Il testamento di Tito di Fabrizio De André: un inno all'amore


Uno dei capolavori di Fabrizio De André, una pietra miliare della musica italiana. "Il testamento di Tito" è uno dei brani contenuti nel concept album "La buona novella", musica e versi ispirati ai vangeli apocrifi e dedicati al più grande rivoluzionario della storia, citando lo stesso autore, Gesù Cristo, il rivoluzionario dell'amore.

E al tema - la rivoluzione dell'amore - è dedicato "Il testamento di Tito", parole che escono dalla bocca di Tito, uno dei due ladroni condannati a morte insieme a Gesù Cristo.

Tito analizza i dieci comandamenti dalla prospettiva di un uomo impuro, anche se talvolta, dietro quelle parole, c'è De Andrè stesso, ad esempio nel primo comandamento: "genti diverse venute dall'est dicevan che in fondo era uguale. Credevano a un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male", un attacco a chi usa la religione come pretesto per la violenza e fare guerra. Tito smonta le ipocrisie della società: guardiamo il quarto comandamento, "I templi che rigurgitan salmi di schiavi e dei loro padroni". Chiaramente, contestualizzato all'epoca di Tito, si riferisce alle pratiche religiose (sacrifici su animali) divenuti una formalità, un rito svuotato di significati; ma contestualizzandolo al tempo dell'autore, è un'amara riflessione sulla nostra società, sulle Chiese piena di padroni (i potenti, i ricchi) e di schiavi (i poveri). D'altro canto anche il "non uccidere" ("Guardatela oggi questa legge di Dio, tre volte inchiodata nel legno") è un verso ancora di attualità  e non è la prima canzone nella quale De André si scaglia contro la pena di morte. Il verso più famoso della canzone rimane il settimo comandamento, "Ma io senza legge rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio", un riferimento ai furti "legalizzati" dei potenti. D'altro canto in "Storia di un impiegato" De André canta: "Ci hanno insegnato la meraviglia verso chi ruba il pane. Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame". Ovviamente non si tratta di un'istigazione a delinquere, ma è un puntare il dito contro l'ipocrisia della società, che spesso condanna il piccolo furto e giustifica, ad esempio, la grande evasione fiscale.

Giungiamo dunque la finale, dove si raggiunge il picco emotivo.
Come mai Tito, che ha appena smontato tutti i capisaldi della religione cristiana, finisce in paradiso dopo una vita nel peccato? (ricordiamo che nei vangeli apocrifici è Tito il "buon ladrone")

In primis per la consapevolezza del peccato. Tito sa di aver commesso più di un peccato nella sua vita: ha bestemmiato, non ha rispettato il padre violento, ha rubato. Infine, poco prima di perdere la vita, ha continuato a provare invidia: "L'invidia di ieri non è già finita. Stasera vi invidio la vita".

Però, comeevidenzia l'ottima esegesi di Walter Pistarini in "Fabrizio De Andrè. Il libro del mondo. Le storie dietro le canzoni", nel Nuovo Testamento si apprende di un undicesimo comandamento: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".

L'insegnamento fondamentale del più grande rivoluzionario della storia, Gesù Cristo, è appunto amare il prossimo.

E le ultime parole di Tito, oramai spogliato di ogni desiderio terreno e di ogni sofferenza, sono chiare:

"Io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore
".

La pietà è un sentimento puro: il provare dolore, in modo sincero, nel vedere un'altra persona soffrire e morire. La pietà è dunque meccanismo fondamentale per amare il prossimo. Noi possiamo e dobbiamo amare il prossimo, dimenticando ogni possibile giudizio morale ed entrando in empatia con lui. Il capisaldo di tutta la filosofia De Andreiana.

