"Italia Germania 4-3", film italiano del 1990 diretto da Andrea Barzini, è tratto da un'opera teatrale di Umberto Marino, che ne ha curato la sceneggiatura assieme al regista. La ritrasmissione televisiva della partita del secolo, la semifinale del mondiale messicano Italia - Germania 4-3, a distanza di 20 anni, è il pretesto per tre amici, ex compagni di liceo all'epoca uniti anche dalla militanza nella sinistra (erano gli anni delle proteste studentesche), per riunirsi. Decidono di ritrovarsi nello stesso luogo in cui, il 17 giugno del 1970, vissero le emozioni della semifinale mondiale: la villa di Giulia Treves (Nancy Brilli), appartenente a una famiglia dell'alta borghesia romana. La donna si sta separando del marito, uno dei tre amici, Francesco (Fabrizio Bentivoglio), figlio del portinaio della villa che ora, grazie all'intercessione dei suoceri, ha un impiego stabile in banca e una piena stabilità economica. La vita ha sorriso anche a Federico (Massimo Ghini), un pubblicitario che ha inventato lo slogan "Una Milano da bere", scapolo impenitente che è solito avere amanti più giovani di lui. Antonio (Giuseppe Cederna) è invece un insegnante di scuola media, frustrato dalla mancata realizzazione delle sue ambizioni giovanili.
La tematica principale del film è il fallimento ideologico di una generazione, quella che lottava in piazza per cambiare una società basata sulle diseguaglianze. Ragazzi cresciuti e "imborghesiti", entrati a far parte di quel sistema che prima volevano combattere. E' così per Federico, che come Giulia è di ricca famiglia, pienamente inserito nella "Milano da bere" edonistica degli anni '80; è così anche per Francesco, il cui cruccio è rappresentato dal fallimento del matrimonio con Giulia. E il film in questo difetta, perché non approfondisce le motivazioni della rottura, che peraltro, nel finale, sembra destinata a ricomporsi.
Profondamente diverso è invece Antonio, uomo reso cinico dalla disillusione e dall'insoddisfazione. Gli amici sono scesi a compromessi entrando a fare parte della borghesia, lui invece è ai margini del sistema. Sognava di diventare un magistrato, ma è finito in carcere ingiustamente per un anno e otto mesi (nella sua cantina la Polizia trovò delle molotov che aveva invece lasciato proprio Federico), dovendo così ripiegare sull'insegnamento. Nel climax del film, svela a Federico di aver capito che era stato lui ad averlo tradito. Ma non è corretto parlare di tradimento: è stata la benestante famiglia di Federico, che mai avrebbe accettato la condanna del figlio, a farlo assistere dai migliori avvocati di Roma. Il sistema, d'altra parte, ha cercato un capro espiatorio (Antonio) per piegare le resistenza degli studenti in protesta e per aprire la strada a una pacificazione che ha portato alla "normalizzazione", quella cantata proprio a inizio anni '90 da Fabrizio De André ne "La domenica della salme", "il coro di vibrante protesta" ridotto a un canto di cicale. Antonio imputa esplicitamente a Federico, e anche a Francesco, il tradimento ai valori in cui credevano da giovani. Lui non è cambiato, gli altri due sì. Tuttavia in realtà rimane il dubbio: Federico e Francesco credevano in quei valori della sinistra? O era l'adesione a "una moda"? Antonio pure è cambiato, è un uomo disilluso, si è reso conto, citando il Giorgio Gaber di "Qualcuno era comunista", che il sogno si era rattrappito e che il gabbiano che voleva spiccare il volo, per cambiare la vita, aveva aperto le ali senza essere capace di volare. Ma come detto, il sistema ha saputo difendersi. La società del benessere degli anni '80, sulla scia del modello americano, ha anestetizzato le coscienze e "imborghesito" gli studenti che protestavano. La metafora di tutto ciò è rappresentato dalla festa "a sorpresa", alla villa di Giulia, che interrompe la Réunion dei tre amici. Giulia lavora per la Disney Italia (grazie anche alla raccomandazione dell'influente famiglia, come cinicamente le fa notare Antonio) e ha partecipato alla trattativa che porterà alla nascita di Disney Europa, proiettata soprattutto sui mercati dell'Est Europa, dopo la caduta del muro di Berlino. Sono finiti i tempi della Guerra Fredda, della "Strategia della tensione" per evitare che l'Italia subisse l'influenza della Unione Sovietica attraverso il partito comunista. L'America "invade" dunque l'Italia e l'Europa, importando consumismo e capitalismo, così come i partner commerciali di Giulia, tutti con in braccio voluminosi pupazzi di Topolino, "invadono" la villa, portando brio e confusione. I tre amici si ritrovano così in mezzo alle danze, mettendo da parte i propri pensieri. "Il gas esilarante che presidiava le strade" e soffocava ogni velleità di protesta, come cantava De André ne "La domenica delle salme", il benessere e l'edonismo della società anni '80, che spegneva i fuochi di ogni autunno caldo.
