Fabrizio De André: Parlando del naufragio della London Valour. Appendice all'analisi


Qualche tempo fa scrissi un'analisi di "Parlando del Naufragio della London Valour", uno dei brani più criptici e affascinanti della produzione musicale di Fabrizio De Andrè, pubblicato nell'album Rimini (1978). Torno sull'argomento per fare alcune precisazioni in merito al personaggio del macellaio.

Avevo evidenziato, dell'opera di Walter Pistarini "Fabrizio De Andrè - Il libro del mondo", il seguente passaggio: "Il macellaio rappresenta lo stereotipo di certi politici in voga in quegli anni che creavano tensione sociale. Che si comportavano da macellai e come i macellai volevano avere sempre le mani pulite, lisce come la seta. Erano in assetto antiguerriglia ma spesso la guerriglia faceva loro comodo".

Siamo negli anni di Piombo, funestati dagli scontri in piazza e dagli attentati. Una situazione che faceva il gioco di chi deteneva il potere: i politici (ma quelli di calibro grosso...) e gli alti rappresentanti delle lobby, legati insieme, sotto l'egida degli onnipresenti Stati Uniti,  da rapporti caratterizzati anche da frequenti episodi di corruzione. A livello politico quindi serviva continuità e impedire l'ascesa del partito comunista italiano, pericolosa in particolar modo per gli equilibri, in chiave geopolitica, che si erano creati, con la contrapposizione tra Usa e Unione Sovietica. Da qui quella che Pasolini, in un celebre scritto sul Corriere della Sera, definì prima fase anti comunista, seguita da una seconda fase anti fascista: la (vera) strategia della tensione. Il macellaio "mani di seta" ha dunque con sé "nove mascelle antiguerriglia": è il volto di chi in apparenza si pone a contrasto degli scontri tra estremisti di destra e di sinistra, ma in realtà li aizza, questi scontri, servendosi dunque di questa situazione di instabilità per conservare la propria posizione dominante.

Non a caso, a fine canzone, è il macellaio che distribuisce le munizioni "contro ogni sorta di naufragio e di rivoluzioni". L'esperienza delle proteste studentesche e operaie erano un pericoloso precedente e la strategia della tensione servì a conservare gli equilibri politici e a riportare gli italiani verso il binario del moderatismo. D'altra parte, le rivendicazioni ottenute dagli operai durante le loro lotte e un apparente maggior benessere, spinse gli stessi a chiudersi nel proprio orticello, divenuti oramai perfetti ingranaggi della società capitalistica e consumistica. Un fallimento, quello delle proteste studentesche e operaie, che De Andrè ha cantato poeticamente in un'altra canzone del disco Rimini, "Coda di Lupo". 


Commenti

  1. I politici, almeno certi di loro, hanno la sgradevole caratteristica di dire una cosa per poi farne un'altra quasi opposta, e di sopravvivere sempre a tutto quello che fanno senza sparire dal mondo della politica e del potere. E' un fatto che le proteste studentesche e operaie del periodo in cui De Andrè le cantava, siano alla fine state un fallimento. Ora come ora la situazione credo di poter dire che è addirittura peggiorata per certi versi. Bel post che fa riflettere. Un saluto e buona domenica

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    1. Sì, la situazione sta progressivamente peggiorando...ed è difficile tornare indietro. Grazie per la bella riflessione e per aver apprezzato il mio post :)

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