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Commenti

  1. Una canzone ricca di significati.
    Saluti a presto.

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  2. Penso che questa canzone come pure L’infanzia di Maria e in mezzo mettici pure Maria nella bottega di un falegname siano le più intense de La Buona Novella.
    Ave Maria l’ho pure cantata in Chiesa con il mio coretto 😀
    Sono poesie ..e mi piacciono pure nella versione sporca più rock della PFM.
    Mi emozionano tantissimo, curioso come il Testamento sia” l’ultima” (che poi in verità è la penultima del concept album) che chiude il racconto di De Andre’ e probabilmente è l’eredita ( il testamento proprio) che l’artista vuole lasciare al suo pubblico.
    L’amore verso il prossimo.
    Buona Pasqua Riccardo

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    1. Io quel disco lo amo tutto, dalla prima all'ultima nota. Perché non citare anche Tre Madri? Fa venire la pelle d'oca.
      Del Testamento di Tito amo tutte le versioni, anche quella del concerto del 1991 (c'è un doppio cd che ho originale, ovviamente). Ma ammetto che la mia preferita è la tradizionale.
      Grazie Max per il tuo commento e per gli auguri, che contraccambio di cuore!

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  3. Come tutte le canzoni del grande Fabrizio, anche questa suscita tante di quelle emozioni che ci si potrebbe scrivere un trattato.

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    1. Davvero. Una canzone che mi ha sempre emozionato tantissimo, in tutte le versioni. Auguri di buona pasqua, cara Sara

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    2. Non potevi scegliere contesto migliore per riproporci un testo così pieno di significati ...

      Il modo per avvicinarci a credere qualcosa di tale bellezza qual'è?...forse scavare dentro se stessi , scavare ...scavare e scoprire ...scoprire quel qualcosa di autentico che spesso va a scontrarsi con la realtà del tempo ...dove si è tutti un po peccatori invertendo trave e pagliuzze a seconda di quel che si vede e
      non sempre di quel che si sente...

      Hai scritto in un commento di *amare tutte le versioni ...perché in fondo hai capito che in tutte c'è una verità che conosci e riconosci...ma allargando il senso di quelle versioni potremmo rispecchiarci su altri aspetti ...di certo anche in quelli ove la fragilità ci accomuna!

      Amare il prossimo !!...molte volte il prossimo è talmente vicino a noi... se non siamo la rotazione di un noi stessi all'infinito !

      Grazie ...un abbraccio Riki...ti faccio gli auguri più tardi :)

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    3. Carissima, anzitutto grazie di cuore per gli auguri :)
      Mi mancava questo..nel vecchio sito. Poter proporre con più frequenza le mie canzoni.
      Il testamento di Tito è una canzone perfetta per poterci calare in questa Pasqua così strana.
      Grazie anche per le tue bellissime parole.
      Io credo che questi versi ci siano di insegnamento.
      De Andrè non voleva cancellare il significato dei dieci comandamenti, ma solo mettere a nudo l'ipocrisia degli uomini.
      La stessa ipocrisia che il più grande rivoluzionario della storia ha combattuto nel suo percorso di uomo terreno.

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  4. Molto, molto bella, come tante altre di De Andrè, del resto.
    Buona Pasqua Ricky!

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  5. Hai cambiato sede?
    Questa canzone, che sapevo a memoria a furia di cantarla e accompagnarla con la chitarra, mi ha sempre catturato.
    In questo testo si percepisce il cammino di ricerca, che ogni uomo, che si dica credente o ne, compie.
    L’assoluto ci attira: “e quando sarò innalzato (sulla croce) attirerò tutti a me” (Gv. 12,20-33), non c’è niente da fare. Come dice bene s. Agostino, riposiamo solo in a Lui.
    Buona Pasqua, Riccardo, a te e a tutti quelli che porti in cuore.
    sinforosa

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    1. Ciao Sinfo,
      sì, ho cambiato sede! (ahah buffo questo termine).
      Ma è l'ultimo cambiamento, garantito.
      Colpa di un account di gmail cancellato e, con esso, tutte le foto del vecchio sito (che pensavo di aver conservato cambiando account).
      Ho iniziato a ricaricarle perché il Bazar del Calcio rimarrà come archivio web con i post più significativi e più letti.
      Gli aggiornamenti saranno invece sempre qui :)
      Grazie di cuore e buona Pasqua

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  6. Sì, per me forse il brano più bello e intenso di Faber.
    Vero, smitizza la religione portando i comandamenti al non applicabile, per via del sentimento umano. Lo stesso che però può provare amore e pietà.

