Nel 1972 Claudio Lolli pubblicò il suo primo album, "Aspettando Godot". Seconda traccia era "Borghesia", canzone figlia di quei tempi: è infatti un duro J'accuse del cantautore verso il piccolo-medio borghese.
Quel vento citato nel brano è il vento delle proteste di piazza, di quel '68 francese che voleva cambiare la società, rendendola più giusta, ponendo fine alle diseguaglianze. Sappiamo tutti quale è stata l'eredità di quegli anni di tumulti: la piena affermazione della società del consumismo sullo stampo di quella statunitense. Ma in quegli anni il cantautorato respirava quest'aria di cambiamento, dibatteva, esprimeva speranze e dubbi attraverso le proprie canzoni.
Lolli attacca duramente la borghesia, mettendone in evidenza moralismo e ipocrisia: il piccolo borghese frequenta assiduamente la messa domenicale, ma dimentica quegli "ultimi" che invece, nella filosofia del più grande rivoluzionario della storia, Gesù Cristo, sono i primi. Prova piacere nell'apprendere della morte di un ladro, dimenticando uno dei valori umani più significativi, la pietà; e ovviamente odia il diverso. E poi è un fervido sostenitore delle forze dell'ordine e del rispetto della legge, fino a quando non conviene a lui violare la legge, per interesse personale o tornaconto economico: allora sì, la Polizia diventa odiata.
Il piccolo borghese è la classica persone forte con i deboli e deboli con i forti, efficacissima la metafora del leccare le ossa dei cani dei più ricchi. Un individuo meschino, citando Gaber, e allo stesso tempo prigioniero della sua vita, come più volte evidenziato proprio dal signor G. nella sua ampia produzione culturale. . Lolli parla esplicitamente di catene. La messa domenicale diventa un rito, un'occasione in cui presenziare obbligatoriamente con il resto del paese: si svuota di significato.
"Borghesia", come detto, è una canzone figlia di quegli anni, così ricchi di tensioni sociali, ma anche così ricchi e vivaci dal punto di vista culturale e intellettuale. Tuttavia tanti tratti della borghesia sopravvivono oggi, specie nelle realtà più piccole, dal chiacchiericcio al disprezzo del diverso. Un borghese che è onnisciente e giudica tutto, ma che è incapace di guardare effettivamente al di là del proprio naso (il terrazzo).

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