peggiori delle coltellate e a turno riguardano un po' tutti. Senza esclusione alcuna.
E così la canzone mette a nudo le piccole debolezze quotidiane di quegli anni, gli inciampi che si verificano ma che non sempre si vogliono arginare, le lamentazioni che lasciano il tempo che trovano perché non si ha la forza né la voglia di guardare avanti e andare oltre. Le tante proteste, le tante lotte, le tante insoddisfazioni. Era quello un Paese che si avvitava su se stesso e sulle sue tante conquiste e problematiche. Il 1970 fu l’anno dello Statuto dei Lavoratori e della legge sul divorzio. Nel 1975 venne abbassata la soglia per andare alle urne e votare (maggiore età a 18 anni). Nel 1978 venne istituito il Servizio sanitario nazionale e ratificata la Legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. In quell’anno nacque pure la legge Basaglia, la legge 180 che decretò la chiusura dei Manicomi e riformò radicalmente l’assistenza psichiatrica. Il 9 maggio 1978 è la data che ricordiamo per le drammatiche vicende legate ad Aldo Moro e a Peppino Impastato. Da quel giorno l’Italia non fu più la stessa.
Anni di riforme, di lotte, di violenza. Anni di ideologie contrastanti e di canzoni che musicavano le paure, le difficoltà e le speranze della povera gente. Gli anni di Jannacci, Gaber, Rino Gaetano, De Andrè. Anni di svolte politiche e di proteste che fecero storia. Il ritornello della canzone di Cochi e Renato recitava che la vita “l’è bela” se hai un ombrello che ti ripara la testa: un’immagine semplice ma arguta per dire che basta poco per sentirsi al sicuro e affrontare le difficoltà, basterebbe scuotersi davvero invece di pensarlo soltanto il cambiamento eventuale. E così non poche volte ci si imbatte nell’altra faccia della medaglia: la vita è anche strana, perché basta una persona che si monta la testa, o una cosa che va storta, per far finire la festa. E allora tutto crolla addosso. Tutto ritorna come prima a volte peggio di prima.
Siamo esseri perfettibili, mai perfetti. Il nostro è il contrasto continuo tra fragilità e leggerezza, tra il fare e il non fare, tra l’essere e il non essere. La vita è fatta di errori, sogni confusi, momenti felici e momenti storti. Di illusioni e disillusioni. Resta bella proprio perché è umana, imprevedibile, a volte assurda ma sempre amabile. Se ci parlassimo di più e ci comprendessimo di più mettendo da parte egoismi ed orgoglio, forse potremmo invertire il senso di marcia e accontentarci intanto delle piccole cose, perché da quelle nascono i grandi risultati e i traguardi condivisi. Col tempo si imparano cose che si introducono nei meandri più nascosti delle nostre conoscenze e ci fanno crescere ancor di più. E più sappiamo di non sapere, più studiamo e possiamo confrontarci con chiunque, anche con i “migliori”. Poi esistono gli intoppi, gli errori, le coincidenze non volute, le situazioni risibili. E ridere di tutto questo, anche un po’, aiuta a “sopravvivere”, ad andare avanti, a guardare al domani con fiducia e ottimismo.
E la vita, e la vita: il testo della canzone di Cochi e Renato
C’è, c’è chi soffre soltanto d’amore
Chi continua a sbagliare il rigore
C’è chi un giorno invece ha sofferto
E allora ha detto: “Io parto
Ma dove vado se parto
Sempre ammesso che parto”
Ciao a chi sbaglia a fare le strissie
Ciao a chi invece avvelena le bissie
Uno tira soltanto di destro
L’altro invece ci ha avuto un sinistro
E c’è sempre qualcuno che parte
Ma dove arriva, se parte
E la vita, la vita
E la vita l’è bela, l’è bela
Basta avere l’ombrela, l’ombrela
Ti ripara la testa
Sembra un giorno di festa
E la vita, la vita
E la vita è strana, è strana
Basta una persona, persona
Che si monta la testa
È finita la festa
C’è, c’è chi un giorno ha fatto furore
E non ha ancora cambiato colore
C’è chi mangia troppa minestra
Chi è costretto a saltar la finestra
E c’è sempre lì quello che parte
Ma dove arriva, se parte
Ciao a chi sente soltanto la radio
E poi sbaglia ad andare allo stadio
C’è chi in fondo al suo cuore ha una pena
C’è chi invece ci ha un altro problema
E c’è sempre lì quello che parte
Ma dove arriva, se parte
E la vita, la vita
E la vita l’è bela, l’è bela
Basta avere un’ombrela, l’ombrela
Ti ripara la testa
Sembra un giorno di festa
E la vita, la vita
E la vita l’è bela, l’è bela
Basta avere un’ombrela, l’ombrela
Ti ripara la testa
Sembra un giorno di festa
E la vita, la vita
E la vita è strana, è strana
Basta una persona…

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