“Io Vagabondo” dei Nomadi: un inno alla libertà, ai sacrifici e alla voglia di vivere (di Claudio D'Aleo)


Di Claudio D’Aleo                                         

Quanti ragazzini sono costretti a crescere prematuramente, a pianificare in fretta e furia le basi per diventare subito adulti dimenticando i giochi e i bambini, gli adolescenti che sono, che continueranno dentro loro stessi ad essere pur quando la vita li metterà di fronte alle difficoltà più pesanti, più cocenti perché spinti dal bisogno, dalla fame, dalle ingiustizie? Quanti vanno via da casa ancora incompiuti e sono costretti ad abbandonare le loro famiglie, i loro affetti in cerca di fortuna a causa di una povertà che rende difficile tutto, pure amare, pure crescere, non solo curarsi, mangiare e sognare? I sogni, come la vita, sono di tutti, non di qualcuno. Così dovrebbe essere. Così purtroppo molte volte non è. Da sempre chi è sazio non si cura abbastanza di chi ha fame; da sempre il ricco non si dedica mai come dovrebbe ad alleviare le sofferenze di chi vive in miseria o quasi, di chi un lavoro non ce l’ha o non l’ha mai avuto e non certo solo per colpe proprie, di chi non arriva mai a fine mese. Ci sono pensionati che coi pochi euro della pensione devono ogni mese decidere se mangiare, curarsi o pagare le bollette. Eppure di loro non si parla mai come si dovrebbe, mai abbastanza. Gente che tutto o quasi tutto, come gli altri, non può fare o avere. Gente che vede la propria vita accorciarsi ogni giorno già sapendo di dover rinunciare sin da subito a tutte o quasi tutte le bellezze e le possibilità offerte dal Creato e che sembrano, invece, appannaggio dei soliti noti. Mai loro. 

Questo non è un problema da poco. Questo è il problema. La forbice tra chi può tutto o quasi e chi no, tra chi sta molto bene e chi sta molto male diventa sempre più ampia, difficile da gestire dunque problematica a prescindere da ogni altra considerazione di natura squisitamente sociologica, economica o politica. I social e i media accentuano “involontariamente” tutto questo. E così c’è chi gode e si diverte sempre o quasi sempre e chi è costretto a “subire” e a vedere ogni giorno il divertimento e la gioia degli altri senza potersi concedere, a sua volta, nulla di tutto quello appena descritto, quasi niente. Come se nascere non fosse più un evento gioioso e naturale spalmabile su tutti ma solo una questione di fortuna. Se sei ricco vivi, se sei povero guardi gli altri vivere. Il punto di domanda appartiene alla notte dei tempi, ma si sorregge bene anche adesso. 

La bellissima canzone di Nomadi non è mai cascata né mai cascherà a caso. E’ e sarà sempre attuale, interpretabile mai per difetto, perché anche prima, non solo adesso, in una società civile e democratica che voglia intendersi, che si ritenga pure politicamente bene amministrata, qualcuno prima o poi dovrà pur interrogarsi seriamente su questa tematica che non è, non è mai stata né mai lo sarà un argomento di discussione banale. E’ giusto che i ragazzini, gli adolescenti vadano anzitempo via da casa per sfuggire alla miseria e alla povertà? E’ giusto interrompere quel delicato percorso di crescita fisica ed emotiva per rincorrere un lavoro e un guadagno senza poter fare nessun’altra scelta plausibile? E’ giusto sentirsi così soli e abbandonati? Giusto o non giusto che sia, questo è sempre accaduto e, magari sotto altre forme, accade anche oggi più di prima e sempre accadrà. Oggi come prima si scappa anche dalle guerre, non solo dalla povertà. E mentre si impiegano miliardi di euro per l’acquisto di armi e strumenti di guerra, mentre ancora ai giorni nostri c’è chi bombarda e chi subisce l’odio altrui per motivi che con l’umanità, il dialogo, la fratellanza, la solidarietà e il rispetto tra le genti non c’entra nulla, c’è anche chi dorme per strada o sotto i portici, chi vive senza soldi in tasca, chi è costretto a rubare per mangiare, chi non arriva a fine mese, chi a causa della tarda età non riesce a lavorare e dunque a vivere, mene che meno a vivere di pensione.  

E c’è anche chi va via da casa ancora ragazzino. Vagabondi non per scelta ma per bisogno. Crescere in fretta perché a casa non si mangia, dimenticarsi d’essere un ragazzino, abbandonare famiglia e studi per avventurarsi nella foltissima giungla di chi non ha come sostenersi e cerca un lavoro o la fortuna altrove, non è bello e non lo si può augurare a nessuno. I sogni infranti non tornano più, così come in chi ha subito tutto questo, mancherà per sempre lo spazio vitale mai colmato e ormai incolmabile di non essere mai stato un ragazzino, un ragazzino spensierato e amante della vita come tanti altri.  Un vero peccato. Soprattutto una delle più grandi ingiustizie d’ogni tempo. Meditate gente. Meditate. 

Io Vagabondo dei Nomadi: il testo

Io un giorno crescerò

E nel cielo della vita volerò

Ma un bimbo che ne sa

Sempre azzurra non può essere l'età

Poi una notte di settembre mi svegliai

Il vento sulla pelle

Sul mio corpo il chiarore delle stelle

Chissà dov'era casa mia

E quel bambino che giocava in un cortile

Io, vagabondo che son io

Vagabondo che non sono altro

Soldi in tasca non ne ho

Ma lassù mi è rimasto Dio

Sì, la strada è ancora là

Un deserto mi sembrava la città

Ma un bimbo che ne sa

Sempre azzurra non può essere l'età

Poi una notte di settembre me ne andai

Il fuoco di un camino

Non è caldo come il sole del mattino

Chissà dov'era casa mia

E quel bambino che giocava in un cortile

Io, vagabondo che son io

Vagabondo che non sono altro

Soldi in tasca non ne ho

Ma lassù mi è rimasto Dio

Io, vagabondo che son io

Vagabondo che non sono altro

Soldi in tasca non ne ho

Ma lassù mi è rimasto Dio

Vagabondo che son io

Vagabondo che non sono altro

Soldi in tasca non ne ho

Ma lassù mi è rimasto Dio


Commenti

  1. La cantavo da piccolissima questa canzone. E si, resta un bel testo con una buona musicalità.

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