    Moz-

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    1. "Il brano più bello e intenso" è una definizione calzante. Nel tuo commento Miki hai sintetizzato tutto alla perfezione :)

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  7. Bellissima riflessione/approfondimento su questo splendido brano del grande De André. Confesso che il mio album preferito di Faber è Storia di un impiegato ma il 33 giri de La buona novella, da ragazzino, lo consumai. Per il testamento di Tito, Via Della Croce e Tre Madri utilizzavo l'impostazione del giradischi che permetteva di riascoltare in loop. Tito ne commette di ogni e (giustamente) non si sente peggiore degli altri. Alla promessa del Paradiso invidia comunque la vita, bellissima rappresentazione dell'istinto di vita dell'uomo e dell'attaccamento alle cose terrene, comprese le proprie debolezze.
    Grande Ricky.

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    1. Lo confesso anche io: Storia di un impiegato è pure il mio disco preferito di Faber, anche se "Il testamento di Tito", "Se ti tagliassero a pezzetti" e "Coda di Lupo" rimangono probabilmente le tre canzoni a cui sono più legato.
      Ma Storia di un impiegato è un meraviglioso concept album, dal primo all'ultimo verso.
      Grazie per il bellissimo complimento.
      E' vero: Tito davanti alla promessa della vita eterna preferirebbe comunque rimanere in vita, sulla Terra.

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  8. Grazie per questa analisi. E' il mio disco preferito di De André. Buona domenica.

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    1. Benvenuto! Grazie per aver letto e per aver apprezzato :)

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  9. Un commento in moderazione .
    a proposito di de Andrè e l'ottico.


    Intanto grazie per averlo ricordato.

    Facevo una profonda osservazione su quanto letto nel post e su un tuo commento in risposta a x un osservazione sul come sia difficile per tutti noi me compresa,rimanere nell'inquadratura di De André ,che focalizza l'attenzione sullo  smettere di giudicare e iniziare ad ascoltare, mantenendo viva quella"pietas" per l'essere umano.
    Quanto sia difficile rimanere nel contesto illuminante di tutta la sua spiritualità e filosofia di vita, connessa a quel : "per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti" .Un verso tratto dal testo Nella mia ora di libertà,verso piuttosto scomodo anche nella nostra responsabilità collettiva.

    E mi chiedo ,ma De André non voleva forse abbattere le barriere, senza crearne di nuove?

    Con questo mi gioco la mia uscita dai blog :),oltre te ne ho diversi da salutare..ciao ,ti abbraccio

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    1. Parto dalla fine..
      perché uscita?
      Perché vuoi congedarti, quando c'è ancora molto da leggere, da commentare, da condividere...
      Ci penso spesso e penso che alla fine siamo inevitabilmente attratti da ciò che è bene e da ciò che è positivo..Nel silenzio e nell'oblio finisce invece chi sparge "conflittualità".
      Io credo che De Andrè sia un esempio artistico e che le sue parole siano sempre illuminanti. Lui non è né un profeta né un rivoluzionario..è un uomo come noi, che ha sbagliato nella sua vita. Ma con la consapevolezza degli errori e con una visione della vita che è illuminante. Ascoltare il prossimo, la pietas..sono insegnamenti che porterò sempre con me, così come il limitare il giudizio, l'etichettatura verso il prossimo. La responsabilità del singolo è responsabilità collettiva perché noi facciamo parte di una collettività e abbiamo il dovere, come sempre detto, di limitare il male e fare il bene, nella consapevolezza che ogni uomo e ogni donna sia portatrice di errore, per via dell'imperfezione della natura umana.
      De Andrè abbatteva le barriere...io sono al lavoro da anni, anche se sono consapevole che probabilmente morirò (non so quando) senza aver abbattuto tutti i muri e le barriere...

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    2. Mi rimane la sorpresa: ho scritto un commento (attualmente in moderazione, come da prassi per chi usa questa opzione) in un blog con un post dedicato al Testamento di Tito. I casi sono due: o leggi nella mente oppure anche tu hai commentato lo stesso post :)

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    3. Parto dalla fine anche io:)

      "De Andrè abbatteva le barriere...io sono al lavoro da anni, anche se sono consapevole che probabilmente morirò (non so quando) senza aver abbattuto tutti i muri e le barriere".

