L'ultimo guerriero: il revenge post apocalittico che poteva essere cult



Poteva essere il migliore dei post apocalittici all'italiana, invece "L'ultimo guerriero" delude le aspettative. Il regista Romolo Guerieri firma un'introduzione suggestiva, con contagiati (dalle radiazioni post guerra nucleare) che salgono sulla metropolitana (Sì!) per essere portati in luoghi dove potranno essere "cacciati" da soggetti autorizzati (non si sa bene da chi). Ebbene, il primo dei soggetti autorizzati che appare sullo schermo è un fighissimo motociclista vestita di nero, con elmo (e non casco), armato di fucile e spada da Samurai: è Erasmus (Harrison Muller), uno dei due "villain" principali. 

Non era meglio utilizzarlo come protagonista?

In questa prima parte, suscitano attenzione due scene con Erasmus protagonista, che vengono poi inserite anche in un altra pellicola dello stesso genere, Urban Warriors. Due scene "no sense" lì e qui, invece, perfettamente inserite nella trama. Il film entra poi nel vivo con i fatti che porteranno il protagonista, Alan, uno dei contagiati, a coltivare la sua vendetta. L'ultimo guerriero è dunque un post apocalittico mescolato al revenge movie, e questo permette di avere un pretesto narrativo attorno al quale sviluppare la storia. Seguiamo quindi l'addestramento di Alan, curato dall'ex poliziotto Sam (Woody Strode): bizzarro, svolto nelle solite cave tipiche dell'Italia degli anni '70, ma tutto sommato divertente. Poi, quando tutto sembra apparecchiato, il film crolla.

L'ottimo Woody Strode

L'addestramento


La parte finale, quella della resa dei conti, è infatti troppo lenta: non è facile gestire un solo personaggio contro tutti, ma i ritmi e la scarsa tensione inducono allo sbadiglio. Forse si poteva osare con lo splatter (fa ridere comunque vedere Erasmus a metà film sferrare fendenti con la spada, colpendo avversari senza lasciare sui loro corpi ferite, manco stesse usando un semplice bastone), forse era sufficiente utilizzare il personaggio di Erasmus come protagonista, forse bastava alzare il minutaggio del più talentuoso della truppa, Woody Strode, che torna in scena nel finale regalando il dialogo sulla carta più emozionante, ma in realtà più sconclusionato. Poteva e doveva essere una parte finale migliore: avrebbe permesso di dimenticare i dialoghi (non solo l'ultimo), le scenografie un po' povere e prestazioni attoriali non certo da oscar. E su quest'ultimo punto bisogna evidenziare che il gruppo dei "cacciatori"  sia una sorta di armata Brancaleone, in cui spicca (per doti fisiche) Melvin, interpretato da Stefano Davanzati, lo Speroni de "L'allenatore del pallone". 

Maglia n.11, Speroni


Ma tant'è, non tutti i film post apocalittici all'italiana possono mettere in campo i Templars, come "I nuovi barbari" e George Eastman come loro capo. Così anche L'ultimo guerriero si deve adeguare al suo status di b-movie largamente dimenticabile. 

Un'occasione persa...


VOTO (considerato il genere post apocalittico all'italiana): 5

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