Nel libro "Verranno a chiederti di Fabrizio De Andrè, l'autore Andrea Scanzi evidenzia una netta divergenza tra il cantautore genovese e Giorgio Gaber, due dei miei numi tutelari musicali e artistici. "Non si sono mai presi granché", dice Scanzi.
In realtà Claudio Sassi e Walter Pistarini, nel libro "Fabrizio De André - Ho paura di fare il poeta", smentiscono l'esistenza di dissidi tra i due. Certo negli anni '70 ci fu un botta e risposta a distanza: Gaber definì il linguaggio usato da Faber "da liceale fermo a Dante", mentre il cantautore genovese replicò indispettito, dicendo che il collega avrebbe dovuto chiamarlo e confrontarsi con lui, esprimendo i suoi dubbi e perplessità, aggiungendo che "i livori di Gaber non fanno bene alla canzone che è considerata ingiustamente un'arte minore" e che "Montale non ha mai polemizzato con Ungaretti". Senza togliere nulla a Scanzi, io do più credito ai due esegeti dei testi "deandreiani", molto più competenti in materia.
Quello fu un screzio (così definito da Sassi e Pistarini) che venne però presto dimenticato. I due artisti si conobbero, si rispettavano, pur non frequentandosi in maniera assidua "non per scelta", ebbe a dire Gaber. Alla morte di De André, l'artista milanese ne parlò benissimo e non per ipocrisia. Tanti elogi tra cui un chiaro "artisticamente la sua bravura è evidente" e anche un paio di critiche: la prima per il vizio di bere troppo e la seconda "al preziosismo musicale eccessivo delle sue ultimissime cose" (Anime Salve, ndr). Definendo infine "straordinario" Crueza de ma, il disco di Faber preferito da Gaber. Scanzi dice che quest'ultimo considerava bella ma incomprensibile "La domenica delle salme" (dal disco "Le nuvole"). Non è un peccato dire che sia un giudizio frettoloso: anche i grandi sbagliano. De André è ermetico (e l'ermetismo a Gaber non piaceva), ma quel brano ha un valore artistico incommensurabile ed è chiarissimo il messaggio lanciato da quei versi: la grande normalizzazione che mette definitivamente la fine a ogni possibilità di ribellione e rivoluzione dei moti sessantottini, e il totale affermarsi della società capitalistica e consumistica. Tuttavia io penso che non sia un giudizio, ma solo una battuta. Gaber era un pensatore libero, ironico, pungente.
Ma ora facciamo un passo indietro. C'è infatti un verso che Scanzi considera una feroce critica a De André. Il brano è "Quando moda è moda", estratto da Polli d'allevamento (1978), uno dei dischi più crudi e nichilisti dell'artista milanese. "Parlo molto male di prostitute e detenuti da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti" è il verso incriminato.
Io penso che sia sostanzialmente solo un'iperbole artistica, anche perché De André ha sviluppato una poetica degli ultimi che è ben diversa da elevare a mito una prostituta o un detenuto. È ridare umanità a queste persone, è esprimere "pietas". Negare questo significa non aver capito un rigo di Fabrizio De André. È risaputo che il destinatario delle invettive di "Quando moda è moda" sia l'ala culturale e intellettuale della sinistra. "Polli di allevamento" è infatti un disco nichilista a partire dal suo titolo: l'uomo è prigioniero di regole, consuetudini, del conformismo imposto dalla società capitalistica e consumistica che inizia a mettere radici. Un grande allevamento intensivo di persone omologate: questo denuncia Gaber nel disco. E in "Quando moda è moda" attacca appunto il mondo intellettuale di sinistra, perché il pensiero non è più frutto di un'elaborazione, ma è un insieme di dichiarazioni, un modus operandi comune e omologato. Gaber dice che di essere bollato come qualunquista non gli interessa: semplicemente si riappropria della dimensione individuale del pensatore libero, che mette tutto in discussione, compreso se stesso, mentre, qui sta la critica, gli intellettuali tendono sempre più a esprimersi attraverso "dogmi". Nella società polarizzata di oggi, questo atteggiamento ha raggiunto il suo apice.
Peraltro, Gaber riconobbe successivamente che questo brano fosse "molto provocatorio, ai limiti dell'insulto" e che avrebbe dovuto "autocensurarsi" in sede di scrittura, aggiungendo che gli insulti e le risposte al brano fossero probabilmente giustificati.
Tornando al (presunto) dissing su De Andrè, infine, vale la pena citare "Preghiera", canzone di Gaber-Luporini del 1971. Un testo che ha molte assonanze con quelli del cantautore genovese.
Signore delle domeniche
Prova ad esserlo anche dei lunedì
E di tutti quei giorni tristi
Che ci capitano sulla terra
Signore dei ricchi e dei fortunati
Prova ad esserlo se puoi
Anche di quelli che non hanno niente
Anche di chi ha paura e soffre
Anche di chi pena e soffre
Anche di chi lavora, e lavora, e lavora
E soffre, e soffre, e soffre
Signore dei gentili e dei buoni
Prova ad esserlo se vuoi
Anche di quelli che sono cattivi e violenti
Perché non sanno come difendersi
In questo nostro mondo
Signore delle chiese e dei santi
Signore delle suore e dei preti
Prova ad esserlo se credi
Anche dei cortili, delle fabbriche
Delle puttane, dei ladri
Signore, Signore dei vincitori
Prova ad esserlo se ci sei
Anche dei vinti
Amen

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