Ho visto anche degli zingari felici di Claudio Lolli, il fermento culturale degli anni '70. Spiegazione del brano



"Ho visto anche degli zingari felici", di Claudio Lolli, ha come premessa il sogno di una generazione, di uomini e donne scesi in piazza per cambiare una società ingiusta.  Un sogno trasformatosi in un fallimento, come evidenziato più volte da altri grandi cantautori, come Gaber e De Andrè. Ma genuini erano gli ideali che li ispiravano, abbracciati in seguito anche da un movimento culturale underground che prese piede a Bologna, città di Lolli.

Ecco dunque gli zingari felici, giovani anticonformisti che volevano riprendersi "la vita, la terra, la luna e l'abbondanza": citazione della "Cantata del fantoccio lusitano" di Peter Weiss, un testo di denuncia del colonialismo portoghese in Angola. In piazza movimenti studenteschi e operai lottavano per le troppe differenze sociali e per i diritti appunto degli operai, "schiavizzati" nelle catene di montaggio delle grandi industrie. E se le conquiste sociali e il miglioramento delle condizioni di lavoro hanno avuto come conseguenza una "borghesizzazione" che ha spento i fuochi della protesta, rimane il fervore intellettuale degli "zingari". 

"Ho visto degli zingari felici" è una poesia in musica che racconta il lato più suggestivo di quegli anni di fermento  ribattezzati poi "gli anni di piombo" per le tante, troppe violenze volute da mandanti rimasti quasi sempre ignoti. Il fulcro della canzone è il recupero del concetto di collettività, di coscienza individuale che sfocia in una coscienza collettiva. Il motore delle proteste di piazza: tutti uniti sotto la bandiera degli stessi ideali, con obiettivi collettivi e non legati al singolo. 
Le folle che scendevano in piazza si sono poi disperse, scegliendo definitivamente una vita borghese, quella definita dalle regole della società consumistica e capitalistica, che ha spinto l'uomo verso uno spiccato individualismo. Ognuno chiuso nel proprio giardino, nel proprio orto (citando il Candido di Voltaire) a perseguire in modo sfrenato i propri interessi individuali.

Ecco la contrapposizione tra l'infelicità del borghese, accecato dall'egoismo e dalla rincorsa a desideri sempre più grandi e irrealizzabili, e la felicità degli "zingari", a cui basta per essere felici,  "corrersi dietro, far l'amore e rotolarsi per terra".

A conclusione vorrei sottolineare, tra i versi più suggestivi del brano, quelli dedicati ai poeti, ma anche ai cantautori, un'auto dedica da parte di Lolli: 

è vero che i poeti ci fanno paura
perché i poeti accarezzano troppo le gobbe,
amano l'odore delle armi
e odiano la fine della giornata.
Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è
una finestra sbagliata.

Il poeta infatti terrà chiusa la porta del proprio mondo interiore, per preservarlo; ma aprirà una finestra, piccola o grande che sia e da qui donerà emozioni e suggestioni, arricchendo chi si trova sotto quella finestra, anche se questi può pensare che sia..una finestra sbagliata. 



Commenti

  1. Claudio Lolli. Carneade!! Chi era costui ? Forse il brigatista?

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  2. Sei un poeta anche tu, e lo sai, con le mille finestre da dove sbirci facendo curiosare anche noi..😘

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    1. Grazie Franco <3..ma proprio ieri sognavo di scrivere una poesia..su Facebook..ma faceva schifo :D. Il mio "io" sa che non sono un vero poeta. Uno pseudo poeta, forse :D

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