"Italia - Germania 4-3" è così un film che quindi descrive il fallimento di una generazione, ma in modo introspettivo, con il focus sui protagonisti. Non è però una pellicola nichilista. Come la partita Italia-Germania, i moti di protesta sono stati una dolce illusione, vanificata dalla (dura) sconfitta con il Brasile: ma rimarrà, appunto, un indelebile, benché momentaneo successo. Così, dopo il duro chiarimento, il rapporto tra i tre amici sembra consolidarsi, in un finale non privo di speranza. Ripartire dall'uomo, dal singolo, dopo il (glorioso) fallimento di un collettivo, è possibile, purché ci sia la consapevolezza che la giovinezza e quelle sensazioni legate ad essa non possano mai più tornare. E ci siano lo spirito e la volontà di adattarsi a un'epoca, in cui il cambiamento culturale è stato evidente e irreversibile.




Ripartire dai sei minuti di Rivera, sarebbe stato possibile.. ma nel calcio, come nella vita, tutto fila secondo dinamiche che tentiamo invano di mettere in ordine.. ;)
RispondiEliminaPensa io c'ero.. vivere quella partita in diretta uno dei più grandi privilegi sportivi della mia storia da "spettatore". Ero piccolo e papà voleva andassi a dormire, ma nonostante l'ora tarda insistei.. e il mio essere milanista si plasmò nella leggenda proprio quella notte..
Hai fatto bene a insistere con tuo padre...è stata una partita che ha fatto la storia!
EliminaE' un susseguirsi di generazioni che falliscono. Un dato molto preoccupante.
RispondiEliminaHai ragione Gus...in pratica si può solo fare la classifica dei fallimenti. O vedere cosa ha fatto di buono ogni generazione e accontentarsi!
Eliminachiamalo fallimento! intanto la nostra (cioè quella dei figli dei protagonisti) è stata la prima generazione ad avere prospettive di vita inferiori a quelle dei genitori... la fine del sogno della media borghesia!
RispondiEliminaQuesti film mi fanno la stessa rabbia di rivedere un qualsiasi Fantozzi (lo salva solo che Villaggio era davvero un gigante e non puoi non volergli bene): anche lì si stigmatizzavano i vizi del popolo medio (o bue), ma almeno tutti avevano una famiglia, una casa di proprietà, un lavoro fisso per niente usurante e l'unico cruccio di riempire il vuoto esistenziale con tante attività (dal tennis alla caccia).
Paradossalmente meglio una singola battuta di Gigi & Andrea in "Acapulco" ("Ci sono più disoccupati che bambini! [...] Siamo andati a fare il concorso, ma è possibile che per 3 posti ci sono sempre 300.000 candidati?") che questi film pseudo-impegnati che vorrebbero dire chissà cosa e se ne escono invece con ovvietà...
Infatti per la nostra generazione il futuro rischia di essere veramente catastrofico: altroché operai che si "borghesizzano", oggi gli operai stentano e ci sono persone che lavorano e faticano ad arrivare a fine del mese.
EliminaI primi due Fantozzi (film che secondo me sono comunque invecchiati bene) fanno parte di un'epoca storica oramai lontanissima... bisogna leggerli con le chiavi di lettura dell'epoca. Chiaro che oggi Fantozzi è una figura che sarebbe invidiata (posto di lavoro fisso, casa, auto, famiglia ecc.) :)
gli operai non esistono manco più, grazie ai nostri illuminatissimi politici che da 30 anni hanno smantellato uno dei paesi più industrializzati al mondo... non ultimi quelli che sono stati eletti con slogan tipo "decrescita felice". Senza dimenticare i Verdi e i partiti del "No a tutto" che hanno ingessato il progresso del Paese...
EliminaSiamo diventati nel migliore dei casi tipo quelle isolette delle Hawaii, schiave dei turisti esteri che accolgono con ghirlande di fiori e che basta una pandemia per mandare all'aria l'ultimo baluardo di economia rimasta...
Interessante questo commento Andrea..in effetti lo smantellamento del tessuto operaio è anche conseguenza di questi tempi (quelli del film). Un po' per colpa della politica, un po' anche per colpa della società
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