      Moriremo tutti senza sapere quando:) ma" è l'Amore che riusciamo a cogliere e seminare ognuno, a germogliare sempre e a non morire mai . E chissà quante barriere e muri però abbatte l'amore anche a nostra insaputa ,giungendo all'anima che non conosce oblio.

      "Ci penso spesso e penso che alla fine siamo inevitabilmente attratti da ciò che è bene e da ciò che è positivo..Nel silenzio e nell'oblio finisce invece chi sparge "conflittualità".
      Condivido tutto ciò che hai scritto e faccio tesoro di questa parte ringraziandoti, perché a volte ti ritrovi in una conflittualità interiore che deve essere utile solo ad un fine evolutivo ,non come arroganza e presunzione verso una conoscenza di verità assoluta in tasca propria ,quando ognuno con i suoi tempi e le proprie modalità può arrivarci liberamente.E in quel commento mi ci sono messa dentro anche io ,"nessun assolto.."solo che dispiace vedere intaccare quella vera pietas, quale superamento del rancore attraverso l'empatia con l' evidente concetto che contrasta fermamente con la logica della polarizzazione politica,propagandando quella di appartenenza.Passa un "idea"di sottofondo , di strumentalizzazione e ipocrisia che fa un po male.

      Nel commento su scrivi :De Andrè non voleva cancellare il significato dei dieci comandamenti, ma solo mettere a nudo l'ipocrisia degli uomini.
      La stessa ipocrisia che il più grande rivoluzionario della storia ha combattuto nel suo percorso di uomo terreno.

      Forse voglio " congedarmi" perché quella visione di ipocrisia mi spaventa qui come nella quotidianità?

      No,non leggo nella mente:) ma scrivo con il cuore....un bel problema.

      Anche tu in moderazione a poco prima dal mio commento?Beh sorpresa per entrambi.Grazie per il tuo prezioso ascolto.

      Linda

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    4. Sono d'accordo sull'amore che supera muri e barriere..irrompe, come la Primavera (citando un altro brano de andreiano), e permette di toccare l'anima dell'altra persona. D'altra parte l'amore ci eleva...quando dico "bisogna contenere il male che abbiamo dentro (come ogni essere umano) e fare il bene", beh, l'amore è il mezzo più forte e sicuro per fare ciò.
      La conflittualità interiore fa parte del nostro io e spesso viene solleticata dalla conflittualità altrui (specie sui social), in un circolo vizioso.
      Pensa, a proposito della polarizzazione politica, che mi lamentai, qualche anno fa, del fatto che i politici fossero troppo presenti sui social. Ora praticamente su 10 utenti, 9 fanno politica, vivendola come il tifo per una squadra di calcio, spesso dando semplicente contro all'altro.
      La grande ipocrisia è quella, di ritenere tutto giusto e corretto ciò che è di una parte e tutto sbagliato e falso quella dell'altra parte.
      È un'ipocrisia anche essa facente parte della natura umana.
      L'ipocrisia ti spaventa...non ci si può congedare, ma semplicemente, si deve lavorare su noi stessi per essere sempre più "forti" mentalmente.

      p.s. Sì, perché il titolare del blog ha scelto di mettere i commenti in moderazione, adesso ho letto tutto :)

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    5. L' impegno a "lavorare su noi stessi" come atto di custodia spirituale. Più che altro credo che sia anche una forma di indignazione davanti all'incoerenza, da non sottovalutare e quel lavoro su se stessi smette di essere un esercizio singolo,diventando  coscienza collettiva e in queste affinità elettive si trova la forza per affrontare l'ipocrisia senza scoraggiarsi. De André forse non ha mai cercato il consenso delle masse, ma la sintonia delle anime:)

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    6. "quel lavoro su se stessi smette di essere un esercizio singolo, diventando coscienza collettiva e in queste affinità elettive si trova la forza per affrontare l'ipocrisia senza scoraggiarsi".
      Esattamente, quindi nessun congedo e nessun "cedere", anzi, ma un cammino che continua...

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